Il cooperante africano: “Sull’immigrazione ha ragione la Meloni, i nostri giovani devono rimanere”

C’è una parte di Africa che si riconosce molto di più nelle idee di che in quelle di Enrico Letta. È quella parte di Africa fiera ed orgogliosa che soffre nel vedere il proprio popolo in diaspora, che crede nel valore delle identità e delle radici, che vorrebbe scrivere il proprio destino, liberandosi dal giogo di vecchi e nuovi colonizzatori. Il problema è che questa gente non ha voce.

Quando sfogli i giornali o segui i notiziari la narrazione è a senso unico. È quella del fateli sbarcare, fateli arrivare, accogliamoli tutti. È quella dell’Italia “disumana” che nega l’accoglienza. È una narrazione confezionata da uomini bianchi che in Africa al massimo hanno fatto un safari. È per questo che fanno rumore le parole di Louis Michel Nekam, nato 38 anni fa a Yaoundé, la capitale del Camerun.

Segretario generale della Association de Coopération Italie-Afrique (Acia), che si occupa di formare e avviare al i giovani africani, Nekam oggi ha rilasciato una intervista dai toni decisi a Il Giornale. Sta seguendo con grande apprensione ciò che accade in queste ore al di là del Mediterraneo e non riesce a trattenere l’amarezza: “L’ipocrisia francese mi indigna: Parigi accusa di disumanità l’Italia e poi nega l’accoglienza agli stessi africani che ha contribuito ad affamare con le sue politiche”. Il riferimento è allo stop ai ricollocamenti di rifugiati dall’Italia annunciato dalla Francia dopo il caso Ocean Viking.

Per il segretario generale di Acia è “un’assurdità”. Il concetto è chiaro: dopo secoli di politiche coloniali predatorie i francesi non possono tirarsi indietro né impartire lezioni a chicchessia. Sulla gestione del dossier da parte del governo italiano, il cooperante, rovescia completamente la prospettiva: “Lei a casa propria lascerebbe entrare chiunque? Non è aprendo le porte a tutti quelli che vogliono arrivare in Italia che si risolvono i problemi dell’Africa”, dice. “Favorendo le partenze – chiarisce – si continua ad impoverire l’Africa, togliendole ogni chance di riscatto. I giovani africani sono essenziali per il nostro sviluppo”.

La colpa è delle che incoraggiano le partenze e dell’atteggiamento delle istituzioni europee e dei governi italiani che si sono avvicendati in questi anni: “Dire accogliamoli tutti è solo uno slogan ed i risvolti sono drammatici”, attacca il cooperante. Non si rispecchia affatto nelle posizioni di un altro africano, il neodeputato del Pd Aboubakar Soumahoro. È convinto che dovrebbe usare la sua visibilità in modo più utile: “Con la sua voce potrebbe attirare l’attenzione sui veri problemi dell’Africa e dire ai giovani di non partire, perché attraversare il mare è pericoloso e lavorare nei campi per pochi euro l’ora è schiavitù”. E allora, questa la conclusione del colloquio, il governo italiano non deve indietreggiare. “La è l’unica ad aver avuto il coraggio di dire che bisogna fare il blocco navale per impedire agli africani di andare a morire in mezzo al mare”.

Sono le parole di un uomo che non si arrende al declino dell’Africa. Invoca un piano Marshall, crede nello sviluppo e nella cooperazione come unici veri strumenti di emancipazione per la propria terra: “Bisogna dare ai nostri ragazzi strumenti e motivi per restare. Solo così possiamo aiutare veramente l’Africa”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Seguici e resta aggiornato

20,673FansLike
11,213FollowersFollow

Leggi anche

Tra i più letti

Articoli correlati