Edi Rama fa crollare le speranze della sinistra: “Giorgia Meloni è nostra amica”

Edi Rama, che è socialista, non è amato dalla sinistra italiana. Lo si è capito chiaramente quando il premier albanese cercò di aiutare l'Italia. Una colpa immensa. Per quella sinistra ormai abituata a sperare (parecchie volte invano) in una brutta notizia in materia economica al solo fine di poter dire al governo di aver fallito, non importa se il grosso del problema lo pagheranno i cittadini. Sinistra che ha sempre scelto di assoggettare la nostra Nazione alla volontà di qualche capo di altre potenze europee. Come fu per Giuseppe Conte, che da Presidente del Consiglio italiano prometteva alla cancelliera Angela Merkel l'appoggio dei grillini nonostante in Italia la propaganda fosse invece ostile, puramente per motivi elettorali. L'Italia veniva continuamente svenduta in nome di interessi secondari e di parte. Da socialista, avrebbe dovuto fare la stessa cosa anche Rama? È forse questo ciò che sostiene la sinistra? Ma lui dice tutt'altro: “Giorgia è nostra amica”, facendo crollare le speranze della sinistra.

Le bufale sul Protocollo con l'Albania

All'indomani della firma del Protocollo tra Italia e Albania, il premier albanese è stato bersagliato da quella sinistra (anti) italiana. Colpevole di aver scelto di affrontare con serietà e con spirito di collaborazione una questione che richiede, appunto, dialogo e cooperazione: il problema migratorio. Ospitare irregolari nei due nuovi centri per il rimpatrio che sono in via di allestimento lungo le coste albanesi servirà ad assicurare maggiori tutele per il migrante in attesa di accoglimento della domanda di asilo o, viceversa, delle procedure di rimpatrio, e garantirà all'Italia un metodo per smistare i flussi che arrivano da Sud e di alleggerire l'ingente mole di persone che le coste italiane, specialmente quelle di primissimo approdo, come Lampedusa, si trovano a gestire. Insomma, dall'Albania è giunto un aiuto non indifferente, seguendo un modello di cooperazione e di gestione dei flussi che ora fa gola in Europa. La maggior parte degli Stati membri dell'Unione europea ha rivolto alla Commissione una richiesta semplice ma dal grande significato: per risolvere il problema migratorio servono unità e cooperazione e bisognerà prendere a modello gli accordi stilati negli ultimi mesi, tra i quali spicca l'esempio dell'accordo con l'Albania. Tuttavia, malgrado le continue manifestazioni di entusiasmo di fronte a un piano di gestione che potrebbe aprire l'Europa in un nuovo approccio nell'affrontare la questione migratoria, la sinistra italiana ha tentato di infangare la bontà del protocollo. Raccontando, come al solito, fake news sui suoi costi, mettendo in dubbio la sua utilità, raccontando di presunte violazioni dei diritti umani.

Le accuse verso Rama, ma lui non si smuove: “Giorgia è nostra amica”

Ma, ovviamente, le accuse della sinistra non si sono fermate alla semplice critica . Dai salotti radical-chic, un vento di indignazione si è levato verso il presidente albanese Rama, il socialista traditore che è arrivato a collaborare con i “fascisti” del governo italiano. Un fatto che lo rende indegno di dirsi ancora “di sinistra”. E allora la proposta: far sì che Rama abbandoni il Partito Socialista, o venga espulso. Che figura, nei confronti di un partner estero.

Ma la furia sinistra non si è placata qui. Nei giorni scorsi Repubblica ha raccontato di una presunta titubanza di Rama sul protocollo. Un modo per far credere che quella grande amicizia nata tra Rama e Giorgia fosse ormai agli sgoccioli. Smentita del premier albanese: “Non ho cambiato idea e non ho concesso alcuna intervista, era un colloquio e mai avrei immaginato che sarei finito nella palude della battaglia politica italiana”. Altra figuraccia della sinistra. Nel corso della festa albanese nel Varesotto, Edi Rama ha poi affossato qualche speranza per la sinistra italiana: “ è un'amica, ci è vicina, ed è una portavoce nell'Unione Europea”. Il boato del popolo albanese al nome della premier italiana. E poi ancora il grazie ai governi che “si sono presi cura dell'Albania come nessun altro”.

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