I governi di sinistra hanno affossato la sanità: 40 miliardi in meno in nome dell’austerity

Mancavano i fondi o qualcuno ha effettivamente delle colpe “amministrative”? Non per forza delle due, l'una: probabilmente una è la causa dell'altra. Quello che è certo è che la sanità in Italia traballa già da tempo, da almeno un decennio la sua spesa non è allineata con quella del resto del Vecchio Continente, e si ritrova un piede zoppo, il Meridione, dove diventa complicato fare prevenzione e dal quale sempre più persone fuggono, specialmente in presenza di quadri clinici gravi, verso le più sicure strutture del Nord Italia. Si tratta di una situazione ormai in cancrena, e sarebbe tanto stupido quanto opportunistico addossare tutte le colpe agli ultimi arrivati, il governo di centrodestra presieduto da Giorgia . Come se la colpa della retrocessione di una squadra fosse da incriminare all'allenatore subentrato all'ultima partita del campionato e non al coach dimissionario al penultimo match. Specialmente se quel nuovo allenatore, il suo l'ha fatto, vincendo l'ultima partita: con la legge di Bilancio 2024, il ha permesso il raggiungimento di livelli massimi mai conosciuti riguardo la spesa in sanità. Una goccia nel mare, certo: secondo molti esperti, sarà impossibile rimarginare quel gap accumulato con i Paesi europei più virtuosi, con i quali pure sembravamo essere in linea fino al 2010. Ma comunque iniziare ad aumentare la spesa in sanità porterà sicuramente nel lungo termine a benefici che altri eventuali tagli avrebbero precluso. Almeno per questo motivo, la sinistra dovrebbe evitare di fare propaganda sulla sanità.

La strategia perdente dell'austerity

La chiamavano austerity, la manovra con cui l'Italia avrebbe dovuto ridurre le sue spese come richiesto dai burocrati di Bruxelles. E così, dal governo Monti (quello che avrebbe dovuto risollevare le sorti del Paese) una serie di tagli al comparto hanno devastato i nosocomi di tutta Italia, specialmente quelli del Meridione. La strategia è stata ridurre il personale, eliminare posti letto e abbassare la spesa per farmaci e apparecchi. E così la prevenzione non era più una priorità, bisognava investire sui reparti più urgenti, poi il resto veniva da sé. Quindi le liste di attesa si allungavano e laddove le strutture sanitarie erano già carenti, ecco che la situazione diventava insostenibile, le cure più semplici diventavano un inferno e per quelle più complicate si era costretti ad emigrare. Tagli a scapito della salute: al Sud l'aspettativa di vita è più bassa di quella al Nord, dal momento che i controlli di prevenzione hanno percentuali ampiamente diverse tra il Settentrione e il Meridione.

I 40 miliardi e le gravi responsabilità della sinistra

Parlando di numeri, i tagli effettuati dai governi Monti, Letta e Renzi, in un arco temporale che non supera i tre anni, ammontano a circa 25 miliardi di euro. Da quel periodo, è stato tutto un calare: altri 11 miliardi, per esempio, se ne sono andati per colpa dei governi Renzi, Gentiloni e Conte, fino al 2019, alle soglie della pandemia. In totale, sono circa 40 i miliardi che sono venuti a mancare nel corso degli anni e che oggi fanno soffrire la sanità e i cittadini. Un calcolo quasi di algebra elementare che serve una lezione severa ma importante alla sinistra: quando i dem sparano a zero contro il Governo Meloni, bisognerebbe che ricordassero le loro responsabilità sulle attuali condizioni della sanità pubblica, dalle quali non possono sentirsi esenti. Responsabilità gravi: secondo Giovanni Migliore, presidente della Fiaso, la Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere, intervistato da Libero, “se andiamo a valutare l'andamento della spesa pro-capite normalizzata Ocse scopriamo che fino al 2010 è assolutamente sovrapponibile al resto dei Paese europei e poi comincia a disallinearsi raggiungendo una forbice che, dal 2015, sostanzialmente registra un gap che non è mai stato recuperato”. In pratica: fino all'ultimo Governo Berlusconi, la sanità era ai livelli europei. Con l'arrivo della sinistra, invece, la spesa è calata irrimediabilmente e ora sarà difficile rimarginare il gap. Una verità che la sinistra non ammetterà mai.

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