Giorgia Meloni a Milano Finanza: «Sul disastro Tim la responsabilità è dei governi Conte e Draghi e della gestione di Cassa depositi e prestiti»

L’editoriale del presidente di FdI: «Chiediamo chiarezza e trasparenza su un ambito che riguarda un settore strategico per cittadini, famiglie e imprese»

I governi che si sono succeduti nel corso della legislatura hanno pesanti responsabilità su quello che ora è avvertito come il disastro Tim. Disastro oltretutto annunciato. Grazie all’opera dell’esecutivo Draghi, avviata dal suo predecessore Conte e alla paradossale gestione di Cdp, ci troviamo oggi con le due società delle telecomunicazioni italiane, Tim e Open Fiber, paralizzate e a sovranità limitata. La maggioranza del Parlamento si è sempre espressa a favore dell’italianità della rete ma l’azione dei governi è sotto gli occhi di tutti. Tim ha venduto al fondo americano KKR il 38% della sua rete secondaria, ossia il tratto finale che arriva nelle nostre case, mentre il fondo australiano Macquarie ha acquistato il 40% di Open Fiber, sostituendo Enel e costringendola ad uscirne per promuovere investimenti nelle nuove reti ¡n fibra in America Latina. Questo vuol dire, in termini pratici, che le due aziende sono già oggi a sovranità limitata perché prima di fare qualsiasi investimento, o scelta strategica, devono concordarle con fondi americani e australiani.

L’Esecutivo è in uno stato di confusione totale e non si capisce se voglia mantenere competizione e concorrenza infrastrutturale o creare una rete unica. Su questo punto Bruxelles, attraverso il commissario europeo alla Concorrenza Vestager, è stata chiara: non è pensabile ricreare una rete unica in capo a Tim e ri-monopolizzare le telecomunicazioni italiane a scapito dei consumatori e delle aziende. Posizione che Fratelli d’Italia, nell’unico interesse nazionale, sostiene da anni in solitudine. Per noi la strada da seguire è il modello di un operatore pubblico, proprietario e gestore della rete, che la mette a disposizione degli operatori telefonici che erogano il servizio a famiglie e imprese, mantenendo il mercato aperto e competitivo.

In questo scenario ci sono poi la tutela e il destino di migliaia di lavoratori italiani, tema su cui i sindacati sono stati presi in giro dalla attuale gestione di Tim e dal Governo. Secondo quello che riportano i giornali, il piano di KKR sarebbe quello di delistare Tim da Piazza Affari, ristrutturare il debito a danno delle banche italiane e poi venderla a pezzi.

Sono tante le domande che Fdl pone e sul quale chiediamo risposte al Governo: il premier Draghi e i ministri competenti hanno dato l’assenso a questo piano? Cosa succederà alle risorse del PNRR in una situazione così complicata? Le gare previste per la rete FTTH sono a rischio? Che ne sarà dei fondi europei? Ci chiediamo poi cosa stia facendo Cdp, perché la sua azione è incomprensibile e ambigua; ha strapagato le azioni di Tim, si è piegata ai volere dei francesi, ha creato un conflitto di interessi per la sua presenza con temporanea nelle due società concorrenti, ha sempre supportato la strategia e la gestione dell’ormai ex amministratore delegato di Tim, Luigi Gubitosi, che si è rivelata fallimentare e ora sta addirittura cercando di ridimensionare il ruolo di Open Fiber con il rischio che la società si paralizzi.

In questo quadro, dove risulta evidente a tutti che non ci sia alcuna strategia per la tutela e lo sviluppo di un’infrastruttura strategica nazionale come quella della rete di Tic, assistiamo attoniti allo squallido spettacolo di partigianeria pro Macron messo in scena dal Pd e dalla sinistra: Letta e Calenda entrano a gamba tesa nella trattativa, con il rischio di alterare le regole del libero mercato, auspicando una soluzione in favore del fondo americano e accusando l’attuale azionista di riferimento di Tim, Vincent Bolloré, di essere un pericolo per le sue presunte simpatie politiche per Eric Zemmour. Mi chiedo come sia possibile non badare all’interesse nazionale e mettersi a fare le majorette di quelli stranieri. Il Pd è ormai diventato l’ufficio stampa dell’Eliseo. Auguri e buon a Letta e Calenda, nuovi portavoce di Macron. Ecco, Fratelli d’Italia chiede chiarezza trasparenza su un ambito che riguarda un settore strategico per cittadini, famiglie e imprese.

Giorgia Meloni
Giorgia Meloni
Presidente di Fratelli d'Italia.

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