Fondi pubblici: per i partigiani i soldi si trovano sempre

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In questi giorni in Commissione Difesa si discuterà la Legge 28 dicembre 2001, n. 448, articolo 32, comma 2 concernente il riparto dello stanziamento iscritto nello stato di previsione della spesa del Ministero della difesa per l’anno 2020 relativo a contributi ad associazioni combattentistiche e d’arma.

Che vuol dire? Che va discusso, e deciso, a chi andranno i 1.700.000 euro circa stanziati dal ministero della Difesa.

1 milione va alle associazioni combattentistiche e 700.000 a quelle d’arma.

Che differenza c’è tra le prime e le seconde? Che le prime sono composte, principalmente da reduci della seconda guerra mondiale e dalla lotta partigiana. E quanti sono i reduci? Nessuno o pochi. Il tempo è passato e non è rimasto più nessuno.

Mentre le altre sono composte principalmente da ex militari e quindi da persone, ovviamente, ancora in vita e capaci quindi di rappresentare la propria associazione.

Ma indovinate chi prende più soldi? Le prime.

E fra loro indovinate chi prende un sacco di soldi? E non ha praticamente più nessun iscritto che rappresenta quello che il nome indica?

Le associazioni partigiane. Sì proprio loro.

La guerra è finita da un po’, i partigiani sono morti praticamente tutti eppure i soldi arrivano lo stesso.

Pochi giorni fa è morta la presidente dell’ANPI Carla Nespolo che, quantomeno, era nata durante la guerra, nel 1943. Oggi è stata sostituita da Gianfranco Pagliarulo nato a Bari nel 1949.

A guerra ampiamente finita.

Però i due presidenti, oltre a non aver combattuto, cos’altro avevano altro in comune? l’adesione ai valori comunisti: entrambi eletti in parlamento con il Partito Comunista, la Nespolo, e il Partito dei Comunisti Italiani, Pagliarulo, e all’antifascismo in assenza di fascismo.

Ma anche altro li accomuna: il presiedere un’associazione che in molte, troppe occasioni ha ospitato e promosso convegni e iniziative giustificazioniste nei confronti delle foibe.

Nell’ultimo mese varie sedi dell’ANPI hanno definitivo Norma Cossetto “presunta martire delle foibe”. Parliamo della giovane studentessa istriana che, proprio perché infoibata dai partigiani comunisti in Istria, è stata insignita Medaglia d’Oro al Merito Civile dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi.

Eppure non risultano prese di distanza della presidenza nazionale dell’ANPI dalle dichiarazioni giustificazioniste e, francamente, vergognose delle proprie sezioni locali.

Eppure l’ANPI riceve soldi per fare iniziative relative “alla memoria”.

Ma non basta. L’ANPI fa politica attivamente. Pensate che quando esplose la vicenda Bibbiano attaccò : “lo scandalismo a tutti i costi non aiuta la ricerca di verità e spesso nasconde, come nel caso della Meloni, una patente strumentalizzazione politica”. Cioè riteneva “una strumentalizzazione” chiedere verità e giustizia.

O forse la discrezione dipendeva dalla vicinanza con gli indagati? E in particolare con il sindaco della città, a oggi rinviato a giudizio?

“Il Comitato direttivo della sezione Anpi di Bibbiano, sollecitato anche da numerosi iscritti, ha deciso di esprimere e rendere pubblica la propria solidarietà e vicinanza al sindaco Andrea Carletti “in questo momento difficile per lui e per la nostra comunità. Questa espressione di sostegno deriva da anni di collaborazione con Carletti, prima come assessore e poi come sindaco, avendo sempre visto e apprezzato il suo impegno, in particolare verso la scuola e i giovani, nell’affermare e diffondere i valori della legalità e per “non dimenticare”.

Insomma l’ANPI non è più formata da partigiani, sostiene posizioni giustificazioniste sul tema delle foibe, fa politica attivamente eppure riceve molti finanziamenti.

Ma di quanti soldi parliamo?

Tra le varie associazioni segnaliamo:

L’Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti in Spagna dal 2013 al 2020 ha ricevuto: 171.550 euro. Il bello è che è dal 1945 che non c’è più il fascismo in Italia e in Spagna c’è la democrazia dal 1975. Ma lo stesso prendono finanziamenti.

La Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane: 331.760 euro.

E, soprattutto, la mai troppo citata Associazione Nazionale Partigiani d’Italia che in otto anni ha ricevuto solo dal Governo italiano, senza contare quindi gli enti locali: 800.150 euro.

(Non citiamo i Volontari e Reduci Garibaldini perché comunque ricordano Giuseppe Garibaldi a cui va sempre e comunque il nostro rispetto.)

Per tutte e tre i contributi, nonostante le costanti giuste polemiche dei parlamentari di in Commissione Difesa, sono aumentati tra il 2019 e il 2020.

Forse questi soldi potevano essere investiti meglio? O quantomeno non dati ad associazioni che oltre a fare memoria di parte, fanno politica e sono stampella per i partiti di sinistra?

 Cosa accadrà quest’anno? Chi realmente aiuta l’Italia verrà trattato come chi campa di rendita per una storia di 70 anni fa?

I comunisti in assenza di fascismo, i politicanti con il fazzoletto rosso, i partigiani in assenza di partigiani continueranno a ricevere tutti questi soldi per promuovere una memoria non di tutti ma solo di parte?

Ma, soprattutto, mentre l’Italia è in difficoltà ha ancora senso finanziare chi è, da sempre, antitaliano, chi vuole far cantare “bella ciao” nelle scuole magari al posto del nostro inno?

 

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