I talebani distruggono gli strumenti dell’orchestra femminile. L’Europa da che parte sta?

E’ stata pubblicata in questi giorni e ripresa da Toni Capuozzo la foto di un pianoforte distrutto a Kabul per mano dei talebani che si sarebbero scagliati con violenza contro gli strumenti dell’unica orchestra femminile in Afghanistan.

Nel 1996, quando il Mullah Omar prese il potere, i talebani annunciarono che in applicazione della Sharia e in nome di Allah, la musica sarebbe stata vietata, le donne sarebbero state costrette al burqa e sarebbe stato impedito loro di lavorare, guidare ed uscire di casa se non accompagnate da un parente maschio autorizzato. In caso contrario, frustate, lapidate, uccise.

Donne e musica: un binomio inaccettabile

E così, dopo la cacciata dei talebani del 2011, le donne afghane liberate dal giogo dell’oppressione si sono timidamente riaffacciate alla vita, e tra le varie iniziative a sostegno dell’indipendenza femminile, fu fondata “Zohra”, un’orchestra composta di sole donne, che con la musica portavano nel mondo un messaggio di emancipazione dopo anni di cieca violenza.

Donne e musica, dunque, un binomio inaccettabile per gli studenti coranici che dell’annientamento di entrambe avevano fatto una bandiera e che invece poneva agli occhi del mondo la questione femminile in Afghanistan e squarciava il velo di ipocrisia che troppo spesso copre le nefandezze dell’ integralista.

I leader talebani, nell’avanzata verso Kabul, per accreditarsi a livello internazionale e dare un’immagine di sé più accettabile, avevano fornito rassicurazioni rispetto al fatto che ci si sarebbe premurati di preservare l’incolumità della popolazione, salvo contestualmente, sospendere immediatamente tutte le donne dai luoghi di lavoro, a detta dei mullah per garantire la loro sicurezza.

Le notizie dai villaggi, poi, hanno raccontato di adolescenti chieste come bottino di guerra  e nelle città, le donne che in questi ultimi vent’anni avevano assunto una posizione nella società, come imprenditrici o professioniste, sono state costrette a nascondersi o a fuggire.

L’Europa da che parte sta?

Oggi l’immagine del pianoforte divelto è l’icona del fallimento del progetto di modernizzazione del paese, l’epifania del volto più truce del fondamentalismo, la rivincita dell’oscurantismo violento che ha covato sotto le ceneri per vent’anni e che oggi, ballando sul cadavere di un occidente stanco e fragile, issa prepotentemente la bandiera della vittoria sul pennone.

Il dato generale che se ne deve trarre è uno solo, come sottolineato dal  presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, L’Europa deve decidere da che parte stare, se da quella dei diritti umani, che impedisce recisamente di avere rapporti internazionali con stati integralisti che li negano, oppure da quella della prezzolata ipocrisia, in cui buoni contratti e vantaggiose sponsorizzazioni consentono di strizzare l’occhio anche a Stati come il Qatar o L’Arabia Saudita, che nulla hanno di diverso da quello talebano.

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