I cristiani in Siria, martiri e perseguitati dallo Stato islamico

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Alcune suore che intonano i vespri accompagnate non dal suono dell’organo, bensì dal crepitio delle fucilate. Sacerdoti che già nel momento in cui le cosiddette “primavere arabe” interessarono anche la Repubblica Araba Siriana denunciarono le violenze ed il fanatismo dei ribelli. Sono immagini forti, genuine e ai più sconosciute quelle che il giornalista ed inviato di guerra Gian Micalessin ha proiettato al termine di una recente presentazione del suo libro “Fratelli traditi. La tragedia dei cristiani in Siria. Cronaca di una persecuzione ignorata”, Cairo, Milano 2018.

L’iniziativa si è svolta a cura del gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia presso la Sala del Cenacolo a Roma ed è stata aperta da Andrea Delmastro, capogruppo di alla Commissione Esteri della Camera, il quale ha ricordato che da sempre il suo partito ha guardato con occhio critico alle rivolte in corso in Siria, denunciando le infiltrazioni terroristiche che avrebbero poi dato vita all’inquietante Stato Islamico: «Fratelli traditi racconta di una vera e propria persecuzione religiosa – ha spiegato Delmastro – che si sta svolgendo nel disinteresse generale proprio nei luoghi delle prime cristianizzazioni. Due milioni e mezzo di cristiani possono oggi ribadire il diritto a vivere nei luoghi di insediamento storico della loro comunità grazie al presidente siriano Bashar Al-Assad ed all’intervento sullo scenario mediorientale della Russia di Putin». Il deputato piemontese ha quindi anticipato che questo libro rappresenta una denuncia nei confronti dell’Unione Europea e della stampa occidentale, che si sono dimenticate di queste realtà cristiane radicate in Siria fin da prima dell’arrivo dell’Islam. Facendo sue le parole del Vescovo di Aleppo, Delmastro ha ribadito le responsabilità dell’Occidente nell’indebolimento del partito laico Baath, che aveva garantito la convivenza religiosa in Siria, e condiviso l’auspicio che al termine delle ostilità si creino i presupposti per consentire il ritorno alle proprie città di origine delle migliaia di cristiani autoctoni fuggiti dalle persecuzioni dell’Isis e dalla furia dei combattimenti.

Il direttore editoriale di Cairo editore, Marco Garavaglia, ha evidenziato come la collaborazione con Micalessin sia cominciata con un libro dedicato ai soldati italiani caduti in Afghanistan mentre questa nuova fatica editoriale parta da un reportage svolto dal campo di battaglia: «Ci sono tante situazioni che l’autore ha visto di persona – ha ribadito Garavaglia – ed ha assemblato in questo volume. L’argomento poteva sembrare di scarso interesse, ma in realtà siamo già alla terza edizione: si è trattato di un azzardo premiato»

Alfredo Mantovano, presidente di Aiuto alla chiesa che soffre, ha quindi delineato le importantissime funzioni che svolge un reporter di guerra: «La cronaca di una battaglia non basta, bisogna anche saper analizzare i dettagli – ha affermato l’ex parlamentare – e Micalessin ha esposto ad esempio le prove oggettive che i combattenti dell’Isis usavano armi di fattura americana che Obama prima e Trump in seguito avevano fornito all’Arabia Saudita. In seconda battuta non si può fare il tifo per una delle parti in campo,  poiché bisogna illustrare al lettore la complessità del reale». “Fratelli traditi” è stato quindi definito come un documento importantissimo per testimoniare il depauperamento dei cristiani in Medio Oriente.

