È possibile declinare il “prima gli italiani” affrontando il nodo immigrazione? È possibile tutelare (e promuovere) la comunità nazionale sostenendo attivamente la solidarietà internazionale? Non è una provocazione né un esercizio intellettuale. È la vittoria politica di Fratelli d’Italia che ha risposto presente, con i fatti, all’appello che da anni giunge dalla numerosissima comunità italiana in Venezuela. Come? Con due emendamenti alla legge di Bilancio che contribuiranno a cambiare non solo il destino di migliaia di “veri” profughi in fuga da una dittatura ma anche la narrazione immigrazionista che per anni ha voltato le spalle al drammatico destino di tante comunità perseguitate, la cui causa o “identità” evidentemente non erano e non sono funzionali al disegno decostruzionista di liberal e delle Ong.

Di che cosa stiamo parlando? Di due interventi mirati inseriti nel testo della manovra, proposti da FdI e approvati dal governo, dove vengono finalmente riconosciuti due diritti: prima di tutto il permesso di soggiorno umanitario ai venezuelani che hanno già fatto richiesta di cittadinanza italiana ma sono ancora in attesa di ottenere una risposta, che purtroppo a volte richiede anche anni. Accanto a questo è giunta la destinazione di 500mila euro per potenziare proprio l’attività di riconoscimento delle pratiche di cittadinanza dei venezuelani.

Perché questo? Come è ormai risaputo, il Venezuela – sotto il governo autoritario e comunista di Maduro – da anni vive una crisi politica, economica e sociale drammatica. Tra le minoranze più colpite dal regime vi è quella degli italiani di origine e di passaporto venezuelano che da tempo tentano di ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana per potersi trasferire e ricostruirsi una vita. Esattamente le condizioni che – su altri dossier – conquistano titoloni sui giornali e l’interessamento dei partiti e dei governi di sinistra: pu non essendoci, come nel caso dei nigeriani, le condizioni oggettive per l’accoglienza.

Nel caso degli italiani di Venezuela – come spiega ancora Fazzolari – si tratta invece di «gente che non chiede aiuti, non pretende vitto e alloggio pagati, ma solo il diritto a tornare nella Patria dalla quale provengono loro e i loro genitori». Davanti a questo, purtroppo, per anni è stato attivato il “silenziatore”: «Finora l’Italia si è dimostrata più attenta e accogliente nei confronti di sedicenti profughi di ogni parte del mondo che non nei confronti di chi scappa davvero dalla guerra e ha origini italiane: un’assurdità che FdI ha sempre contestato».

Da oggi, però, questa distorsione viene raddrizzata. E ciò, come nota ancora il senatore, è «un grande successo e una grande soddisfazione per chiunque creda nel valore della comunità nazionale e abbia a cuore le comunità italiane nel mondo». Questo, del resto, è uno dei temi più sentiti dalla destra italiana, come è stato ribadito anche nelle tesi del congresso di Trieste: «Crediamo nel valore assoluto dell’essere italiani in un unico popolo e in una sola Nazione a prescindere dallo Stato in cui si vive – si legge -. Guardiamo alle comunità italiane all’estero come parte integrante del nostro popolo e come una ricchezza per l’intera Nazione, connazionali ai quali deve essere garantita piena eguaglianza dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione». Per i sovranisti, quindi, si tratta di una visione organica di popolo che diviene prassi politica, non solo slogan.

La vittoria degli emendamenti, poi, è un passo importante in direzione dell’importante lezione giunta dal compianto cardinale Biffi: quella che vede un’immigrazione “compatibile” – aderente ai valori cattolici, non solo spirituali ma anche sociali – da preferire rispetto a quella islamica. Un’immigrazione del genere, dove e se è necessario, proprio perché garanzia di inclusione e integrazione nel tessuto nazionale. Ne è convinto Luca Ciriani – presidente dei senatori Fdi – secondo il quale la ratio delle misure è indirizzata proprio «verso quel sistema di immigrazione sostenibile e compatibile che da sempre Giorgia Meloni e FdI propugnano». Un modello di immigrazione – continua – «distinto e distante da quello della sinistra dei “porti sempre aperti” e delle migrazioni incontrollate, che punta a demolire le radici e i valori della nostra patria a favore di una società mondiale e senza confini, sempre più preda degli interessi dei grandi speculatori internazionali».

Insomma, tutelare i fratelli italiani in Venezuela è un importante approdo e un dispositivo. Come conclude il capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida, dimostra nello specifico «l’attenzione di FdI nei confronti di una comunità che, nel silenzio generale, continua a vivere una crisi socio-economica profonda e vede nell’Italia il naturale approdo nel quale poter ricostruire una vita libera e dignitosa». E, a sua volta, è un importante punto di partenza che potrà essere adottato come modello per tutte quelle altre comunità di italiani in giro per il mondo con il sogno nel cuore di tornare a casa.

Qui i link agli emendamenti.

  1. http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emendc&leg=18&id=1132213&idoggetto=1134832

  2. http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emendc&leg=18&id=1134684&idoggetto=1134832