Forza azzurri, ma impariamo ad essere più patriottici.

L’hanno denigrata fino ad ieri. Hanno detto che è stata “inventata”, che era una “finzione”, che in ogni caso è una chincaglieria del passato. Eppure anche i globalisti devono riconoscere ora che la nazione esiste. E sono costretti a farsi (o a far finta di essere) patrioti.

Tifando per la Nazionale, che appunto cosi si chiama, non Europea o Mondiale. La Nazionale è la squadra della nazione Italia.

Negli ultimi giorni alcuni di loro aveva tentato di dire che la squadra inglese era preferibile in quanto “progressista” (cioè multi etnica) , qualcun altro ha chiesto di tifare La Nazionale come rappresentante della Ue e non dell’Italia. Ma non hanno avuto successo: i Severgnini, i Serra, oggi Veltroni sul “corriere della sera” sono stati costretti a gettare la spugna e a scrivere che è bello stare con il proprio paese. Incredibile.

Sovranisti per un giorno, a tal punto da essere rimproverati dall’ultra globalista “Financial times” del 9 luglio di essere “anti inglesi”, addirittura “nazionalisti”, che orrore.

C’è sempre un globalista più puro di te che ti epura.

Noi che nazionalisti (nazional conservatori) osiamo definirci non abbiamo nessun problema a riconoscere che ci identifichiamo con la nostra Nazione (non solo il giorno della finale) ma che dovremmo imparare dagli inglesi a essere ancor più patrioti.

Ci aiuta un commento di Douglas Murray, saggista piuttosto noto in Italia dove sono stati tradotti due suoi libri, apparso sul “Telegraph” dell’8 luglio in cui gioisce perché il suo paese, in finale, ha visto diffondersi la bandiera nazionale, che i globalisti consideravano un feticcio dei Brexiteers.

La bandiera vuol dire nazione e, scrive Murray, c’è un gran desiderio di patria. “L’abbandono dei sentimenti nazionali è stato un grave errore. Perché in sua assenza non si crea un essere umano perfetto ma semplicemente si diffondono altre forme di identità che si scontrano tra loro per acquisire spazio sulla scena nazionale” .

L’ assenza di nazione non produce maggiore libertà : frammenta la società in tribù che si credono depositari di diritti diversi da quelli degli appartenenti agli altri clan. Il globalismo o per meglio dire il cosmopolitismo riportano la storia europea a una frammentazione tipica del tardo Medioevo: ma ahimè senza il gotico, la cristianità, Dante, Giotto, Tommaso d’Aquino (e aggiungiamoci anche Chaucer, per fare contenti i fratelli inglesi)

“La nazione – continua Murray – è la entità più ampia nella quale ognuno può sentirsi impegnato. È una unione in cui ognuno puo usare il ‘noi’… ‘È solo un gioco’ , dicono ma in realtà è una opportunità in cui le speranze e i sogni di un popolo intero si ritrovano, fosse anche per un momento”

Facciamo nostre le parole del saggista inglese: avanti con la patria, oggi, attraverso il tifo. Domani attraverso altri canali. E vinca la nazione. Non quella per cui tifa Murray, ovviamente.

Marco Gervasoni
Marco Gervasoni (Milano, 1968) è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università degli Studi del Molise, editorialista de “Il Giornale”, membro del Comitato scientifico della Fondazione Fare Futuro. Autore di numerose monografie, ha da ultimo curato l’Edizione italiana delle Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia di Edmund Burke (Giubilei Regnani) e lavora a un libro sul conservatorismo.

3 Commenti

  1. Professore, lei ha già vinto con questo scritto. Una terra indistinta non mi piace. Io voglio scegliere e restare italiana e come dice bene lei, non solo oggi. Non è che voglio distinguermi. Devono essere gli altri a farlo. Distintamente, la saluto:)))

    • Condivido questo commento, ma non può esserci il “patriottismo” solo con la partite degli europei o mondiali di calcio a suonare con il claxon e fare gli idioti con i botti. Questo non è patriottismo è lordume zingaro-terrone.

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