Giorgia picchia duro la Francia

Una in grande spolvero ieri sera a Non è l’Arena di Massimo Giletti, strappa vere e proprie standing ovation al pubblico in sala.

Il tema è di strettissima attualità: si parla di immigrazione. Giorgia Meloni è come al solito chiara ed esaustiva quando ribadisce quello che secondo lei è l’unico modo per mettere una volta e per tutte la parola fine al fenomeno drammatico che vede ogni anno centinaia di morti in Mediterraneo. Dice la Meloni che l’unica vera “cura” è un blocco navale da concertare con le nazioni del nord Africa che si affacciano sul Mediterraneo, e che veda la partecipazione di tutta la UE, che preveda inoltre hot spot sul territorio africano dove identificare i migranti, capire chi ha diritto ad essere considerato profugo, e ricollocare questi ultimi equamente in ognuno dei 26 paesi dell’Europa Unita.  Solo così si eviterebbero le stragi delle carrette del mare, su cui la leader di Fratelli d’Italia fa un inciso inquietante: “chissà se, da qui a qualche tempo”, dice, “non si scopra che queste stragi non sono solo disgrazie, ma in qualche caso frutto di volontà precise?”. Un pensiero che, diciamoci la verità, molti di noi hanno fatto se non altro per le ripetute coincidenze tra le stragi dei migranti con i periodi di maggior contestazione al fenomeno dell’ selvaggia.

La Meloni ha poi parlato del signoraggio francese in Africa, rammentando a tutti come la famosa “zona Franco”, che riunisce ben 14 paesi dell’Africa sub Sahariana oltre alle Comore, permette al tesoro francese di  intascare la metà di tutto quello che rende l’esportazione di questi paesi. In pratica, si tratta di una colonizzazione fatta attraverso l’uso di una moneta, troppo forte per l’economia di derelitti stati africani. Un modo con cui i francesi sfruttano le risorse di questi paesi con economie poverissime ma ricchissimi di giacimenti, e ne affossano lo sviluppo.  Uno sfruttamento che va avanti fin dal dopoguerra grazie ad accordi di “decolonizzazione” – come alcuni li definiscono – voluti da DeGaulle e tenuti segreti per decenni, ma che sono serviti a mantenere un colonialismo vero alla luce del sole senza che nessuno se ne lamenti. Ci riescono grazie a una sorta di schema Ponzi unito a una moneta. “Lo stesso schema imposto da FMI e petrodollaro dal dopo guerra; lo stesso schema poi perfezionato con l’euro. Solo che in Africa è esacerbato e chi crea la moneta è la Francia” [cfr. https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2014/02/04/la-zona-franco-appannaggio-del-signoraggio-coloniale-della-francia/].

Racconta Giorgia Meloni che il 30% delle centrali nucleari francesi sono alimentate con l’uranio nigerino, mentre in Niger l’80% della popolazione non ha nemmeno l’elettricità. Mostra poi un toccante manifesto di un bambino che scava in una miniera d’oro. Si tratta di un ragazzino del Burkina Faso, uno degli stati più poveri al mondo che sta estraendo oro in una delle tantissime miniere del Paese: metà dell’oro estratto da quel bambino finirà direttamente nelle casse del tesoro francese. Nelle tasche della Francia, il cui presidente Macron ci ha descritto come “vomitevoli ed egoisti” per la recente chiusura dei porti.

Insomma, l’intervento della Meloni a Non è l’Arena è a dire poco dirompente. I discorsi illuminanti sul signoraggio francese, la zona Franco e via discorrendo basterebbero da soli per far accapponare la pelle a chiunque.  Purtroppo, si tratta di argomenti poco conosciti e che sarebbe necessario approfondire .

RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.
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