Ferri da stiro e giustizia climatica, le follie nel programma PD

La corsa per le europee si fa viva più che mai. Quella del PD può essere riassunta in quattro semplici parole: “Stropicciati per il clima“. L'ideona dei dem, già passata alla storia da qualche settimana, è infatti quella di abolire il ferro da stiro, troppo dispendioso in termini energetici. Meglio che le camicie siano stropicciate. Anzi, iniziamo a non lavarle. Puzziamo per l'ambiente. “Il ferro da stiro? Io lo abolirei. Abbiamo un problema di risorse energetiche? ‘Stropicciati per il clima' è il nuovo claim che vorrei portare avanti“. Fu una mezza battuta quella raccontata da Annalisa Corrado, una dei candidati del PD al Parlamento europeo. Una mezza battuta che nasconde, forse, più di un fondo di verità: uno slogan così ben riuscito non può essere pensato così velocemente. Così, il nuovo nemico da combattere è il ferro da stiro. Abbastanza pericoloso, perché dal ripudiare il ferro da stiro perché inquina all'evitare di farsi la doccia contro gli sprechi d'acqua, è un passo molto breve. Magie che solo la campagna elettorale può regalarci e che la dicono lunga su quanto sia importante fare la scelta giusta dietro le urne.

Solito cortocircuito

Quella del ferro da stiro è una delle tante mirabolanti proposte del PD, molte delle quali contenute nel programma elettorale redatto in vista delle elezione europee. 49 pagine di proposte vetuste, superate e follie quasi al livello del ferro da stiro. E quasi al livello del programma elettorale dell'altro partito di sinistra italiano, Avs, a cui tra l'altro spesso e volentieri piace fare comunella con i dem. Una miriade di eco-follie come “eliminare i jet privati” più simili a lotte contro i mulini al vento. Quello del PD è sullo stesso piano: come detto, si tratta di 49 lunghe pagine e dunque, per la legge di Murphy, con grandi probabilità di fallimento. La prima contraddizione contenuto nel programma dem è forse il più frequente dei cortocircuito dell'area progressista: la sempre fallimentare contrapposizione tra mondo LGBT e mondo femminista. Due correnti dell'ideologia woke che si scontrano tra di loro, l'una penalizza l'altra: non può esserci mondo senza distinzioni di sesso (come vorrebbero le teorie gender) senza comportare delle penalizzazioni al mondo femminile. Ma il PD cerca comunque di accaparrarsi i voti di queste due categorie: i dem scrivono di promuovere “l'uguaglianza delle persone Lgbtiq+” e al contempo si volere “un'Europa femminista”. Per loro è una questione di giustizia. E su questo, arriva più qualcosa che somiglia a una supercazzola di Amici Miei: “Riteniamo che la giustizia sociale e quella climatica vadano di pari passo”. Chissà cosa intendo per giustizia climatica. In ogni modo, forse ci si può ricollegare al ferro da stiro. Sarà quella la giustizia climatica, avere panni stropicciati.

Democratici ma non con la destra

Sono ancora molte altre le follie e i controsensi contenuti in quelle 49 pagine. Tra le quali spunta una strizzata d'occhio agli amici/nemici del Movimento Cinque Stelle: “Istituire – si legge – un Fondo europeo sull'efficientamento energetico del patrimonio edilizio”. In parole povere, se il PD salirà al potere a Bruxelles, il invaderà i palazzi dell'Unione europea e finalmente i cittadini europei potranno vedere imbiancare a proprie spese una bellissima villetta posta lungo i fiordi norvegesi. Con il temibile quanto possibile rischio di veder crollare la Banca Centrale Europea a causa di una misura che in Italia ha causato 140 miliardi di euro di danni per ristrutturare una minuscola parte del parco immobiliare . Ad un certo punto, poi, compare tutto l'amore dem per le tasse: “Eliminare i paradisi fiscali all'interno dell'Ue”. Dunque, gli Stati con una bassa tassazione sono dei nemici per il PD. Sono a difesa della famiglia, vogliono “garanzie per l'infanzia” ma vogliono “introdurre l'aborto nella Costituzione Ue”. Vogliono una “forte e compiuta democrazia” ma si chiudono di fronte alle destre, non sostenendo nessun accordo “con le forze rappresentate al Parlamento europeo dai gruppi delle destre  nazionaliste Ecr e Id”. Confermandosi, così, gli unici a rimanere indietro, rinchiusi nelle proprie paure preconcette, gli unici ancora a credere nella possibile deriva autoritaria delle destre. I socialisti di mezza Europa sottoscrivono richieste e accordi dei conservatori, loro li rifiutano, isolati all'interno del loro stesso gruppo.

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