Fase3. Ciriani (FdI): regime fiscale favorisce Slovenia. Governo adotti misure per contrastare concorrenza di confine

“Il recente lockdown con la chiusura dei confini ha reso evidente quello che nei fatti tutti sapevano e cioè che l’Italia subisce negativamente il peso della concorrenza della vicina Slovenia. Non solo il carburante ma anche altri prodotti godono di un regime fiscale più leggero rispetto al nostro, creando così un indubbio vantaggio alle attività slovene e penalizzando quelle italiane. Ma soprattutto per lo Stato italiano si tratta di un ingente danno economico che naturalmente si traduce anche in un’inevitabile erosione del tessuto economico e produttivo, in particolare nelle zone di confine. Per questo ritengo che il ministro dell’Economia Gualtieri e più in generale il governo debbano intervenire per adottare misure capaci di frenare questa emorragia, evitando che la nostra economia continui ad essere danneggiata da una spietata concorrenza fiscale”.

Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani, il quale ha presentato la seguente interrogazione in merito al ministro Gualtieri.

INTERROGAZIONE: Al Ministro dell’Economia e delle Finanze

Premesso che:

la recente chiusura dei confini, disposta a seguito dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, ha evidenziato, in maniera ancor più netta, il danno per la nostra economia nazionale derivante dalle diverse condizioni tra Italia e Slovenia;

in particolare, il lockdown ha bloccato il flusso di automobilisti che usualmente si recano a fare il pieno di carburante oltre frontiera, confermando, ove ve ne fosse bisogno, l’ingente perdita – valutata tra i 60 e gli 80 mln di euro all’anno – per le casse dello Stato (in un recente articolo del Gazzettino, si riporta la testimonianza di un gestore goriziano che ha dichiarato di aver versato, nel solo mese di maggio 2020, 70.000 € in più nelle casse dello Stato rispetto allo stesso periodo del 2019);

come è noto, il carburante oltre confine costa infatti poco più di €1, e ciò determina un flusso costante di auto che evitano i distributori italiani;

purtroppo il «turismo» oltre confine derivante dall’indubbio vantaggio fiscale non si ferma qui, ma si estende anche a numerosi altri settori o beni che in Slovenia godono di un regime fiscale più leggero rispetto al nostro e che diventano così più convenienti e attrattivi, quali i tabacchi (un pacchetto di sigarette costa mediamente in Italia €4,90, di cui €3,80 sono accise e IVA, mentre in Slovenia €3,51 di cui 2,85 di fiscalità) o i servizi medici e veterinari;

a ciò si aggiunge il grave problema derivante dalla forte concorrenza (distorsiva) di imprese, artigiani e professionisti sloveni, che operano soprattutto nelle zone vicino al confine, e che, di fatto, godono di un costo orario medio inferiore (l’Eurostat riporta un dato di € 28,2 per l’Italia, a fronte di 18,1€ per la Slovenia) grazie anche al più contenuto cuneo fiscale (48% il dato italiano a fronte del 43,6% di quello sloveno) e a un minor peso della burocrazia sul costo del lavoro;

è evidente che questi gravi squilibri, oltre a generare un ingente danno economico per lo Stato, comportano la progressiva ed inevitabile erosione del tessuto economico soprattutto delle zone a ridosso del confine;

come si ricorderà, negli anni novanta era stato concesso un regime fiscale diversificato per i carburanti al Friuli Venezia Giulia, e grazie a questa misura il mercato si riprese, ottenendo un aumento degli introiti per lo Stato e la ripresa per i gestori con conseguente beneficio per l’economia locale;

un intervento di armonizzazione potrebbe essere, dunque, una soluzione vantaggiosa per tutti (Stato e privati), soprattutto in un momento come questo, in cui l’emergenza sanitaria ha ulteriormente complicato la ripresa e il recupero di competitività dei distretti economici confinanti si gioca anche sulle misure straordinarie che i singoli Stati mettono in campo, riducendo o aumentando gli squilibri già esistenti,

Si chiede di sapere:

se il Ministro interrogato ritenga di adottare delle misure – ed eventualmente quali – al fine di fronteggiare le criticità evidenziate in premessa e frenare, così, la rapida ed inesorabile emorragia che rischia di danneggiare fortemente la nostra economia, riducendo gli introiti nelle casse dello Stato e favorendo, di fatto, la chiusura di numerose attività locali e la conseguente desertificazione del territorio.

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