Il Cremlino sta per eliminare i Talebani dalla lista del terrorismo

La russa, sia interna che estera, assume connotazioni sempre più grottesche: sembrerebbe difficile pensarlo dopo l'invasione dell'Ucraina e le minacce verso i paesi occidentali, eppure sembra che il Governo moscovita abbia deciso di superarsi: in che modo? Rimuovendo i Talebani dalla lista delle milizie terroristiche di cui preoccuparsi.

Questo è quanto dichiarato dal Direttore del Dipartimento asiatico al Ministero degli russo, Zamir Kabulov, il quale avrebbe invitato un comitato talebano al prossimo Forum economico internazionale che si terrà a San Pietroburgo nel mese seguente: decisioni dell'altro mondo, ma d'altronde siamo abituati alle uscite fuori luogo del Presidente russo Vladimir Putin e del suo contingente oligarchico, che di certo non disdegna affatto l'alleanza con gli stati teocratici, basti pensare alle esportazioni dei droni dall'Iran.

Insomma, l'intesa con i paesi musulmani si allarga sempre di più: un atteggiamento piuttosto rischioso se consideriamo anche gli ultimi attentati al Crocus City Hall di marzo, da parte dei fondamentalisti islamici dell' ISIS Khorasan. Una scelta forse dettata anche in parte dell'isolamento al quale è sottoposto il territorio eurasiatico in analisi, che vede restringere il campo dei propri alleati e delle proprie esportazioni quasi ai soli paesi BRICS. 

Vladimir Putin sembra aver bisogno di nuove intese, ma la frenesìa sembra averlo spinto – ancora una volta – nelle mani degli alleati sbagliati. Piccola parentesi storica, dal 1979 al 1989, l'URSS – il cui nucleo principale risiedeva proprio al Cremlino – tentò di trasformare l'Afghanistan in un proprio stato satellite, fallendo dopo 10 anni d'assedio. Anche stavolta, il gigante post sovietico non sembra aver imparato dagli errori commessi dai predecessori, legandosi ancora una volta a forze ostili sia per l'Occidente, sia per la popolazione afghana, aggiogata dalle leggi islamiche imposte con la forza da un'organizzazione ideologica islamista.

In poche parole, un'alleanza che rischia di trasformarsi in un'arma a doppio taglio per la Russia e che di certo non migliora il suo aspetto agli occhi della maggioranza delle società civili tutt'ora esistenti. Le relazioni diplomatiche russe peggiorano sempre di più, tra sanzioni e ostilità dei suoi confinanti che di certo vorrebbero evitare di essere vittima anch'essi delle leggi russe che hanno molto a che vedere con l'era sovietica. Tra antagonisti si intenderanno, oppure si scanneranno a tempo debito, quando le politiche estere ed interne si deterioreranno immancabilmente a causa di un plausibile effetto domino che potrebbe sconvolgere totalmente le multiple alleanze in questione.

Il volto della disperazione stavolta sembra essersi rivelato irrimediabilmente attraverso l'ennesima trovata fuori luogo: altro che Russia laica e religiosamente aperta a tutto, un'apertura verso il mondo talebano sarebbe la prova lampante che la gestione delle relazioni internazionali di Mosca sia nelle mani di qualche inesperto politicante. 

Sarà importante ora, per Vladimir Putin, valutare le ostilità che potrebbero innestarsi nel panorama estero e persino interno, nel caso in cui le alleanze dovessero deteriorarsi: un'intromissione dei fondamentalisti afghani potrebbe minare ulteriormente le difese interne della Russia, che di certo non sono così forti come vorrebbe far credere la propaganda targata Cremlino.

Gabriele Caramelli
Gabriele Caramelli
Studente universitario di scienze storiche, interessato alla politica già dall’adolescenza. Precedentemente, ha collaborato con alcuni Think Tank italiani online. Fermamente convinto che “La bellezza salverà il mondo”.
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