Il Coronavirus sarà lo scoglio del “Titanic UE”?

No, Schengen non è stato davvero “sospeso”, è stata chiuso lo spazio Schengen verso l’esterno, mentre all’interno ci sono limitazioni allo spostamento per la popolazione (e si cercano soluzioni per i lavoratori transfrontalieri). In pratica la Ue spera di limitare l’azione di molti Stati che, uno dopo l’altro, stanno reintroducendo controlli alla frontiere.

Un naufragio alla prima tempesta

Sì l’Europa è naufragata miseramente alla prima, vera, tempesta che ha incontrato dalla sua fondazione.

Un passo indietro. La crisi pandemica, prima ancora che l’Oms la definisse tale, è arrivata in occidente, in Italia, già a febbraio. I casi iniziano ad aumentare a cavallo di marzo. Il clima si fa rovente, il nostro governo che prima minimizza (resteranno negli annali delle gaffes l’aperitivo di Zingaretti che invita alla “normalità” a Milano risultando poi positivo al coronavirus, o il della senatrice Pezzopane che minimizza e abbraccia il proprietario di un ristorante cinese, spiegandoci che non è così che avviene il contagio…), poi inizia la corsa ai riparti, predisponendo la chiusura della scuola, poi smentendola dopo 30 minuti per bocca della ministro Azzolina, per poi riconfermarla alle 19 di sera, tanto per venire incontro alla famiglie che dovevano organizzarsi con i figli. Il resto non è storia, ma attualità, lo stiamo vivendo: misure sempre più stringenti, attualmente previste (illusoriamente) fine al 3 aprile. Ma in tutto questo fermento, in questa evoluzione febbrile – è il caso di dire – della vicenda italiana, quindi di uno Stato europeo, che messaggi giungevano da Bruxelles? Nulla. Silenzio totale.

La Commissione come Ponzio Pilato

La nuova Commissione europea ha parlato solo quando è stata costretta, tirata per la giacca. Alla fine, il 17 marzo ha dichiarato sospeso lo spazio Schengen, limitando i viaggi verso lo spazio Ue, ma anche possibilmente all’interno del medesimo. Una decisione presa quando, di fatto, altri Stati l’avevano presa, autonomamente.

Già, perché in queste ultimi giorni, gli Stati della “unione” europea si sono mossi in via del tutto autonoma ed indipendente. Germania, Spagna, Francia, Portogallo, Inghilterra (che sappiamo non far più parte della Ue), Ungheria, Repubblica Ceca, Danimarca, e altri, hanno chiuso i loro confini. La Slovenia, addirittura, lo ha fatto con dei massi sulle vie di collegamento con il nostro Paese.

Tutti intenti ad isolare il virus al di fuori dei propri confini, tutti convinti che fosse l’Italia il problema, l’untrice dell’Unione, e nessuno però altrettanto attento, come si è fatto da noi, nel cercare a colpi di tampone il virus tra la popolazione.

Ora le cose stanno cambiando, dopo averci additato più o meno apertamente, la pandemia è arrivato in molti altri stati e il mascherare (questo è il sospetto che aleggia) i numeri del contagio, magari derubricando i “morti per coronavirus” a semplici “morti”, per tener basse le statistiche, a poco serve: in ogni caso il contagio galoppa. Riprova ne è il fatto che le tanto criticate misure di lockdown italiane ora sono emulate anche dai Francesi, anche dagli inglesi che si erano trincerati dietro un, tanto semplice quando aberrante, “preparatevi a perdere i vostri cari” di Johnson che punta (puntava?) sulla “immunità di gregge”, mirando a far ammalare tutta la popolazione, affinché venga sconfitto il virus. Forse il piano al limite della eugenetica degli inglesi ha trovato più resistenze del previsto se, come pare, ora anche in Uk si va verso misure tese ad isolare la popolazione.

Quello che però non cambia è l’atteggiamento verso il nostro Paese. Infatti, l’Italia è praticamente isolata dagli stati confinanti, come se fossimo noi il problema in Europa, e addirittura gli Stati dell’est, chi prima, chi ora, ha chiuso le strade ai nostri tir, con un ulteriore aggravio per le nostre esportazioni.

Il Titanic Europa sullo scoglio del covid19

È qui quindi sullo scoglio covid19 affonda il Titanic Europa.  Quando non esiste un coordinamento, quando chi siede nella Commissione non si fa portatrice di istante uniche ed unificatrici, quando si interviene solo per tamponare (come nel caso dell’area Schengen) perché tirati per la giacca, lì il sogno di una Europa federale abortisce definitivamente. Siamo tutti contro tutti. O forse tutti contri di noi, almeno per ora… fino a quando l’Italia sarà la Cina dell’Europa, prima ad uscire da questa crisi e a scollarsi di dosso questo virus.

Ma d’altra parte questo atteggiamento pilatesco lo abbiamo subito anche direttamente sulla pelle dei nostri cittadini e soprattutto dei nostri operatori sanitari. La Germania ha vietato giorni fa alle aziende tedesche di vendere all’esterno i respiratori necessari per intubare le persone, questo ben prima che anche il governo tedesco di trovasse faccia a faccia con l’emergenza; la Francia ha bloccato la vendita di ogni materiale DPI all’estero; più recentemente ancora la Germania ha tentato di sottrarci una carico di mascherine comprate dall’Italia alla Cina e transitate per la Germania. Qui le pressioni del nostro Paese si sono fatte tali che il carico è stato rilasciato. Dicono anche la Ue sia intervenuta… forse qualcuno a Bruxelles si è momentaneamente destato dal letargo, difficile saperlo.   Dall’India, Turchia e Russia la situazione non è migliore: tutto fermo. Anche la Romania ha cessato di esportarle.

Qualcuno dice che è normale, che lo abbiamo fatto anche noi all’inizio dell’emergenza, che ogni Stato si comporta naturalmente così. È questo il problema. Perché se si deve ragionare unicamente in termini di “singoli Stati”, ognuno con i suoi vantaggi e svantaggi, allora – di grazia – l’idea europea ed europeista cosa era? Una favola? Parrebbe.

E infatti nell’ultimo decreto c’è una norma che permette alle imprese italiane di produrre mascherine in deroga alle leggi vigenti. L’italica capacità di fare di necessità virtù.

Ma ai non si rinuncia…

In tutto questo, dulcis in fundo, la Commissione una chicca ce la regala. Infatti, pur isolando la zona Ue dal resto del mondo, invitando i suoi cittadini a non spostarsi, non chiude ai richiedenti asilo. In pratica quindi non chiude ai in generale, visto che non ce ne è uno che arrivi e non ci provi a fare richiesta di asili. Poco importa che la stragrande maggioranza non ne ha diritto. Ovviamente questa scelta impatta sulle frontiere esterne della Ue, quindi soprattutto su chi, come noi, ha km di coste che si affacciano sull’africa.

Rimettere in discussione tutto

Non solo l’Europa, alla prima vera difficoltà incontrata dalla sua fondazione, è franata come un castello di carte, ma a conti fatti forse sembra arrecare più danni che benefici.

Ma l’idea iniziale era nobile e va recuperata. Alla fine di questa pandemia dalle dimensioni storiche, così come molte altre cose, anche l’Unione Europea ne uscirà cambiata, rimessa in discussione. Possibilmente in maniera profonda.

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