Figlia di Jo Song-gil. Un altro caso Shalabayeva?

La prima volta fu la Shalabayeva a farci collezionare una figuraccia che non sarebbe stato male risparmiare. Per chi non lo ricordasse, Alma Shalabayeva è la moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, che il 28 maggio del 2013 venne fermata da agenti della questura insieme alla figlioletta di 6 anni. In realtà, i poliziotti italiani pare stessero cercando Mukhtar ma, già che si trovano, ad Alma contestarono il possesso di un passaporto falso. Solo due giorni dopo, il 30 maggio 2013, la questura firmò l’espulsione di Alma e delle figlia: la donna fu accusata di essere entrata illegalmente in Italia – nemmeno fosse stata l’unica clandestina sotto questo cielo! -. Il giorno dopo mamma e figlia vennero imbarcate su un aereo diretto in Kazakistan.

Naturalmente, la fretta davvero sospetta con cui questa donna e una bambina di 6 anni furono rimpatriate soprattutto considerando che erano congiunte di un dissidente e una certa “opacità” tra le diverse versioni degli interessati alla faccenda, scatenarono uno scandalo. Tutti ci misero bocca. Emma Bonino, all’epoca ministro degli esteri del governo Letta, rischiò di doversi dimettere. Si dimise invece Giuseppe Procaccini, capo di gabinetto dell’allora ministro dell’Interno Alfano. Anche il presidente Napolitano intervenne sulla vicenda, giudicandola “una storia inaudita”. Finirono nel registro degli indagati l’ambasciatore del Kazakistan in Italia, il consigliere per gli affari politici e l’addetto agli affari consolari. Alla fine, dopo tanto frastuono, Alma Shalabayeva poté lasciare il Kazakhstan e rientrare in Italia con la sua bambina. Ottenne immediatamente lo stato di “rifugiato” insieme alla figlia. In pratica, una brutta storia, piena di sospetti – che a un certo punto coinvolsero anche l’ENI ed alcuni accordi commerciali che la società aveva in Kazakistan – di situazioni ambigue, di chiacchiere, di disinformazione: qualsiasi cosa ci fosse stata dietro al caso della Shalabayeva, l’Italia ci ricavò solo una pessima figura a livello mondiale.

Figura “da cioccolatai”, come si dice, che rischiamo di ripetere oggi, con il caso di un diplomatico nord coreano. Lui si chiama Jo-Song Gil, 48 anni, uomo distinto di piacevole aspetto, e fino a qualche mese fa, il funzionario nordcoreano che ricopriva l’incarico di ambasciatore ad interim a Roma dal 2017, dopo che l’Italia aveva espulso il precedente ambasciatore, Mun Jong-nam per protestare contro i test nucleari tenuti dalla Corea del Nord in barba alle risoluzioni ONU.

Esponente di una delle famiglie più potenti dell’establishment nord coreano arriva in Italia nel 2015, e che sia un raccomandato di ferro lo dimostra il fatto che ha con sé la sua famiglia, opportunità che quasi mai è concessa al personale nord coreano destinato a lavorare all’estero, e questo per evitare eventuali defezioni.
Lo scorso novembre, Jo Song Gil fa perdere le sue tracce assieme alla moglie. Viene ricercato, ma proprio non si trova, mentre si sparge la voce che dietro al suo allontanamento ci siano le autorità italiane a cui l’ambasciatore ad interim si sarebbe consegnato chiedendo asilo politico. Gli italiani, smentiscono prontamente. La notizia dell’allontanamento di Jo Song Gil fa comunque grande scalpore, perché la sua è la seconda importante defezione dopo quella del vice ambasciatore presso il Regno Unito, Thae Yong-ho, avvenuta nel 2016.

Che è accaduto a Jo Song-gil? Non si sa. Il 20 novembre scorso il suo posto viene preso da un incaricato d’affari, Kim Chon, mentre da Seul, dove è riparato l’altro diplomatico fuggito, Thae, fanno sapere che anche per loro Jo Song-Gil risulta “scomparso”. Alla fine , sulla storia cade il silenzio, almeno fino a ieri, quando ecco la notizia: La figlia di Jo Song-gil, una studentessa 17enne che sarebbe rimasta in Italia dopo la sparizione di suo padre, sarebbe stata rimpatriata in modo coatto nel dicembre scorso, ad opera di personale nordcoreano, intercettata prima che le riuscisse di raggiungere i genitori, ed ora si troverebbe prigioniera da qualche parte in Corea del Nord. A dirlo è Thae Yong-ho il disertore che ora vive a Seul: “Non sono sicuro di quanti figli avesse Jo, ma quella che era in Italia è stata rimandata in Corea del Nord. Jo è attualmente con la moglie”, ha affermato.

Anche stavolta, la Farnesina smentisce, e sostiene che la ragazza non è stata ricondotta a forza in patria, ma che è stata lei stessa a chiedere di voler rientrare per poter raggiungere i nonni. C’è da crederci? O è un altro pasticciaccio? Vedremo se ci saranno sviluppi nei prossimi giorni ma teniamo le dita incrociate per questa ragazzina. Se davvero l’Italia avesse permesso il suo rimpatrio coatto, avrà sulla coscienza gli orribili trattamenti che i nordcoreani riservano a dissidenti o traditori del regime.

RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.
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