Appassionato e coinvolgente è stato dunque l’intervento di Mtanios Haddad, archimandrita rettore della Basilica di Santa Maria in Cosmedin a Roma: «I cristiani in Medio Oriente esistono dal giorno della Pentecoste, non sono immigrati o musulmani convertiti né un lascito delle crociate – ha esordito il Patriarca emerito – e da subito hanno patito persecuzioni: la comunità di Antiochia è stata fondata da cristiani perseguitati dagli ebrei che poi hanno evangelizzato la zona. D’altro canto Papa Francesco stesso ha dichiarato che il Medio Oriente senza cristiani non è il Medio Oriente». Il motto evangelico “guardateli come si amano” è stato indicato come simbolo di questa comunità cristiana, testimone di una fede a casa propria e ai quattro angoli del mondo: i 22 Patriarchi mediorientali riconoscono il primato del Papa e praticano il dialogo interreligioso sul posto, auspicando altresì che ci sia prima di tutto dialogo fra cristiani e poi tra cristiani e fedeli di altri religioni. «Siamo stati traditi dall’Europa – ha incalzato Haddad – e dai suoi interessi. Benedetto XVI durante il suo viaggio in Libano non poté venire in Siria, ma esortò a chiudere le fabbriche di armi, a chiudere le tasche di chi paga le armi e a chiudere le frontiere attraverso cui transitavano le armi. La risposta occidentale fu il passaggio di armi e miliziani attraverso il confine turco-siriano e l’embargo sui medicinali ed i generi di prima necessità, misura di cui risentirono i civili, in particolare i bambini. I martiri di oggi sono perseguitati perché vogliono rimanere cristiani e restare a casa propria: a guerra a finita ci sarà una ricostruzione non solo materiale, ma anche morale, poiché i cristiani hanno perso la fiducia nei confronti dei connazionali che li hanno traditi e denunciati all’Isis durante l’occupazione da parte delle truppe del sedicente califfato. Minoranza statistica nella popolazione siriana, ma con un importantissimo ruolo di testimonianza, la comunità cristiana necessita innanzitutto per la propria sopravvivenza, secondo Haddad, della fine dell’embargo e della riapertura delle relazioni diplomatiche con gli Stati occidentali.

«Stiamo assistendo al genocidio dei cristiani – ha quindi affermato – ma la Commissione per i diritti umani del Parlamento continua a respingere le nostre richieste di affrontare la tematica delle persecuzioni dei cristiani nel mondo. Queste ultime rientrano in un più ampio progetto atto a cancellare le radici dei popoli e la loro identità» La leader di Fratelli d’Italia ha ricordato che il suo partito era stato contrario ai bombardamenti sulla Siria poiché «non c’erano argomentazioni valide sui presunti attacchi chimici a Douma» ed ha ammesso che Assad è comunque meglio dei suoi oppositori: nello scacchiere siriano all’UE non conviene continuare con la politica di sostegno alle primavere arabe impostata da Obama. Dopo aver stigmatizzato per essersi recato dall’ambasciatore saudita e Berlusconi per aver celebrato l’elezione di Erdogan, la deputata romana ha sostenuto che l’Italia con le sue politiche migratorie non ha aiutato chi veramente soffriva ed era perseguitato come i profughi cristiani siriani, essendosi invece concentrata sugli immigrati clandestini.

