“Volevamo solo aiutare altre persone, ma eravamo anche arrabbiati Eravamo furiosi con le truppe di frontiera, che sparavano a quelli che provavano ad attraversare il confine. Il loro comportamento ci disgustava e volevamo fare di tutto per fargliela pagare”, racconta Joachin Rudolph a Euronews, riuscito a fuggire da Berlino agli inizi del 1962, e che poi insieme ad altri volontari lavorò alla costruzione di un tunnel sotterraneo che permise la fuga ad altre 29 persone.

Il progetto di questo tunnel fortunato – in quegli anni sotto il muro di tunnel ne erano stati scavati a decine, ma molti non avevano portato a risultati positivi – era di due studenti italiani, Domenico Sesta e Luigi Spina. La Nbc, a fronte della ripresa dello scavo in corso, funse da sponsor e mise nel progetto un bel po’ di soldi. A scavare, come detto, volontari, in massacranti turni di otto ore l’uno, h24, per tutta l’estate con temperature che superavano i 40° e per una piccola parte dell’autunno, quando le giornate piovose certo non aiutavano. Eppure, quasi c’erano troppi volontari per lo scavo,  tante erano le famiglie che si facevano avanti per prestare la loro opera, con la speranza di ricongiungersi con parenti e amici rimasti prigionieri all’Est, sotto le grinfie dei comunisti sovietici.

Non fu semplice, anche per l’inesperienza della manovalanza a disposizione, ma alla fine, il 14 settembre del 1962, Rudolph e gli altri sbucarono nel sottoscala di un condominio a Berlino Est. Alla fine, prima che il tunnel venisse inondato dall’acqua, in 29 riuscirono a passare. Dopo di loro, molti altri tenteranno, molti ce la faranno e almeno in 140 moriranno nel tentativo. Eroici cittadini qualunque che avevano preferito rischiare e perdere la vita pur di non rinunciare alla libertà.

302 torri di guardia con cecchini armati distribuite su un perimetro di calcestruzzo lungo 106 chilometri e altro 3 metri, filo spinato, recinti fortificati, 20 bunker e un totale di mille chilometri di confine, questo era il Muro di Berlino. L’ostacolo che divideva i tedeschi, famiglie separate, mogli senza i mariti, figli allontanati dai genitori, amici che forse non si sarebbero mai più incontrati. Ma in molti non ce la facevano proprio ad arrendersi a quella realtà, e subito, dall’inizio, non appena videro la costruzione e ne capirono il senso, tentarono il tutto per tutto.

Nove giorni dopo il 13 agosto del 1961, data di nascita del Muro, quando però ancora tutto il dispositivo ‘di contenimento’ non funzionava al cento per cento, Ida Skiekmann decide che non può accettare di non vedere più la sua famiglia, lontana solo qualche isolato dalla sua casa proprio sul confine. E’ il 22 di agosto. Dal terrazzo del terzo piano dell’appartamento in cui vive guarda la libertà così vicina e allo stesso tempo tanto lontana, e decide di saltare. Lo fa, ma si ferisce malamente e muore in seguito ai traumi del salto. E’ lei la prima donna a morire nel tentativo di superare il muro.

Ci fu anche chi per scappare all’ovest pensò di usare un treno. Pochi mesi dopo la costruzione del Muro, Harry Deterling, un giovane ingegnere ferroviario, individuò un binario in disuso che correva ancora dalla periferia di Berlino Est fino a Berlino Ovest. Deterling individuò anche un treno e decise di guidarlo personalmente verso la libertà. Ci mise sopra tutta la sua famiglia, fece mollare i freni di emergenza, e si lanciò a tutto vapore lungo il binario, facendo scappare le guardie di frontiera. Una fuga ben riuscita, ma con uno stratagemma che funzionò solo una volta perché già il giorno dopo quel binario in disuso non esisteva più.

La storia di Wolfgang Engels è anche più avventurosa. Lui era addirittura un soldato della Germania Est e aveva pure contribuito alla costruzione del Muro ma già due anni dopo, non ce la faceva più a convivere con il regime dell’Est. Così una bella mattina, saltò su un tank, lo mise in moto e partì a tutta velocità verso il Muro, convinto di poterlo abbattere e di poter facilmente passare al di là di esso. Non fu così. Il tank rimase bloccato nel cemento ed Engels dovette arrampicarsi per passare dall’altra parte ma, mentre scalava il muro, le guardie di frontiera gli spararono contro colpendolo due volte. Alla fine gli andarono incontro i soldati della Germania Ovest, e Engels capì di avercela fatta quando riprese i sensi sdraiato sul bancone di un bar e vide sugli scaffali la grande scelta dei liquori occidentali.

Infine, vi parliamo dell’ultimo uomo che morì nexl tentativo di superare il Muro. Si chiamava WInfried Freudenberg e tentò la fuga l’8 marzo del 1989, otto mesi prima della caduta di quel famigerato ostacolo alla libertà. Winfried e sua moglie Sabine costruiscono una mongolfiera ma, mentre la stanno gonfiando qualcuno avverte la polizia. Moglie e marito capiscono che non c’è più tempo, con la mongolfiera mezza gonfia decidono che a partire sia solo lui, mentre lei resterà indietro. Ma con l’aerostato non a posto, Winfried diventa preda dei venti, raggiunge anche i 5000 metri e -20° prima di schiantarsi a terra. A Berlino Ovest. Finalmente libero.