sabato, Settembre 26, 2020

Il coraggio, l’audacia, la ribellione. 110 anni fa nasceva il Futurismo

Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.

Con questa frase, Filippo Tommaso Marinetti il 5 febbraio del 1909 diede vita ad un’organizzazione culturale, politica, editoriale con un’ideologia che tende a diventare un “costume di vita”: Il Futurismo.

Il Futurismo nasce all’inizio del Novecento, in un periodo di notevole fase evolutiva dove tutto il mondo dell’arte e della cultura era stimolato da numerosi fattori determinanti: le guerre, la trasformazione sociale dei popoli, i grandi cambiamenti politici e le nuove scoperte tecnologiche e di comunicazione, come il telegrafo senza fili, la radio, gli aeroplani e le prime cineprese; tutti fattori che arrivarono a cambiare completamente la percezione delle distanze e del tempo, avvicinando fra loro i continenti.

Marinetti dichiara che il Futurismo è un movimento anticulturale, antifilosofico, di idee, di intuiti, di istinti, di schiaffi e pugni purificatori. I futuristi combattono la prudenza diplomatica, il tradizionalismo, il neutralismo, i musei, il culto del libro.

Il movimento si fonda su undici punti che inglobano i settori dell’esperienza, le arti, il costume e la politica, la morale, facendo del futurismo l’unica avanguardia poliedrica legata ad un’ideologia complessiva, con un impeto ed un ardore rivoluzionario teso a creare un’arte nuova e ad impostare una nuova progettualità per rinnovare anche l’esistenza. Il movimento è animato ed alimentato da un impulso totalizzante. Suo fine è quello di risvegliare la sensibilità attraverso una sensibilità, in cui tutti i cinque sensi fossero proiettati in una continua sollecitazione segnata dalla velocità

Cantare: Il verbo cantare evoca i proemi dei poemi epici e cavallereschi, esaltati dalla tradizione e consacrati da tutti i manuali di storia della letteratura italiana. Marinetti riprende un termine consono al canone per stravolgerlo, per ribaltarne i contenuti, per alternarne significati e finalità, proprio perché si inserisce in un’ottica già d’Avanguardia.

Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.

Il Futurista non è appagato e non potrebbe mai esserlo né dalla contemplazione del paesaggio né dalla meditazione narcisistico-introspettiva del poeta lirico, così come si è configurato sino ad ora. Egli esibisce energia e vigore e si proietta verso l’esterno per cambiarlo attraverso un’operazione decisa di distruzione e sovvertimento dei valori tradizionali e del dogma tramandato in seno alle élite dei dotti. Anzi egli ritiene che non vi debba essere alcuna dicotomia tra il letterato e l’uomo di strada, perché il letterato si deve rivolgere a tutti per sollecitarli al cambiamento, alla ribellione.

La sua è una poesia che entra nella realtà.

Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.

Marinetti ed i futuristi rinnegano il passato e sradicano violentemente la tradizione. Essi intendono definire un punto zero per ricominciare da capo. Si profila un cammino lungo e faticoso. L’intellettuale intende buttarsi nel mondo, quindi anche nell’equivoco, nell’ignoto, addirittura nell’orrifico, ed iniziare un percorso di rinascita, lotta per la sopravvivenza, ribellione contro la propria alienazione e ricerca di una libertà perduta nel tempo: gli elementi primitivi gli fanno da nutrimento e da guida, laddove egli si senta drammaticamente confuso, disorientato e straniato.

Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.

La metafora della guerra si inscrive in un discorso di carattere più strettamente artistico-letterario. Marinetti scrive di militarismo e patriottismo e di esaltazione della guerra, percepita quale sola igiene del mondo: la metafora è forte perché deve servire da distruzione non solo di tutto il passato, ma anche dell’Io narcisistico, della poesia introspettiva, della ripetizione sterile di contemplazioni bucoliche o di pene d’amore. L’artista si rende conto che tutto ciò è stato micidiale, ha appiattito e abbruttito l’uomo. Per questo motivo, Marinetti afferma che bisogna reagire in maniera forte. Il Manifesto di Marinetti e le sue dichiarazioni sono state fraintese nel corso dei decenni, ma egli non intende stendere un trattato di guerra, qui sta parlando di letteratura. La guerra va fatta contro un genere di letteratura ammuffita, ormai marcia e polverosa.

Dal disprezzo della donna Marinetti arriva all’attacco del femminismo: ciò a cui intende riferirsi è un genere lirico che per secoli, ha riempito i nostri manuali e libri di letteratura e che per molto tempo è stata considerata la Poesia per antonomasia, ripetitiva e stanca, che cantava una donna stereotipata: sempre bionda e nobile d’animo, bella ed eterea; assolutamente lontana dalla realtà.

Il Manifesto del Futurismo segna un punto di rottura con tutta la letteratura del passato, si pone come alternativa al pensiero unico degl’anni vissuti dall’artista.

Ed è questo il compito dell’Avanguardista: creare una possibilità. Pensiamo al nostro tempo, adesso.

Riflettiamo su come l’uomo moderno si sia abbruttito. Senza ombra di dubbio la tecnologia ci ha permesso di raggiungere, in ogni ora e in ogni luogo, le destinazioni più lontane. Grazie ad internet abbiamo accesso ad ogni tipo di informazione ma continuiamo a farne un uso sbagliato. Possiamo restare in contatto con chiunque si voglia, restando comodamente al caldo delle nostre case. Sempre più connessi e sempre più soli. I social, poi, sono una finestra sul mondo, l’ostentazione di una vita perfetta volta a compiacere e, con la speranza, di suscitare indivia in chi la osserva. Ci commuoviamo davanti ai video drammatici che spopolano sul web ma giriamo la testa quando ci si presenta, davanti gli occhi, una muta richiesta di aiuto. Siamo i primi che decantano uno ad uno, come un mantra, i problemi che affliggono il nostro Bel Paese ma continuiamo a “combattere” le nostre battaglie ideologiche da dietro lo schermo di uno smartphone.

Forse i tempi sono maturi per una nuova Avanguardia che spazzi via gli schermi moderni. Servirebbero anche oggi, un manipolo di pensatori ed artisti che ci insegni ad essere protagonisti. Un movimento in netto contrasto a questo stato di  alienazione, promuovendo il culto del coraggio e dell’audacia, l’abitudine all’energia e il contrasto all’immobilismo. Avremmo l’esigenza di uomini che: Ritti sulla cima del mondo, scagliano, una volta ancora, la loro sfida alle stelle!

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