Il ballo del potere del Movimento 5 Stelle

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“Ti muovi sulla destra poi sulla sinistra/ Resti immobile sul centro/ Provi a fare un giro su te stesso, un giro su te stesso”. Così canta Franco Battiato, nell’esecuzione de “Il Ballo del Potere”, brano pubblicato nel 1998, scritto e composto insieme al filosofo Manlio Sgalambro. Il singolo è indirizzato alla classe politica occidentale e fa espressamente riferimento alla frequente pratica del trasformismo. Le parole della canzone rispecchiano nitidamente la situazione politica italiana delle ultime settimane.

Indiscusso protagonista di questa stagione di trasformazioni è il Movimento 5 Stelle. Il partito pigliatutto guidato da Di Maio, esageratamente carente di un’identità politica e culturale, alleandosi con il Partito Democratico, ha mandato al macero uno dei suoi connotati meno offuscati: la matrice populista. Difatti, l’esecutivo gialloverde è nato proprio sotto il segno del populismo. Vediamo perchè. La Lega, nonostante porti avanti visioni di destra, ad esempio la triade “Dio,Patria,Famiglia”, resta comunque un partito post-ideologico dall’animo sì sovranista, ma in buona parte anche accesamente populista. Non è un caso che la testata telematica ufficiale del Carroccio si chiami proprio “Il Populista”. Quello pentastellato, invece, è un populismo anticasta e basta. Questa storica limitazione dei pentastellati ha fatto sì che il Movimento 5 Stelle si facesse fagocitare dalla Lega che, contrariamente, sulle tematiche etico-sociali sa bene come pensarla. Una volta trovata la sintesi tra i due partiti, si ha la nascita del primo governo guidato da Giuseppe Conte. Il neopremier pugliese, nel presentarsi al Senato, esordisce citando Dostoevskij, pronunciando le seguenti parole: “Le forze politiche che integrano la maggioranza di Governo sono state accusate di essere populiste, antisistema. Bene, sono formule linguistiche che ciascuno è libero di declinare. Se populismo è l’attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente – e qui traggo ispirazione dalle riflessioni di Dostoevskij, nelle pagine di Puškin – se antisistema significa mirare a introdurre un nuovo sistema che rimuova vecchi privilegi e incrostazioni di potere, ebbene, queste forze politiche meritano entrambe queste qualificazioni”.

Con la nascita di un esecutivo giallorosso c’è davvero tanta incertezza in merito al trionfo de “l’attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente” e alla possibilità di “introduzione di un nuovo sistema che rimuova vecchi privilegi e incrostazioni di potere”. Ascoltare i bisogni della gente non significa, e di questo v’è certezza, rifugiarsi nel carapace delle regole del parlamentarismo, adottando soluzioni da Prima Repubblica. Risulta paradossale dialogare per rimuovere vecchi privilegi e incrostazioni di potere con gente come Matteo Renzi, colui che il 4 dicembre 2016 ha proposto agli italiani un’obbrobriosa riforma costituzionale e che, ai tempi della presidenza della Provincia di Firenze, ha fatto all’ennesima potenza ciò che a Napoli definirebbero con la massima “Sciacqua Rosa e bive Agnese (Renzi?)”. Come si fa a conciliare il concetto di democrazia diretta stando al governo con tizi come Graziano Delrio, un ministro che ha tolto ai cittadini la possibilità di scegliere il proprio presidente della provincia ed i propri consiglieri provinciali? Se il compromesso con la Lega si è consumato sotto il segno del pupulismo, questa volta, invece, il compromesso nasce nel nome della Poltrona Sovrana. Pare strano, ma è tutto vero. Coloro che alle soglie della Diciassettesima Legislatura volevano aprire il Parlamento italiano come una “scatoletta di tonno”, ora vi si sono barricati dentro come alici in salamoia nei barattoli. Aveva proprio ragione Leo Longanesi nell’affermare che “La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta. Ho famiglia.”

Alla fine della favola, possiamo assodare quanto sia semplice, quando non si ha una identità ben definita, apparentarsi con chicchessia dicendo che non sia tanto divergente da te.

L’unica vera riforma che serve con urgenza all’Italia è il Presidenzialismo. Altro che Renzi-Boschi e fregnacce varie. Speriamo che, dopo questi ultimi fatti di cronaca politica da far aggrovigliare gli intestini, gli italiani (l’opposizione) ne diventino consapevoli. Per citare di nuovo il Battiato, senza strumentalizzarlo, “Up Patriots!”

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