Il caso Von Bülow

Il 25 maggio scorso, in un’esclusiva abitazione di Londra, si è spento prossimo ai 93 anni il nobiluomo Claus von Bülow, nato Claus Cecil Borberg, l’unica persona al mondo che conoscesse la verità su un giallo che tenne per anni desta l’attenzione al di qua e di là dall’Atlantico, e che vide vittima una miliardaria americana, Martha “Sunny” Sharp Crawford, la donna che von Bülow aveva sposato il 6 giugno del 1966.
La storia, comunque sia andata è fondata solo su due personaggi, Claus e Sunny, ed era cominciata molti anni prima. Lui arriva l’11 agosto del 1926 quando nasce a Copenhagen, da Svend Borberg, un valente drammaturgo ma sospettato di essere un collaborazionista nazista, e da Jonna von Bülow af Plüskow, figlia del ministro della danese dal 1910 al 1913 e membro dell’antica famiglia nobile danese-tedesca Bülow, originaria del Meclemburgo. Non a caso, per far dimenticare le chiacchiere sul padre ed esaltare la nobiltà della madre, Claus decise di adottare il cognome di lei, e da Borberg divenne appunto Bülow.
Sei anni dopo la nascita di Claus, dall’altra parte dell’oceano, a Manassas, a bordo di un treno su cui sua madre sta rientrando a New York da Hot Spring, anzitempo, viene alla luce Martha Sharp Crawford. Nonostante la nascita non prevista, e la situazione difficile, la bimba sta bene, ed è anche bellissima. Suo padre è l’imprenditore di origine scozzese George Washington Crawford (1861-1935), ex presidente della Columbia Gas & Electric Company, mentre sua madre è Annie Laurie Warmack (1900–1984), figlia del ricco fondatore della società calzaturiera di St. Louis, International Shoe Company.
La fanciullezza e l’adolescenza di Claus e Martha – che presto tutti cominceranno a chiamare Sunny tanto lei è solare e brillante – è molto diversa. Nati entrambi a ridosso della Seconda guerra mondiale, hanno un’educazione differente, sebbene entrambi frequentino le migliori scuole. Uno vive la guerra da vicino, con tutto quello che comporta oltre a subire le pesanti illazioni su suo padre; per l’altra, al di là dell’Oceano, la guerra è un dettaglio anche perché Sunny ha già avuto il suo dramma da piccolissima, e l’ha superato. Perde il padre all’età di 4 anni e, come figlia unica ne eredita l’intera fortuna, valutata in 100 milioni di dollari già allora. Un’enormità, che fa di Sunny una delle donne più ricche al mondo. Ma forse anche più sole. Non ha fratelli né sorelle, e sua madre si rifà presto una vita affidandola a bambinaie e tutori che, come un’unica indicazione, hanno quella di far crescere la ragazzina la più contenta possibile.
Sunny, così, comincia già giovanissima ad assaporare la sua esistenza dorata. Ha poche regole, e le aggira regolarmente. Che è bella lo abbiamo già detto, che rappresenta un modello per moltissime ragazze – bionda, occhi azzurri, incarnato perfetto, longilinea e slanciata – e che è anche intelligente, lo aggiungiamo ora. Le piace l’arte, la letteratura; sebbene non sia una studiosa, non cresce certo ignoranti. Insomma, è una ragazza che ha tutto, un po’ come Grace Kelly, altra ereditiera americana che in quei tempi, come Sunny, spopola sulle copertine delle riviste. Alla fine, come per Grace, a Sunny manca solo una cosa, una cosa che gli americani apprezzano moltissimo: un bel titolo nobiliare. Risale almeno al secolo precedente l’abitudine tutta americana di mandare le ricche ereditiere a cercare marito nella vecchia Europa, per fa sì che le ragazze accaparrassero qualche cognome altisonante che magari, nei secoli, non poteva più vantare altre fortune. Così erano state decine, se non centinaia, le giovani statunitensi che si erano accasate con principi, duchi, conti, spesso spiantati, ma con alberi genealogici da fare invidia.
