Hong Kong e Pechino fortemente monitorate in occasione del 35esimo anniversario di Piazza Tienanmen

Sembra che il Governo di Pechino abbia preso delle precauzioni per arginare eventuali commemorazioni e proteste in vista dell'anniversario per il 35esimo anno delle proteste di Piazza Tienanmen, terminate il 4 giugno 1989. Il dispiegamento delle forze di polizia, oltre al monitoraggio su piattaforme come Wechat, serviranno come effetti dissuasivi nei confronti di coloro che hanno deciso di ribellarsi alla censura del contemporaneo PCC.

Un connubio perfetto tra Hard e Soft Power, con le finalità di stabilire un controllo sociale fortissimo, anche considerando l'importanza di questa data per tutti i dissidenti che hanno avuto accesso alla memoria storica. Da queste scelte, si riconosce quanto i totalitarismi comunisti possano risultare incontestabili e fragili allo stesso tempo: il doppio uso della forza, tra censura e monopolio della violenza, può sicuramente scoraggiare le utenze nazionali. Dall'altra, la pubblicazione ed elargizione nazionale di una notizia del secolo scorso, sarebbe capace di mettere a rischi gli equilibri tirannici del Gigante asiatico.

Sembra che l'unico modo per scardinare il totalitarismo della Repubblica Popolare Cinese, sia la divulgazione storica e culturale degli avvenimenti: i bavagli sul volto degli oppositori hanno attecchito perfettamente fino a questo momento, ma i sistemi politici di questo tipo non possono essere eterni. Le forme dispotiche d'amministrazione nazionale hanno molti punti deboli, che non riguardano esclusivamente la pubblicizzazione della verità, ma anche il crollo di una sovrastruttura fondamentale per l'ingranaggio dittatoriale.

A Hong Kong, un gruppo di persone si è radunata nel Victoria Park occupandolo, a meno di una settimana dagli arresti di alcuni individui per aver pubblicato sui social “Post sediziosi”: a quanto pare l'esecutivo di Xi Jin Ping sembra avere paura della verità, specialmente del ruolo che le vittime dell'esercito comunista  potrebbero giocare nella mente di coloro che sarebbero ben disposti ribellarsi contro norme ridicoli e fuori da ogni concezione contemporanea.

Di certo non dev'essere facile portare a termine una campagna di sensibilizzazione sull'argomento Tienanmen per tutti gli attivisti politici contrari alle decisioni del Governo cinese, il quale non sembra fare a meno della forza bruta per reprimere ogni dissenso. Il Grande Fratello asiatico sta adottando politiche sempre più aggressive anche all'estero, basti pensare al suo impegno per appropriarsi della vicina Taiwan, per il raggiungimento dell' “unificazione” dietro cui si celerebbero prevalentemente interessi commerciali di vario genere.

Nessuna confusione sotto il cielo, tutto sembra apparentemente sotto controllo, nonostante  i tempi siano in grado di usurare le misure restrittive più rigide che l'umanità sia stata in grado di conoscere  fino a questo momento. La situazione, in Cina è tutt'altro che eccellente, visto che l'oligarchia potrebbe ritrovarsi a dover affrontare una campagna militare contro Taipei che potrebbe costare un numero altissimo di vite ed ampie risorse.

Chissà se un giorno il popolo cinese sarà finalmente libero di eseguire lo strappo nel cielo di carta all'interno del Truman Show: la liberazione da una tenaglia che li tiene socialmente e culturalmente in ostaggio, potrebbe essere il primo passo verso la ricostruzione di una società civile, ben differente dal modello “clone” architettato fin dal Secolo scorso dal Governo comunista.

Gabriele Caramelli
Gabriele Caramelli
Studente universitario di scienze storiche, interessato alla politica già dall’adolescenza. Precedentemente, ha collaborato con alcuni Think Tank italiani online. Fermamente convinto che “La bellezza salverà il mondo”.
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