Giorgia asfalta De Luca: i soliti soloni ora si indignano, ma nessuno condannò l’insulto del governatore

Non sono passate nemmeno ventiquattro ore e tutti, ma proprio tutti, hanno detto la loro sul saluto tutt'altro che remissivo di Giorgia al presidente della Campania Vincenzo De Luca. Molti hanno parlato di una riuscita strategia di marketing in prossimità del voto, i soliti soloni musi lunghi hanno rimpianto i bei tempi che furono, quando la diatriba non si abbassava a simili sciocchezze. I più giovani hanno trovato un'ottima base per nuovi “meme”, la pagina di Atreju ha condiviso il scrivendo “Giorgia, insegnaci la vita”. Dopodiché, un fotomontaggio ritraente De Luca vestito da Ferragni con la celebre fascia modificata per l'occasione: “Pensati blastato”. In generale, le fazioni sono due: la prima difende il povero De Luca, offeso da quella cattivona della Meloni; la seconda esulta per la vendetta finalmente servita.

Nessuno si indignò

C'è da dire che sono rimasti tutti a bocca aperta, il governatore in primis: nessuno, men che meno lui, lo sceriffo della pandemia, si aspettava che il Presidente del Consiglio avrebbe mai avuto il coraggio di affrontare faccia a faccia il suo diretto rivale, rispedendo al mittente le offese rivoltele da “dietro le quinte”, da quel Transatlantico di Palazzo Montecitorio che De Luca aveva “invaso” insieme al suo esercito di sindaci. Quello “stronza”, irrispettosamente rivolto alla quarta carica dello Stato senza neppure avere il coraggio di guardarla in faccia, detto a chissà chi ed esploso sui social. Non fece una bella figura De Luca, ma molti si sentirono compiaciuti dopo quel gesto che reputavano di estrema ribellione, ma che era soltanto mancanza di rispetto, a più livelli: morale, politico, istituzionale, personale. E in quel caso nessuno, ma proprio nessuno, si indignò. Da sinistra nessuno ebbe il coraggio di condannare l'attacco del governatore, neppure quelle femministe in servizio permanente sempre pronte a fare battaglie inutili ma che tacciono ogniqualvolta c'è qualcosa di importante da dire. Tra queste anche Elly Schlein, che oltre ad essere un'incallita femminista (a parole), è anche segretaria del PD, il partito di De Luca. Ebbe pure l'occasione di dire due parole sulla vicenda, ma fuggì via dalle domande dei giornalisti. Un tacito assenso a quelle parole.

La differenza sostanziale

A distanza di pochi mesi la vendetta è stata servita. si presenta a Caivano e davanti a tutti, guardando negli occhi il suo avversario, glielo ripete in faccia: “Sono quella stronza della Meloni, come sta?”. Lui immobile, riesce a farfugliare qualche parola ma lei è già andata a stringere le mani agli altri, lasciandolo così quasi impietrito. C'è chi ha detto che a De Luca piace rispondere con calma, servendo la vendetta fredda, e di attenzionare le prossime dirette social. La verità, però, è un'altra: De Luca sa bene che quello “stronza” pronunciato mesi fa è stata una gran bella gaffe e averla in parte rivendicata e mai smentita era, per lui, l'unico modo per cavalcare l'onda. Fare dietrofront e chiedere scusa avrebbe dimostrato debolezza, ma è quello che un uomo, prima ancora di un politico e di un'Istituzione, avrebbe dovuto fare. Se non altro per galanteria. Ma la narrazione sinistra non lascia scampo: adesso la cafona è ovviamente Giorgia la borgatara. Nessuna tra le femministe, tuttavia, ha colto al centro la questione: De Luca ha insultato gravemente e gratuitamente il primo Presidente del Consiglio donna, ma lei ha dimostrato la sua forza guardandolo negli occhi e riconsegnandogli l'insulto. Alla fine dei conti, c'è un'altra differenza: dopo la risposta, Meloni ha presentato l'ennesima opera di riqualificazione di un territorio sradicato dalle grinfie della malavita. De Luca, invece, resta impantanato in un mondo di cafonaggine e carnevalate. Questa la sostanziale differenza.

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