Sunny non sfugge alla regola. Il 20 luglio 1957 sposa Alfred Eduard Friedrich Vincenz Martin Maria, principe von Auersperg, discendente di una importante famiglia austriaca, conosciuto in Svizzera e che, caso mai servisse, nemmeno uno spiantato, ma anche ricco di suo. Dal matrimonio nascondo 2 figli: la principessa Annie-Laurie “Ala” von Auersperg (1958) e il principe Alexander-Georg von Auersperg (1959). Potrebbe sembrare un matrimonio perfetto, ma non lo è. Troppo irrefrenabile Sunny per il serioso Alfred, troppo solare e ciarliera, per un uomo tutto di un pezzo come il principe. Sono insieme fino al 1965, e forse sarebbero andati avanti ancora anche senza felicità se a un ricevimento Sunny non avesse incontrato Claus. Il nostro Claus, che dopo una prestigiosa laurea al Trinity College di Cambridge e aver esercitato la professione di avvocato a Londra negli anni ’50, lavora come assistente personale di J. Paul Getty. E’ un manager in gamba, ormai esperto nell’industria petrolifera, un uomo bello, prestante, nobile, colto.
I due si conoscono. Uno sguardo, ed è un colpo di fulmine per entrambi. Lei corre a lasciare il marito, e l’anno successivo si sposano. Quasi 10 mesi dopo nasce la loro unica figlia, Cosima che sposerà il conte italiano Riccardo Pavoncelli. All’inizio, come è stato per il primo, anche il secondo matrimonio di Sunny appare come un successo. Belli, simpatici e colti, sono una delle coppie più ricercate dello Jet-set internazionale. Ma, come tutte le favole, a un certo punto finisce. Qualcuno dirà che la colpa è da attribuire ai continui tradimenti di lui. Altri sosterranno che è tutto imputabile alla sconsideratezza di lei, viziata, capricciosa, incontentabile e incline all’alcol e all’abuso di farmaci. Così arriva il primo grave problema. ll 26 dicembre 1979, dopo che la famiglia si era riunita per Natale a Clarendon Court, la tenuta di famiglia a Newport nel Rhode Island, Sunny viene trovata senza sensi, e ricoverata in ospedale in stato di coma. Per fortuna, si riprendere. I medici diagnosticano una forte ipoglicemia. Nell’aprile del 1980, altro ricovero fotocopia del primo. Il 21 dicembre dello stesso anno, l’episodio decisivo. Dopo aver dato segni di malessere, Sunny viene trovata il mattino dopo svenuta in bagno. All’ospedale le diagnosticano gravi lesioni celebrali e stato vegetativo persistente. Nel sangue tracce d’insulina 10 volte superiori alla media. In pratica Sunny potrebbe considerarsi morta, ma Claus fa sapere che per nessun motivo al mondo staccherà la spina.
I figli di primo letto di lei, però, insinuano che ci sia proprio Claus dietro ai problemi di Sunny e che lui abbia provato a uccidere la moglie per accaparrarsi l’eredità. Si arriva al processo, e il primo grado vede Claus condannato a 30 anni di reclusione per tentato omicidio. Ma l’appello, condotto magistralmente dal nuovo avvocato di Claus, il professore di legge a Harvard Alan Dershowitz, ribalta la sentenza. A ben vedere, 9 esperiti di livello mondiale chiamati alla sbarra dalla difesa, si dicono concordi nel dire che Sunny era entrata in coma vegetativo grazie a una combinazione di droghe ingerite, alcool e uno stato di salute parecchio compromesso da uno stile di vita per niente equilibrato. Claus viene assolto, ma la suocera estrometterà la nipote Cosima dall’asse ereditario perché la ragazza si era schierata con il padre. Alla fine, sarà von Bülow a rinunciare alla sua quota di eredità purché sua figlia ottenga i 30 milioni di dollari che le spettano di diritto.
Sunny rimarrà in stato vegetativo permanente fino alla sua morte, avvenuta per arresto cardiaco all’età di 76 anni, il 6 dicembre 2008, presso il Mary Manning Walsh Nursing Home di New York. In occasione del suo settantesimo compleanno festeggiato presso la clinica newyorkese dove era ricoverata dal 1980, giunsero un parrucchiere, una estetista, mentre un pianista suonò per lei sua sonata di Chopin. Il funerale della sfortunata ereditiera si svolse il 14 gennaio 2009, presso la Brick Presbyterian Church di New York, la stessa chiesa in cui si erano sposati Claus e lei nel 1959, alla presenza dei tre figli. Sunny riposa nel cimitero della chiesa di Saint Marys a Portsmouth in Rhode Island, non lontano dalla sua tenuta.
Oggi, anche a voler rileggere le carte del processo 100 volte, non si arriverà mai a un giudizio nel merito. Solo Claus avrebbe potuto mettere la parola fine a ogni illazione, ma del resto lui la sua verità l’aveva già raccontata al processo.

RK Montanari
RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Seguici e resta aggiornato

20,673FansLike
9,723FollowersFollow

Leggi anche

Tra i più letti

Articoli correlati