Ennesimo decreto e ai comuni pochi spicci per l’emergenza alimentare. Uno schiaffo alla dignità degli italiani.

Conte, nella nuova puntata de “il decreto”, annuncia con toni da salvatore della Patria una serie di misure di contenimento della crisi che hanno del ridicolo. Soprattutto con riguardo ad un aspetto delicatissimo: l’emergenza alimentare e la tutela delle fasce indigenti della popolazione. Ebbene, il presidente, l’uomo solo al comando, che pretende di assumere su di sè e solo su di sè ogni potere, l’esecutivo e ormai anche il legislativo, al fine altissimo di fronteggiare l’emergenza sanitaria, oggi invece su questo aspetto chiama a raccolta i sindaci e li rende protagonisti.
Conte li osanna, definendoli sentinelle sui territori, blandisce i primi cittadini fingendo di dare loro una centralità fondamentale nella gestione della crisi, ma in realtà li accoltella alle spalle.È cosa nota ormai che in ogni decreto il presidente del consiglio ha via via assunto poteri straordinari, sostanzialmente esautorando anche le autorità locali ed ora, per contro, ci dice di volerne valorizzare la funzione. Ma cosa c’è in sostanza in questo annunciato e non ancora (come sempre) pubblicato ennesimo decreto? Semplicemente l’anticipazione di parte dei trasferimenti che sarebbero arrivati a maggio per un importo totale di 4,4 miliardi e lo stanziamento di 400 milioni di euro per i buoni spesa per gli indigenti. Ebbene facendo i conti della serva e volendo calcolare solo coloro che sono inquadrati oggi nella fascia deboli il governo trasferisce ai comuni buoni spesa per poche decine di euro pro capite. Quattro soldi.
L’aspetto più raccapricciante tuttavia, oltre al merito della questione, sta nel fatto che il governo dapprima ha sostanzialmente esautorato i sindaci, per poi scaricare mediaticamente su questi la responsabilità della gestione dell’emergenza alimentare. E si dimentica che sono proprio i sindaci in questo momento difficilissimo della nostra storia repubblicana, ad essere in prima linea a tentare di garantire l’ordine pubblico e a tentare di districarsi tra miriadi di provvedimenti incoerenti, assunti col favore delle tenebre da uno spiritato presidente del consiglio. Orbene i sindaci che, a differenza del presidente Conte sono stati eletti dai cittadini e che dunque rappresentano l’ultimo baluardo di autentica democrazia, meritano maggior rispetto, quantomeno nella comunicazione dei provvedimenti che vengono unilateralmente assunti. Così come meritano maggior rispetto tutti gli italiani, trascinati in un delirio infinito, senza certezze rispetto al domani e con riserve già ridotte all’osso da una recessione ormai strutturale. I due soldi che dovranno essere amministrati dai comuni per sfamare la popolazione non sono neanche lontanamente sufficienti per gli indigenti di oggi e, se si seguiterà in questo modo, nel prossimissimo futuro gli indigenti si moltiplicheranno a dismisura, ciò che metterà in ginocchio tutto il sistema. E allora l’unica strada per garantire una minima base di dignità la traccia Fratelli d’Italia, che chiede si rispettino gli italiani in difficoltà e che non venga umiliato chi fino a ieri lavorava e riusciva a portare a casa i soldi per dar da mangiare ai propri figli. E se si può dare il reddito di cittadinanza, ha affermato a caldo Giorgia Meloni, si devono poter accreditare sul conto corrente di tutti coloro che ne hanno bisogno almeno 1000 euro per il mese di marzo. Perché gli italiani hanno diritto a veder tutelata innanzitutto la propria dignità. E dopo l’ennesimo sberleffo si può a questo punto dire con fermezza che l’Italia merita di più? Non si tema di gridare con forza che la Nazione ha diritto ad avere risposte serie e che ne ha bisogno adesso, ne ha talmente tanto bisogno, che sarebbe disposta ad accettare l’ennesima Facebook se questa servisse a fornirne.

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