Follia del Governo: “I commercianti sono delinquenti da intimidire col carcere”. Rivolta di .

«Nella relazione introduttiva al decreto fiscale c’è l’ultimo delirio del governo rossogiallo. Quando si parla della norma sull’inasprimento delle pene per la cosiddetta grande evasione, il famoso carcere ai grandi evasori, c’è scritto testualmente che questa norma “funge da monito e deterrente a un comportamento illecito diffuso in alcune categorie del settore del commercio”. Praticamente, il Governo mette nero su bianco che i commercianti sono degli evasori e che vanno ammoniti con il carcere».

Lo dice in un video pubblicato su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, , che aggiunge: «Primo: non è compito delle leggi ammonire e minacciare le persone, sventolando le manette; secondo: una legge non può permettersi di creare stereotipi su intere categorie sociali; terzo: si conferma il pregiudizio della sinistra nei confronti di commercianti, artigiani, Partite Iva, professionisti e lavoratori autonomi, vessati, massacrati e considerati evasori a prescindere. Non bastavano gli ISA, la burocrazia e le tasse, adesso arriva anche il carcere come monito; quarto: ma non dovevamo combattere la grande evasione? Perché in Italia la grande evasione non la fanno i piccoli commercianti ma le banche, le multinazionali, le attività dei cinesi e degli extra comunitari che aprono e chiudono senza versare un euro allo Stato Italiano, le frodi carosello».

«Non ne possiamo più di uno Stato bravo a fare il forte con i deboli e il debole con i forti. Lavoratori autonomi, Partite Iva, artigiani e commercianti sono persone che lo Stato dovrebbe sostenere e ringraziare per il lavoro che fanno invece di massacrarli, tartassarli e minacciarli. È la ragione per la quale Fratelli d’Italia ha presentato una mozione per chiedere due cose: il Governo ritiri queste parole vergognose dal decreto fiscale e chieda scusa alla categoria dei commercianti», conclude il presidente di .


TESTO DELLA MOZIONE DEPOSITATA A PRIMA FIRMA

II sottoscritti deputati, premesso che:
– il governo ha pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il decreto fiscale, collegato alla legge di bilancio 2020, corredato dalla relazione tecnica, debitamente bollinata, in data 28 Ottobre;
– nella relazione tecnica vengono fornite sommarie e non sempre attendibili spiegazioni sui contenuti del decreto e sugli effetti delle norme in esso espresse, fino ad un passaggio, francamente inaudito, presente nell’illustrazione del Capo della legge relativo all’inasprimento delle sanzioni penali contro gli evasori delle imposte sui redditi e/o dell’IVA, attraverso l’innalzamento dei limiti minimi e massimi delle relative pene edittali;
– nell’approfondimento dedicato al Capo IV del decreto, infatti, si legge testualmente: “ L’aumento della pena funge da monito e deterrente ad un comportamento illecito, diffuso in alcune categorie del settore del commercio”;
– si tratta di una formula inedita quanto infelice in una relazione tecnica, perché introduce un pregiudizio non soltanto manifestamente in contrasto con il nostro ordinamento costituzionale, ma anche rivelatore dell’intenzione del legislatore di utilizzare lo spettro di un inasprimento delle pene contro discriminate categorie di lavoratori autonomi, operanti nel settore del commercio;
– l’articolo 3 della Costituzione esclude che il governo o il Parlamento possano predisporre pene più o meno aspre riferendole ad un discriminato corpo sociale e tale divieto vale a maggior ragione quando l’estensore della legge abbia dichiaratamente in animo di colpire, con più severe pene detentive, ben individuate categorie di lavoratori autonomi;
– l’articolo 27 della Costituzione garantisce il pregiudizio di innocenza di ogni cittadino fino ad una eventuale condanna passata in giudicato, il che rende grottesco che possa addirittura essere il legislatore a sancire la pregiudiziale colpevolezza di interi comparti produttivi, al punto da riferire un inasprimento delle pene direttamente alla categoria dei commercianti;
– appare inoltre del tutto inconsueto in uno stato di diritto il ricorso alla parola “monito” rispetto agli effetti di una sanzione penale prevista dalla legge. Nella Costituzione italiana non si fa menzione, tra le funzioni legislative, del compito di impartire moniti alla cittadinanza. Inoltre la parola “monito”, riferita ad esempi virtuosi o solenni pronunciamenti, ha, fin dalla sua più antica radice, il verbo monere, il senso di un richiamo alla responsabilità, ma abbinata a sanzioni penali e a più cogenti restrizioni della libertà personale, assume, per estensione, il senso di un sinistro avvertimento, quindi di una minaccia: mentre il compito del legislatore è semplicemente definire una norma e le eventuali sanzioni valide erga omnes per chi la trasgredisca, senza cedere all’insano impulso di minacciare chicchessia;
– a prescindere dall’evidente inopportunità della frase richiamata in premessa, anche sul piano logico e razionale non si comprende la ragione di ammonire, in particolare, le categorie dei commercianti, gravate per anni dagli studi di settore e, più recentemente, dagli indici di affidabilità ISA, che rendono particolarmente rigide le procedure controllo fiscale e ben difficilmente consentono di nascondere all’Agenzia delle entrate “Grandi evasori”, né si riesce a capire cosa renda la categoria dei commercianti, nell’immaginazione del governo in carica, più incline a delinquere rispetto ad altre categorie di lavoratori autonomi o dipendenti;
– questo infortunio non trova precedenti nella pur pittoresca storia delle leggi fiscali italiane di ogni tempo e rischia di provocare il legittimo risentimento di decine di migliaia di commercianti, ingiustamente collocati, come categoria, in un’immaginaria area di inquinamento ambientale, tendente vocazionalmente al delitto. Il tutto per decreto del governo.

Tutto ciò premesso,

i sottoscritti deputati impegnano, con la presentazione della presente mozione, Presidente del Consiglio e il Ministro del Tesoro a ritirare la relazione richiamata in premessa e a presentarne una nuova, cassando l’inutile, vergognosa offesa alle categorie del commercio.

Roma 29 Ottobre 2019.

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