Il caso Fondi. La stampa di regime scredita l’agroalimentare italiano.

Il pessimo giornalismo colpisce ancora, ma stavolta, per biechi fini sensazionalistici, rischia di mettere in ginocchio un intero settore produttivo: l’agroalimentare.

È noto alle cronache che purtroppo Fondi, in provincia di Latina, è stata ieri l’altro colpita da un’ordinanza del governatore Zingaretti assai restrittiva. A causa di un cluster di Covid 19 e la presenza di un anomalo numero di contagiati, il comune soffre di una chiusura totale del territorio. Esercito alle porte e ulteriori misure limitative della libertà personale.

Ebbene a Fondi c’è il mercato ortofrutticolo all’ingrosso più grande d’Italia, uno dei più grandi d’Europa. Qui si movimenta frutta e verdura per dieci milioni di quintali l’anno, che qui confluisce e viene distribuita in Italia ed all’estero, prodotti che poi vengono riversati nella grande distribuzione e nei banchi dei fruttivendoli italiani ed europei. In pochi poi sanno che al mof c’è un laboratorio di analisi per la verifica sui residui di fitofarmaci di avanguardia, qui il prodotto “avvelenato” viene riconosciuto e scartato.

In buona sostanza il mercato ortofrutticolo di Fondi è una di quelle che vengono definite le eccellenze italiane.
Con l’ordinanza di chiusura, anche il mercato ha subito misure di prevenzione ancor più intense, al fine di garantire la salute di chi opera al suo interno. Si possono immaginare dunque le difficoltà che i grossisti, i produttori, i trasportatori e tutti gli operatori di questa gigantesca macchina stanno sopportando per seguitare a garantire un servizio essenziale: l’approvvigionamento di frutta e verdura per tutta Italia.

Atteso che è assodato che le merci non siano veicolo di contagio e che il mercato ortofrutticolo opera già dai primi giorni di marzo (quando ancora molti andavano bellamente in giro ad abbracciare cinesi e a fare aperitivi a Milano) in regime di emergenza per garantire la sicurezza di chi vi lavora, oggi si devono leggere dalle solite colonne allarmiste righe sconsiderate. Il fatto quotidiano, giornale che pecca di evidente cecità, forse perché strizza entrambi gli occhi al movimento 5 stelle al governo, adombra infatti una presunta imprudenza nella decisione di lasciare aperto il mercato. Senza fornire alcuna spiegazione in merito, senza dare riferimenti precisi o indicazioni rispetto ad asseriti pregiudizi per la salute, semplicemente a lettere cubitali si titola che il mof di Fondi insiste nella zona rossa ed è tuttavia aperto. Cosa ci volessero dire con quel roboante titolone i giornalisti del fatto quotidiano non é dato sapere.

Sembra comunque quasi un impegno professionale quello di segare le gambe ai settori produttivi italiani. Noi però abbiamo il dovere di rammentare che screditare un’intera filiera, seminando panico con messaggi subliminali e instillando il dubbio sulla salubrità dei prodotti provenienti dal mof è sconsiderato e assolutamente fuori luogo. Peraltro questa caccia alle streghe rischia di peggiorare la situazione economica dell’intero settore agricolo, dal quale traggono sostentamento miriadi di famiglie, che devono mettere assieme in questa situazione gravissima il pranzo con la cena, rischiando in prima persona.

Per i pennivendoli che hanno deciso la gogna mediatica ed hanno dato sfogo alla ricerca dello scoop che non esiste, si spera che intervenga ravvedimento operoso e che descrivano, invece di scenari apocalittici per vendere copie, ciò che c’è di vero. A Fondi non ci sono solo le eccellenze di un territorio, ma anche la fatica degli agricoltori, la pazienza dell’attesa di un prodotto di assoluta e incontestabile qualità, la dedizione ad un’arte antica, la capacità di reinterpretare metodi di distribuzione innovativi e analisi sui prodotti che non lasciano spazio a dubbi. Fino a quando non torneranno sui propri passi, aconsiglio vivamente di non mangiare più frutta e verdura … sperando per loro che non siano vegetariani.

1 commento

  1. Siuamo un Paese completamente privo di amor di patria e la cosa viene da molto, lontano anche se poco fa si sognava si regalarci all’ URSS, chissà per quale deviazione mentale e morale. Forse da 17 secoli ci annebbia la mente il morbo delle ideologie.

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