“Gli onesti del quartierino”… la parabola dei 5stelle

E’ stato il più votato consigliere romano al comune con ben 6.500 preferenze, fedelissimo di Grillo, ortodosso (a parole) su quanto il Movimento sostiene, ha viaggiato sulle ali del sogno a “5 stelle”, quando solo dire di essere grillino ti faceva guadagnare abbastanza voti per essere eletto in ogni dove. Marcello De Vito, 45 anni, laureato in giurisprudenza, arriva in Campidoglio con la Raggi e grazie anche al successo ottenuto nelle urne, diventa presidente dell’Assemblea Capitolina. Nel 2013 il Movimento 5stelle lo aveva candidato a sindaco di Roma, senza successo perché non era ancora il momento giusto. Come dimostrò il modesto 12% messo insieme dal nostro eroe.
Quando invece i tempi divennero maturi, e la “sora Virginia” entrò al Campidoglio manca poco su un cavallo d’oro pure lei, ridendo di gioia, spiegando a tutti che il miracolo era accaduto, che non solo ora Roma aveva un sindaco giovane e donna, cioè lei, ma anche che tutto stava cambiando, che il vento stesso stava cambiando… Come lei, anche De Vito fece sentire la sua voce soddisfatta: “Azzereremo sprechi, privilegi e corruzione. Una cosa incredibile per la mala politica romana che ci ha campato”, e ancora : “ capitale, corruzione, conti fuori controllo, disservizi… e vogliamo anche organizzare le Olimpiadi?!?”
Per carità, la voce dell’onestà grillina di De Vito ci chiamava a riflessione: “se siamo capaci solo a rubare, che vogliamo fare?” Niente, appunto, e almeno da questo punto di vista, la prima a dargli ascolto, è proprio la sindaca, quella del vento del cambiamento che, in effetti, un cambiamento lo mette da subito in pratica. Parola d’ordine: immobili. Tutti fermi a far finta di nulla, con le buche che fanno sembrare le strade di Roma quelle di Sarajevo alla fine della guerra, i cinghiali che si aggirano nei giardinetti pubblici, gli autobus che vanno a fuoco perché i motori sono vecchi, lo smaltimento differenziato dei rifiuti che scende allo 0,5% dal 3% a cui era arrivata con Alemanno, e via così.
Ed ora, all’improvviso, ecco il nostro grillino dagli altari alla polvere, arrestato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta della Procura sul nuovo stadio della Roma. L’accusa è gravissima, e alcune intercettazioni che filtrano non depongono a favore del pentastellato. Come ad esempio quando viene intercettato mentre parla con Camillo Mezzacapo, suo avvocato, e cerca di organizzare su come “distribuirsi i soldi” in riferimento ai finanziamenti erogati per lo stadio della Roma a Tor di Valle dal gruppo Toti e dall’immobiliarista Statuto. “Distribuiamoceli questi”, diceva De Vito al telefono e, probabilmente esaltato ed euforico per i soldi facili, faceva anche un po’ di divertite battute, tutte sul tema di “congiunzioni astrali” all’epoca positive, oggi un po’ meno per fortuna.
Insomma, per farla breve, sulla scorta delle indagini e delle intercettazioni, la Procura di Roma ipotizza che i costruttori Luca Parnasi, Giuseppe Statuto e i Fratelli Toti, in occasione degli appalti per lo stadio della Roma calcio, su indicazione di Marcello De Vito, hanno affidato “consulenze remunerative” per 400mila euro all’Avv. Camillo Mezzacapo il quale, a sua volta, ha fatto confluire il denaro di questa e di altre operazioni sul conto della Mdl srl, società riconducibile allo stesso Mezzacapo e a De Vito. Di contro, Marcello De Vito in cambio di ciò si impegnava a favorire il progetto di Parnasi per il nuovo stadio, l’okay al progetto di riqualificazione degli ex Mercati Generali e il rilascio del permesso di costruire sull’area dell’ex Stazione Trastevere.
Il colpo per Il Movimento 5stelle non è da poco. Perdono definitivamente la “verginità” che li faceva superiori e migliori degli altri, e accade a Roma, la città che avrebbe dovuto essere il biglietto da visita dei grillini con ambizioni politiche. Certo, loro non demordono, non si cospargono il capo di cenere, non chiedono scusa, ma si comportano nel solito modo violento, giustizialista.
Di Maio compare davanti ai microfoni per dire che De Vito è già stato cacciato via dal Movimento, che gli fa schifo eccetera eccetera… E conclude sottolineando che i grillini non pretendono di cambiare l’anima di nessuno, ma nel momento in cui anche solo immaginano che qualcuno abbia sbagliato, è già fuori dal partito. Un discorso di base sbagliato e scorretto, ma se poi applicato ai 5stelle, anche molto “furbetto”. Troppo facile chiudere con gli errori dei propri esponenti semplicemente insultandoli e cacciandoli via, quando se a sbagliare sono gli altri, il ludibrio viene esteso a chiunque abbiano intorno, parenti, amici, conoscenti, semplici colleghi di partito con cui magari non hanno nemmeno mai scambiato una parola.
Davvero troppo facile, Giggino, ma tu questo lo sai. Sono molti dei tuoi elettori che ancora non hanno capito nulla. Però, se continuate così, ci arriveranno presto anche loro.

RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.
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