Il campo-largo è già finito: la rottura tra Basilicata, Piemonte e Ucraina

Il campo-largo è già finito. O forse, non è mai esistito. Proprio come in Sardegna, dove la candidata del centrosinistra unito Alessandra Todde ha scelto deliberatamente di non avere Elly Schlein e Giuseppe Conte ad appoggiarla durante la chiusura della campagna elettorale, quasi fossero dei repellenti per voti, pare che anche Luciano D'Amico, il candidato abruzzese della super ammucchiata (PD, M5S, Avs, Azione, Italia Viva, tutti insieme appassionatamente), sia pronto a fare la stessa mossa.

Il centrosinistra appare unito dunque solo su carta: dal vivo, invece, i leader sembrano evitarsi il più possibile. Fare finta di nulla, nascondere le divergenze almeno fino al prossimo voto è la parola d'ordine. Tuttavia, l'impresa sembra sempre più ardua col passare del tempo: è troppo forte la voglia di accaparrarsi la guida di una coalizione che ancora non esiste. L'obiettivo è allargarsi il più possibile, inglobando tutti i partiti che nutrono un sentimento anti-meloniano. Ma non è semplice, perché si tratta di partiti che, oltre prediligere la sinistra, hanno ben poco in comune. Già nelle prime ore dopo il voto in Sardegna, Conte, Calenda e Renzi non se le sono mandate a dire: il leader di Italia Viva ha dichiarato di non voler essere complice di chi ha rovinato i conti pubblici a suon di ; Calenda ha rifiutato di fatto il campo-largo sul quale si starebbero raccontando “balle ai cittadini”; Conte invece ha raccontato che non è prevista alcuna alleanza con i due (ma non è vero, in Abruzzo è già pronta). Dunque, il super campo-largo sembra un esperimento fin troppo rischioso anche per la sinistra.

Ammesso questo, alla sinistra resterebbe la strada di un campo-largo “minimo”, per sconfiggere la destra. Ma anche in questo caso la strada sembra tortuosa. In Basilicata infatti è ancora tutto in bilico: il PD sembra propenso a scegliere come candidato Angelo Chiorazzo, un nome che ai grillini non sembra invece convincere a causa di alcuni suoi presunti conflitti d'interessi. “Non è l'uomo giusto” ha tuonato Patuanelli, capogruppo pentastellato al . E allora il nome che potrebbe unire i due partiti sarebbe Roberto Speranza. Un orribile incubo, ma l'offerta è già stata declinata dal diretto interessato. Anche in Piemonte le cose non sembrano andare meglio, dove i sondaggi sono ancora più nefasti. L'unione PD-M5S capitola totalmente infine in , dove i due partiti non riescono neppure a trovare un accordo sul voto al sostegno all'Ucraina.

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