Quegli sloveni non erano martiri per la libertà

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Nella foiba di Basovizza riposano, realmente e simbolicamente, gli italiani uccisi dai partigiani titini durante e dopo la seconda guerra mondiale.
Un monumento nazionale, un luogo sacro che ricorda la tragedia del confine orientale: circa 10.000 uccisi in Venezia Giulia, Istria e Dalmazia e il conseguente esodo di 300-350.000 italiani costretti ad abbandonare le proprie case per scappare dal regime comunista del Maresciallo Tito.

Qui si sono recati il nostro Presidente della Repubblica e il suo omologo sloveno, Borut Pahor. Un omaggio epocale. Una giornata da ricordare. Ma a quale prezzo?

Quello di dover poi riconoscere 4 sloveni fucilati per atti terroristici nel 1930. Non erano martiri per la libertà, non combattevano per la democrazia: uccidevano, facendo esplodere bombe per realizzare il loro disegno annessionista e far sì che una parte d’Italia passasse alla Jugoslavia.
Erano terroristi. La loro organizzazione si chiamava TIGR – che sta per Trieste, Istria, Gorizia e Fiume (Rijeka in slavo) – e voleva, come dichiara il nome stesso, costruire una “grande Jugoslavia” ai danni dell’italianità che, in quelle terre, era da sempre maggioritaria.
Non riuscirono a farlo all’epoca ma poi, quantomeno per l’Istria e Fiume, avvenne, con un terribile bagno di sangue, per colpa di Tito.

E allora equiparare due storie così diverse. Due vicende che in alcuna maniera possono essere messe sullo stesso piano è qualcosa di davvero inaccettabile.

Lo diventa ancora di più perché fra le “cortesie” immaginate per il presidente sloveno una era la rimozione della bandiera italiana da dietro il monumento.

In quale Nazione viene tolta la propria bandiera nazionale per non disturbare uno straniero?
Fortunatamente appena si è saputa la notizia la politica locale e nazionale si è mobilitata – in particolare grazie a Fratelli d’Italia – e ha costretto a una frettolosa retromarcia.

E questa mattina la bandiera è stata comunque tolta, che tristezza vederla ammainata, ma sostituita da tre più piccole: quella italiana, quella slovena e quella dell’Unione Europea.

Una giornata, quella del 13 luglio, che invece di segnare un passo verso la riconciliazione rischia di essere un segno di sottomissione. L’incontro tra Mattarella e Pahor ha sancito la consegna del Narodni Dom alla comunità slovena di Trieste. Un gesto dal valore di milioni di euro frutto di un accordo indegno e che sarà al centro di un’interrogazione di Fratelli d’Italia che domani vi racconteremo.

Ecco il video commento

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