Esperimenti di profilazione politica: Teresa Bellanova.

Amministra la sua immagine con una sapienza fuori dal comune. Sa quali tasti toccare per distrarre il pubblico dal merito delle questioni. Checché se ne dica, si presenta rassicurante e toccante quanto basta, rimanendo attentissima a non scadere nel patetico, almeno per il momento, perché se le circostanze lo dovessero richiedere saprebbe come alzare l’asticella del pathos.
È Teresa Bellanova, la MinitrstrA del popolo, la bracciante agricola, sindacalista, comunista, poi D’Alemiana e per finire, dopo aver incassato la poltrona in consiglio dei ministri si badi, Italiaviviana.
Tanto è semplice tracciarne il profilo biografico, quanto è più complicato indovinarne quello politico, operazione per la quale dovremmo ingaggiare un’intera squadra di profilers dell’fbi.
Un profluvio di dichiarazioni che, come per tanti dei componenti del governo rosso – rosso – poco giallo, tradiscono molti preconcetti ideologici e confermano l’assenza totale di visione programmatica.
La sua esperienza di governo, dopo l’operazione di marketing avviata con il giuramento, inizia con le roboanti dichiarazioni sul caporalato. Cavallo di battaglia della Bellanova ai tempi del sindacalismo spinto, il ministro ne fa una bandiera, la passa per una lotta da combattere con le unghie e coi denti e afferma con toni da pasionaria che “la legge va fatta funzionare completamente!”. Peccato che la “legge” è stata promulgata durante il governo Renzi e che subito dopo abbiamo dovuto subire anche il governo Gentiloni e che oggi sul pezzo ci sono di nuovo loro. Sapreste voi intestarvi nuovamente una battaglia che i vostri predecessori e mentori a più riprese avevano già dichiarato vinta? No, dunque onore al merito.
Proseguiamo con gli ogm.
Prima dichiara apertura all’introduzione degli ogm in Italia, auspicando, con un fraseggio da sindacalista di razza, un “confronto con le parti imprenditoriali”. Considerate le ire di consumatori e coltivatori diretti, subitaneamente arretra e rassicura gli insorti, promettendo la valorizzazione del prodotto italiano. La sua mano può essere piuma e può essere ferro o anche piuma e ferro insieme.
Infine, la profilazione va completata con le dichiarazioni sul CETA, l’ormai famigerato trattato di libero scambio UE-Canada in attesa di ratifica da parte degli Stati membri.
Dice il ministro che il CETA già c’è e mica lo ha fatto lei! Quindi bisogna (pilatescamente) affrontare le criticità (quali?) bisogna battersi per l’introduzione di più marchi dop (quando?) bisogna difendere le eccellenze italiane (come?) e valorizzare i prodotti del sud (perché dal Lazio in su abbiamo robaccia?). Sommessamente si soggiunge che Di Maio, odierno collega di governo, non più tardi di un anno fa, andando a braccetto con l’ex all’agricoltura Centinaio,
minacciava di tagliare le teste di tutti coloro che sarebbero stati a favore della partnership col Canada. Oggi il samurai ha riposto la katana.
In sintesi, la profilazione politica della Bellanova porta ad un risultato barzotto, ma che con buona approssimazione dipinge una personalità volutamente poco risoluta, tendente al cerchiobottismo, con una propensione spiccatissima alla più retriva retorica politica. Grazie alla Bellanova, peró, possiamo fare un tuffo nel passato e sentire di nuovo il sapore del più genuino consociativismo e della care vecchie “convergenze parallele” targate prima Repubblica. Che nostalgia.

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