Idrossiclorochina e Covid19. Una cura boicottata con troppa fretta?

Non vi sono dubbi che mai prima del manifestarsi di questa pandemia, la comunità scientifica sia caduta in così tante esitazioni, contraddizioni e ritrattazioni. Comprensibili, per carità, visto il contesto che ci troviamo ad affrontare: un virus, praticamente sconosciuto, che piomba con tale irruenza nell’intero globo.
L’unica cosa sulla quale però tutti dovrebbero trovarsi d’accordo è che non ci rimane che combattere il Covid con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione. Non esiste ancora un farmaco che si è rilevato definitivamente capace di curare questa malattia,seppur molti siano stati provati e sperimentati.
Tra questi farmaci però sembra essercene uno che darebbe risultati incoraggianti, si tratta di un antimalarico:  la isrossiclorochina, nota ai più come clorochina. L’ultimo studio, pubblicato il 20 settembre sul International Journal of Infectious Diseases. Realizzata a livello nazionale in Olanda, l’indagine ha coinvolto 1064 pazienti covid ricoverati in 14 ospedali, ed è arrivato alla conclusione che, per i malati trattati con Idrossiclorochina, il rischio di trasferimento Intensiva diminuisce del 53%.
Nello stesso periodo, un articolo apparso su The Lancet affermava che i pazienti trattati con idrossiclorochina presentavano tassi di mortalità del 35% superiori a causa di gravi aritmie cardiache. La pubblicazione fu ritirata dopo 13 giorni dalla sua uscita, perché contestata da 120 scienziati di varie nazionalità, ma nonostante questo l’Oms non ha esitato un istante  a sospendere un importante trial clinico dell’idrossiclorochina (Solidarity) tranne poi a riprenderlo precipitosamente quando la rivista, sommersa dalle giuste critiche di tanti ricercatori sugli errori fatti nell’affidarsi ai dati, non verificabili, di una compagnia (Surgisphere), ne ha ritrattato il contenuto.
Ma come può un’autorità internazionale come l’Oms influenzare le proprie scelte a seguito dei dati di un paper quale che sia l’autorevolezza della rivista che li ha pubblicati? Dopo la sua pronuncia è partito l’effetto domino. Il giorno dopo l’agenzia del farmaco italiana, l’Aifa, ha sospeso l’autorizzazione all’uso dell’antimalarico. E lo stesso hanno fatto Francia e Belgio. Il 15 giugno anche la potentissima Food and Drug Administration statunitense ha ritirato l’autorizzazione a utilizzare la clorochina in regime di emergenza.
Non possiamo certo sapere se davvero la clorochina è attiva contro Covid-19, se il beneficio è piccolo e solo in alcuni soggetti, o se prevalgono gli effetti collaterali, talvolta gravi, di questo farmaco, perché per dimostrarne l’efficacia occorre finanziare studi indipendenti che nessun soggetto privato ha interesse a pagare perché il farmaco rende troppo poco. A dire il vero il farmaco non è mai stato vietato visto che, la disciplina in materia, fornisce chiaramente al medico un ampio margine discrezionale. Ma il fatto che il farmaco «sia fortemente sconsigliato dall’Organizzazione mondiale della nonché dall’Aifa induce parecchi camici bianchi a non prescriverlo per evitare eventuali rogne legali.
Ormai l’Oms non ci sorprende più: da un enorme ritardo nel proclamare la pandemia ad una errata strategia iniziale di contenimento (identificare solo i malati, anche quando era ormai chiaro che parte magari minoritaria ma rilevante della trasmissione del virus era dovuto agli asintomatici) tranne poi, ma in ritardo, invocare  “testing” per cercare di identificare e isolare tutti gli infetti.
Letizia Giorgianni
O te ne stai in un angolo a compiangerti per quello che ti accade o ti rimbocchi le maniche, con la convinzione che il destino non sia scritto. Per il resto faccio cose, vedo gente e combatto contro ingiustizie e banche. Se vuoi segnalarmi qualcosa scrivimi a info@letiziagiorgianni.it

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