Fotovoltaico, Rampelli (VPC-FdI): approvato odg per autosufficienza alimentare

Fotovoltaico solo su aree industriali, rete stradale e ferroviaria.

“La nostra produzione agricola, i nostri terreni sono salvi. Il governo ha dato parere favorevole senza condizioni al mio ordine del giorno affinché nella produzione di energia da fonti rinnovabili si escludano le aree agricole e venga salvaguardato il paesaggio, tutelato dalla Costituzione. I pannelli fotovoltaici dovranno essere installati in aree urbanisticamente compromesse, periferie urbane, aree industriali, rete stradale, autostradale e ferroviaria, aree portuali e aeroportuali. Per Fratelli d’Italia è sempre stato indispensabile garantire un’indipedenza alimentare che valorizzasse anche i nostri prodotti e oggi, con la guerra e l’emergenza alimentare che ne deriva, questo principio è ancor di più valido. Insomma, ora il governo Draghi dovrà eseguire alla lettera quanto sancito dal Parlamento italiano in forza di una nostra esplicita richiesta: difesa dei terreni agricoli per l’indipendenza nutrizionale, difesa del paesaggio e produzione di energia fotovoltaica in tutte le aree non di pregio”. E’ quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia, primo firmatario dell’odg.

Testo ordine del giorno

La Camera, premesso che: il provvedimento in esame reca misure urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza; il Consiglio Europeo Straordinario del 31 maggio 2022, nel documento conclusivo, ha sottolineato, come priorità a breve termine, l’importanza delle fonti ener- getiche interne per la sicurezza dell’approvvigionamento energetico; la questione della transizione ener- getica nel nostro Paese, in termini prospettici, è strettamente connessa ad una programmazione attendibile, e prevedibile del mix delle fonti energetiche in grado di garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico interno e il mantenimento della competitività del nostro sistema economico. A tal fine, pertanto, emerge in tutta evidenza, anche alla luce delle recenti vicende geopolitiche internazionali, l’esigenza di individuare il mix delle fonti energetiche che il nostro Paese dovrà avere nei prossimi dieci anni e programmare gli adeguati investimenti in funzione di tale obiettivo; due numeri sintetizzano la tensione tra due emergenze ugualmente pressanti: da un lato i 179 ettari di suolo « consumati » nel 2020 dall’installazione di nuovi impianti fotovoltaici a terra, come rilevato dal Rapporto sul consumo di suolo 2021 dell’Ispra e dall’altro una crisi alimentare mondiale che riguarda direttamente anche l’Italia, che importa addirittura il 62 per cento del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti, il 35 per cento del grano duro per la pasta e il 46 per cento) del mais di cui ha bisogno per l’alimentazione del bestiame; parafrasando le stesse dichiarazioni del Presidente Draghi, dobbiamo raggiungere l’indipendenza alimentare e coltivare ogni fazzoletto di terra, ma per fare questo non possiamo pensare di poter installare impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili su ogni terreno agricolo disponibile; il problema non è la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in sé, ma l’assenza di una pianificazione globale che consideri gli impatti su paesaggio e agricoltura: non si può pensare di snaturare la normativa di settore sulla spinta dei milioni di euro previsti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) sacrificando le peculiarità storico-naturalistiche del ter- ritorio nazionale; oggi più che mai, occorre riflettere sulla fragilità dell’agricoltura e su quanto sia davvero ricostruibile il tessuto economico e sociale di comunità rurali che perdono, almeno per una generazione, l’uso di terreni così ampi, oggi fattore trainante per raggiungere l’indipendenza alimentare di cui abbiamo bisogno; non si può parlare di transizione ecologica, senza avere bene a mente gli stravolgimenti geo-politici degli ultimi tempi, che ci costringono a rivedere gli obiettivi del PNRR, ragionando su come utilizzare tutto il potenziale produttivo e, perché no, riqualificare le aree dismesse; bisogna creare le condizioni affinché gli impianti fotovoltaici possano essere installati su terreni agricoli che non presentino un’attività particolarmente redditizia, aree urbanisticamente compromesse, periferie urbane, aree industriali, su tutta la rete stradale, autostradale e ferroviaria come pannelli di protezione acustica, su aree portuali e aeroportuali, impegna il Governo ad assumere ogni iniziativa di competenza volta a privilegiare, per l’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, aree urbanisticamente compromesse, periferie urbane, aree industriali, la rete stradale, autostradale e fer- roviaria come pannelli di protezione acustica, aree portuali e aeroportuali al fine di garantire la necessità di un’indipendenza alimentare nazionale e, al contempo, la difesa di paesaggi identitari, che meritano particolare attenzione per la loro specificità o perché connessi alle tradizioni agroalimentari locali, alla biodiversità, al patrimonio culturale e ai valori paesaggistici. 9/3656/81.
Rampelli, Zucconi, Galantino, Ferro.

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