Gli estremisti di AVS non rispettano neppure le chiese

Quando i voti sono pochi e non si prevede neanche di allargare il proprio bacino elettorale, perlomeno in maniera significativa, a medio e lungo termine, si può scegliere di compiere delle azioni eclatanti o, per così dire, politicamente scorrette, pur nei limiti, è ovvio, della legalità, al fine di riuscire comunque a destare l'attenzione dei mezzi di informazione e magari, a condizionare il dibattito pubblico. Bisogna però mettere in pratica delle idee originali e intelligenti, altrimenti, si rischia di rendersi protagonisti di spacconate che vengono rigettate dalla opinione pubblica. Marco Pannella è stato per tanti anni un genio in questo senso, riuscendo ad influenzare la discussione e a mantenere costante una presenza mediatica pur avendo quasi sempre percentuali elettorali da prefisso telefonico.

Gli animatori di Alleanza Verdi e Sinistra, cioè la sinistra-sinistra a sinistra di PD e M5S, che ottiene pressappoco gli stessi consensi del Partito Radicale di un tempo, provano anch'essi a farsi largo nella giungla della politica con mosse dimostrative e di protesta, ma si rivelano essere sprovvisti di quella genialità pannelliana. Pensando di smuovere chissà quanti voti, candidano alle Europee dei nostri connazionali detenuti all'estero per fatti piuttosto gravi, e compiono atti inutilmente stupidi e finanche vandalici. Quasi come i sedicenti ambientalisti, in realtà estremisti di sinistra, di Ultima Generazione, che imbrattano sedi istituzionali e monumenti con la vernice, dimostrando anzitutto una folle incoerenza, (la vernice non fa proprio bene all'ambiente), e poi, la mancanza di rispetto per la democrazia e la Storia.

Non a caso, i ragazzotti deturpatori vengono sempre giustificati dai leader di AVS, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Chiaramente, Alleanza Verdi e Sinistra, in quanto situata alla estrema sinistra, è sempre nella parte sbagliata della Storia, e non esiste ombra di dubbio che tale soggetto politico ritenga ora lo Stato di Israele come responsabile di genocidio, e che pretenda che tutto il mondo si schieri a priori con la Palestina aggredita. Sostenere il principio “Due popoli, due Stati” e consigliare a Benjamin Netanyahu di non fare il gioco degli integralisti islamici, come gli Stati Uniti e l'Europa stanno facendo, incluso il Governo italiano, non può significare dare deleghe in bianco alla Palestina così com'è adesso. Il processo di pace, e di indipendenza dei palestinesi, deve includere in primo luogo le esigenze di sicurezza di Israele e deve basarsi sulla fine di Hamas e di altre minacce terroristiche.

Ma a Bonelli e Fratoianni interessa poco che esistano gruppi e persone che perseguono la scomparsa dello Stato ebraico dalle carte geografiche. Loro, in Italia e al sicuro, piazzano dove possono le bandiere della Palestina, per rimarcare il loro punto di vista ideologico e a senso unico. C'è un ex deputato dei Verdi, tale Stefano Apuzzo, oggi candidato alle Europee nelle liste di AVS, che ha già appeso la bandiera palestinese da una finestra della dei Deputati e l'altro giorno, sempre il medesimo soggetto, aiutato da qualche suo compagno, ha ripetuto il gesto sul Duomo di Milano. Al di là ancora del merito delle posizioni di Apuzzo e di AVS, si è trattato di un'azione del tutto sgradevole, fuori luogo e irrispettosa. L'ex parlamentare ha sostenuto di avere ricevuto molti applausi dai passanti, ma è alquanto impossibile credergli. Il Duomo di Milano, ma ciò vale anche per i luoghi di culto minori, è simbolo della Cristianità e rappresenta valori universali, e deve essere lasciato fuori dalle tensioni politiche e mondiali. Qualsiasi bandiera fissata in quel luogo a fini di dimostrazione politica, fosse anche quella israeliana o statunitense, risulta del tutto inopportuna. Stefano Apuzzo, che ha quasi sessant'anni e dovrebbe essere sufficientemente maturo per comprendere almeno il rispetto verso le Chiese, si è reso responsabile di una offensiva provocazione, la quale non sposta peraltro di un millimetro la questione palestinese. 

Roberto Penna
Roberto Penna
Roberto Penna nasce a Bra, Cn, il 13 gennaio 1975. Vive e lavora tuttora in Piemonte. Per passione ama analizzare i fatti di politica nazionale e internazionale da un punto di vista conservatore.
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