Il conservatorismo come nuova filosofia politica della destra

La destra ha bisogno di una (nuova) filosofia politica. E questa dovrebbe essere secondo noi il conservatorismo, declinato nelle sue diverse forme, da quello liberale a quello comunitario a quello individualistico. Sui giornali e siti del mondo occidentale, è questo uno dei temi del momento: come il conservatorismo possa diventare egemonico o almeno cercare di resistere per frenare l’offensiva del progressismo, che è una ideologia parzialmente diversa dal comunismo, e nuova, ma per certi aspetti altrettanto pericolosa.

Come Raymond Aron fece di fronte al comunismo, bisogna, scrive il saggista canadese francofono Mathieu Bock-Coté sul “Figaro” di domenica 16 maggio, “decostruire le tesi” dei progressisti “al tempo stesso chiedendosi come mai molti professionisti del pensiero le abbiano abbracciate”. Il nuovo comunismo è il progressismo declinato nelle sue varie forme: neofemminismo, “indigenismo”, teoria del genere, cancel culture, “una nuova politica “ che rinfocola la “tentazione totalitaria della modernità” verso “una avversione contro la civiltà occidentale” che la nuova sinistra “vuole semplicemente abbattere”.

La destra, scrive Bock-Coté, sta sottovalutando però il di queste tendenze, da un lato vi ironizza dall’altro pensa che quando gli diventeranno “grandi” abbandoneranno queste teorie. Si tratta di un grave errore, secondo il saggista e pure secondo noi.

“La destra deve prendere molto sul serio il campo avversario che intende andare fino in fondo nell’applicazione della sua dottrina e intende trasformare la società occidentale sul modello dei campi di rieducazione , e di creare un mondo indifferenziato, in cui i sessi vagheranno nella fluidità identitaria e i popoli diventeranno popolazioni intercambiabili”. Di fronte a questa “rivoluzione che cresce” la destra deve abbandonare “il pragmatismo un tanto al chilo”: “è la stessa esistenza della civiltà occidentale, e delle sue nazioni , attraverso la loro identità, la loro e la loro libertà, che è compromessa”.

I moniti di Bock-Coté sono rivolti alla destra francese. Ma potrebbero senza troppi mutamenti essere girati anche alla destra italiana. E del resto molti fatti di questi giorni occorsi in Italia sembrano dare ragione a tale diagnosi.

Che tuttavia, se con destra si intende Fratelli d’Italia, mi pare sia assai più consapevole dei Les Républicains e del Rassemblement national di Le Pen, che la battaglia politica oggi debba essere soprattutto culturale, cioè identitaria.

Marco Gervasoni
Marco Gervasoni (Milano, 1968) è professore ordinario di contemporanea all’Università degli Studi del Molise, editorialista de “Il Giornale”, membro del Comitato scientifico della Fondazione Fare Futuro. Autore di numerose monografie, ha da ultimo curato l’Edizione italiana delle Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia di Edmund Burke (Giubilei Regnani) e lavora a un libro sul conservatorismo.

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Cristina

Buonasera, anche secondo me questo progressismo è anche più pericoloso. Una persona diventa anche ciò che ha conosciuto e potuto scegliere. Un giovane di ora, se cresce solo con i ” fobismi ” sarà pauroso e spaurito ma soprattutto non avrà altri riferimenti e sarà annoiato. Grazie. Lei è sempre in forma ( o formato?) :))

Guido Guastalla

concordo pienamente. La battaglia per l’egemonia culturale sarà decisiva per il futuro del paese, dell’Europa e del mondo. Bisogna orto che i partiti di destra lo capiscano e mettano a disposino e mezzi economici anche modesti, pet tradurre, pubblicare, educare la nuova classe dirigente. O ci sto
GG

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