Europa, l’Italia chiede con realismo e rispetto, ma sa come reagire se presa in giro

Chi ricopre il ruolo della opposizione, vitale e determinante in una democrazia, ha il sacrosanto diritto di rintuzzare ogni giorno l'azione del governo in carica, ma ha il dovere di non compromettere, nel legittimo quotidiano di critica e di presentazione di soluzioni alternative, l'interesse nazionale del proprio Paese, che è superiore alle varie colorazioni politiche e alle fisiologiche divisioni del panorama partitico e parlamentare.

Tale considerazione dovrebbe risultare addirittura banale, ma essa non diviene poi così scontata in una Nazione come l'Italia in cui una precisa parte , le varie sinistre più o meno mignon, il Pd e il M5S, quando si trova, come in questo momento, ad essere minoranza, è disposta anche a passare sopra come un carro armato al bene generale del Paese, se questo serve a creare problemi al centrodestra nel momento in cui ha l'onore e l'onere di governare.

Adesso si tifa per qualche debacle europea e internazionale di così come anni fa si confidava nell'isolamento continentale e mondiale di Silvio Berlusconi, e poco importa se gli ipotetici fallimenti oltreconfine del premier di centrodestra di turno possono arrecare un danno a tutta l'Italia e a quella Nazione nella quale vivono anche i signori del Partito Democratico e i loro servi sciocchi, televisivi e giornalistici. Spesso, quando è difficile certificare e propagandare sconfitte e umiliazioni all'estero da parte del governo sgradito del momento, esse vengono inventate di sana pianta.

Ora, è diventato imperativo far passare il messaggio secondo il quale la premier non starebbe ottenendo nulla dalla Unione europea in termini di collaborazione nella gestione dell'emergenza . Il cambio di passo europeo segnalato da Palazzo Chigi non sarebbe altro, secondo le sinistre e i giornaloni, che una illusione propagandistica del Governo italiano. Invece, con buona pace di chi spera che Giorgia Meloni fallisca, e pazienza se fallisce anche l'intera Italia, il cambio di passo c'è stato e c'è. Se prima Bruxelles, con spinte fortissime da parte di Francia e Germania, sosteneva apertamente come la questione degli sbarchi di migranti provenienti dal Nord Africa, fosse un problema anzitutto italiano, oggi le Istituzioni comunitarie prendono atto che le coste italiane rappresentino anche i confini della Ue, che deve impegnarsi in maniera corale nell'affrontare il fenomeno della clandestina, e non può abbandonare Roma a sé stessa.

A breve vi sarà un Consiglio europeo incentrato quasi completamente sulla immigrazione. Certo, dopo il mutato atteggiamento dell'Europa nei confronti dell'Italia, dovranno giungere dei fatti tangibili perché se il , come è giusto che sia, plaude ora ad un diverso approccio europeo, per quanto ancora più teorico che pratico, esso non può e non vuole accontentarsi soltanto delle dichiarazioni d'intenti.

Per ora, il Governo italiano ha rivendicato le proprie istanze in sede europea con senso della realtà in quanto consapevole di una situazione fra le più difficili sul fronte delle migrazioni di massa. Più che in altri periodi del recente passato, oggi si assiste a numeri emergenziali per quanto riguarda i continui viaggi di barconi e barchini di migranti africani verso le coste italiane.

C'è la preoccupante crisi in corso in Tunisia, e sappiamo ormai, considerati gli avvenimenti in Libia, che nel momento in cui uno o più Paesi nordafricani iniziano, per varie ragioni, a barcollare, i trafficanti di esseri umani non tardano ad approfittare della instabilità politica e della inevitabile mancanza di controllo del territorio.

Possono esserci delle manovre criminali orchestrate dal gruppo Wagner, i mercenari al soldo di Vladimir Putin, che è presente in più aree dell'Africa e che ha senz'altro l'interesse di mettere sotto pressione l'Italia, inviandole masse di disperati, a causa della chiara posizione di Roma a favore dell'Ucraina aggredita. È stato Guido Crosetto a citare qualche settimana fa i mercenari russi del gruppo Wagner, e il ministro della Difesa non è un uomo che parla per sentito dire. Coloro i quali dipingono oggi un quadro in cui l'Italia non otterrebbe nulla dall'Europa e la premier Meloni farebbe buon viso a cattivo gioco, sono gli stessi che urlerebbero al sovranismo, alla irresponsabilità del Governo, all'isolamento del Paese, se, per esempio, la Presidente del Consiglio usasse toni ultimativi ad ogni incontro con i partner europei e i rappresentanti delle Istituzioni comunitarie.

Il Governo guidato da Giorgia Meloni è consapevole del delicato frangente storico in cui l'Italia, l'Europa e il resto del mondo sono immersi, quindi, oltre a riformare per gradi la propria Nazione, comprende come la Unione europea, purtroppo lenta anche in periodi floridi e facili, non possa stravolgere in meglio la questione migranti in pochi giorni. Però, Palazzo Chigi si aspetta che il realismo, la pazienza e il buonsenso italiani vengano ricambiati in tempi ragionevoli da fatti concreti e da impegni che non siano solo caratterizzati da belle parole e pacche sulla spalla. Stiano sereni quelli che vedono una Meloni già arresasi ai diktat di Bruxelles, poiché questo Governo, se dovesse percepire l'odore di una ennesima presa in giro targata Ue, saprebbe come reagire.

L'ultimo decreto governativo riguardante l'immigrazione clandestina sta già creando problemi a quelle per le quali pare che nel Mediterraneo esista un solo Paese dotato di porti e coste, cioè il nostro, ma la tolleranza zero italiana aumenterebbe esponenzialmente se la Unione europea scegliesse ancora di abbandonare l'Italia al proprio destino.

Lo ha ribadito Giorgia Meloni non molti giorni fa, questo non è il Governo dello status quo, e non è neppure, aggiungiamo, l'esecutivo con il cappello in mano come quelli presieduti da Matteo Renzi e da Giuseppe Conte, che si accollavano tutti gli arrivi dall'Africa in cambio della benevolenza europea circa i conti pubblici italiani. Sempre la premier Meloni ha avuto modo di dire che se si trovasse costretta a recarsi a Bruxelles con la stessa dignità, assai scarsa, con cui si recava Conte, preferirebbe dimettersi e magari fare altro nella vita.

Roberto Penna
Roberto Penna
Roberto Penna nasce a Bra, Cn, il 13 gennaio 1975. Vive e lavora tuttora in Piemonte. Per passione ama analizzare i fatti di politica nazionale e internazionale da un punto di vista conservatore.
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