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Ampia e particolareggiata la conclusione dell’evento affidata all’autore del volume: «Io ho svolto solamente il mio lavoro – ha affermato Micalessin – seguendo le istruzioni di chi fu il mio maestro, il compianto Almerigo Grilz. Quando cominciai la mia avventura di reporter con lui e Fausto Biloslavo, ci spiegò che per noi che provenivamo dal mondo missino l’unico modo per dimostrare la nostra autorevolezza era mantenerci coerenti alla realtà il più possibile. 35 anni fa in Afghanistan e ben prima della multimedialità che va di moda oggi capimmo l’importanza delle immagini a supporto delle tesi che sostenevano nei nostri servizi» Risale al 2012 la prima esplorazione nel ginepraio siriano da parte dell’inviato de Il Giornale, il quale era tutt’altro che convinto della visione manichea imposta dal mainstream che dipingeva Assad come la personificazione del male ed i ribelli come dei sinceri democratici bramosi di libertà. In un siffatto scenario sparivano i cristiani indigeni ed è invece proprio il loro punto di vista che Micalessin ha adottato: «Damasco è la città della conversione di San Paolo e lungo il fiume Oronte sono fiorite le prime comunità cristiane, che hanno potuto vivere serenamente sotto il regime di Assad, il quale peraltro fu insignito dal Presidente Giorgio Napolitano nel 2010 di un’onorificenza della Repubblica italiana che ne riconosceva le qualità di giovane e promettente leader di una Siria laica e moderna. Tale riconoscimento è stato levato ad Assad, ma è ancora attribuito a Tito, il leader jugoslavo che massacrò migliaia di italiani nelle foibe» I Fratelli musulmani ed i seguaci del waahabismo avrebbero dovuto rappresentare secondo le cancellerie occidentali i paladini della libertà, ma in realtà si trattava di una forza ribelle costituita al 40% da jihadisti non siriani che erano ben poco interessati alle proteste delle opposizioni al regime degli Assad, bensì erano interessati all’edificazione di uno Stato islamico: «Sui principali media – ha proseguito il reporter– solamente Toni Capuozzo ha dato spazio a quel mio primo reportage in cui denunciavo le infiltrazioni degli integralisti, i quali ricevevano armi dall’occidente e venivano aiutati ad infiltrarsi in territorio siriano attraverso la Turchia. La falsità della tesi che si trattasse di una rivolta sunnita contro la minoranza alawita al potere è evidente ad Aleppo, città all’80% sunnita che si oppose ai miliziani dell’internazionale jihadista sostenuti da Erdogan» Le immagini che sono state proiettate a corredo dei contenuti del volume si sono soffermate sulla tragedia di Maaloula, località in cui si parlava ancora l’aramaico dei tempi di Cristo e che fu devastata dalle milizie di Jabat al-Nusra sostenute dagli Stati Uniti d’America. Si era così giunti al paradosso che la costola siriana di Al-Qaida veniva finanziata dagli stessi Stati Uniti che avevano subito gli attentati qaedisti ed invaso l’Afghanistan per sgominare questo network del terrore. La lenta avanzata dell’esercito regolare siriano per liberare le suore intrappolate nel monastero di Santa Tecla è stata seguita passo dopo passo da Micalessin con taccuino e telecamera, in modo da ottenere una drammatica sequenza di immagini in cui edifici danneggiati dai combattimenti fanno da sfondo a soldati che corrono cercando di evitare il tiro dei cecchini e a carri armati che incedono lentamente nel tentativo di snidare questi franchi tiratori. Quelle suore sarebbero state poi fatte prigioniere da al-Nusra per sei mesi e tanti lealisti conosciuti in quell’occasione sarebbero morti sul campo di battaglia prima che Micalessin facesse ritorno in Siria nel 2015: «Altre storie angoscianti sono entrate nei miei nuovi reportage – ha spiegato il giornalista triestino – a partire dai profughi cristiani gettati in mare dai gommoni su cui cercavano di raggiungere le isole greche assieme a connazionali di fede islamica. Dopo gli inefficaci bombardamenti delle potenze occidentali, è stato l’intervento russo a salvare la Siria laica e pluriconfessionale e a costringere gli statunitensi ed i loro alleati ad interventi più precisi ed efficaci. Tuttavia le menzogne continuano a caratterizzare la narrazione di questi eventi: la località di Ghouta presentata come vittima della repressione governativa, era in effetti un nido di guerriglieri che a colpi di mortaio seminavano morte e distruzione proprio nei quartieri cristiani di Damasco»

La prima vittima delle guerre è la verità: la testimonianza di che vede sul campo i conflitti e ne analizza le dinamiche può aiutarci a cogliere l’effettivo svolgimento dei fatti ben più delle riflessioni dei guru del pensiero unico sfornate dai salotti parigini e dagli attici di New York.

Lorenzo Salimbeni
Lorenzo Salimbeni
Lorenzo Salimbeni (Trieste, 1978) ricercatore storico freelance e giornalista pubblicista. Collabora con le associazioni patriottiche, di ricerche storiche e degli esuli istriani, fiumani e dalmati; si occupa di storia del confine orientale italiano e delle guerre mondiali nei Balcani.
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