I silenzi del giovane Di Maio. Se fosse ancora vivo Goethe forse avrebbe aggiornato la sua opera e anzichè raccontare i dolori del giovane Werther avrebbe preferito i silenzi del giovane ministro Di Maio. Infatti, in queste poche settimane il capo politico dei Cinquestelle alla Farnesina si è distinto soltanto per il suo silenzio.

E dire che di dossier delicati su cui far sentire la sua voce il capo delle feluche italiane ne avrebbe avuti. Il primo proprio a pochi giorni dal suo insediamento. A far da scenario la bella città di Trieste con l’inaugurazione di una statua per commemorare Gabriele D’Annunzio. Il tutto in una data non casuale, ma nel giorno del centenario dell’Impresa fiumana, il 12 settembre. Tanto bastò per mandare su tutte le furie i massimi vertici croati, che sul tema Fiume, confini e foibe sono sempre molto suscettibili. Così dall’ambasciatore al ministro degli Esteri, fino alla presidente croata che parlò di “inaugurazione della scandalosa statua della discordia”, fu tutto un fuoco di fila di dichiarazioni al vetriolo; quasi sull’orlo della rottura delle relazioni diplomatiche. Ma da Di Maio nessun intervento. Una sfinge.

E così anche quando i giornali hanno rilanciato la notizia della decisione della maggioranza autonomista di lingua tedesca della Svp, che governa la provincia di Bolzano, di sostituire l’aggettivo “altoatesini” in “della provincia di Bolzano”. Perchè? Per gli autonomisti il riferimento all’Alto Adige sarebbe un’imposizione d’epoca fascista. Una provocazione bella e buona, suggerita dai secessionisti di Suedtiroler Freiheit. In effetti il contenzioso tra italiani e austriaci in queste terre è storia vecchia. Quasi un anno fa scoppiò la questione, sollevata dal governo austriaco, di concedere il doppio passaporto italiano e austriaco per chi vive qui. Allora però dalla Farnesina il ministro Moavero, non proprio un cuor di leone, tuonò parlando di ‘atto ostile’. E adesso Di Maio? Non pervenuto.

Bocche cucite alla Farnesina anche sul trattato di Caen, non ancora ratificato dal Parlamento e siglato dal governo Gentiloni nel marzo 2015, che assegnerebbe, tra le altre cose, alla Francia l’esclusiva economica sulla ‘fossa del cimitero’ tra Ventimiglia e Mentone – dove si riproducono i pregiati gamberoni rossi – e molte altre zone a Nord e Nord Ovest della Sardegna, fondamentali per il sostentamento dei pescatori sardi. E c’è da giurarci che anche in questo caso Di Maio rimarrà silenzioso, soprattutto ora che è diventato alleato di governo con il Pd.

Infine, c’è la beffa greca del giacimento Fortuna Prospect. La notizia è stata pubblicata ieri da Il Sole 24 Ore. Secondo il quotidiano targato Confindustria, questo giacimento si troverebbe sotto il mare Ionio a sud della Puglia, fra Santa Maria di Leuca e l’isola di Corfù, proprio sul confine tra Italia e Grecia. Mentre l’Italia non ha dato il permesso di avviare le attività di prospezione ed estrazione (guarda caso il ministro era proprio Luigi Di Maio) dalla Grecia è giunto il via libera a Elpa, Total ed Edison. E qui nascerebbe la beffa perchè secondo Il Sole 24 Ore, oltre a poter sforare la linea di confine, le aziende porterebbero questo gas verso le coste greche per poi rivenderlo a carissimo prezzo all’Italia. Finora dal ministero non è stata registrata alcuna reazione, ma le probabilità che tutto finisca come i passati dossier, e cioè con il silenzio, è altissima.

Ma in fin dei conti forse il silenzio potrebbe non essere un male. Metti che un giorno il nostro ministro degli Esteri si mettesse in testa di fare da paciere in Venezuela, e magari decidesse di incontrare il dittatore cileno Maduro (ndr. “Renzi come Pinochet in Venezuela”. Dalla pagina Facebook di Luigi Di Maio). Meglio stare zitti, allora…