Il DL Rilancio “nasconde” una sanatoria per tutti i migranti illegali. Altro che braccianti e badanti…

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Quella inserita dal governo all’articolo 103 del decreto legge n. 34 del 2020 (DL Rilancio), con la scusa dell’emersione del lavoro sommerso di braccianti e badanti, è di fatto una vera e propria legge di 26 articoli. Si tratta di una sanatoria a tutti gli effetti, molto diversa da quelle fatte negli anni passati.

Due le modalità di regolarizzazione:

  • Il datore di lavoro chiede – dal 1 giugno al 15 luglio 2020 e purché titolare di un reddito congruo – l’emersione di un contratto di lavoro già in essere con uno straniero (questo era previsto anche nelle sanatorie del centro destra del 2002 e 2009);

Oppure può instaurare un nuovo rapporto di lavoro, con il migrante anche irregolare anche che non abbia lavorato per lui (questa è totale novità rispetto alle sanatorie del passato);

  • Lo straniero che ha il permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, che è sul territorio all’8 marzo 2020 e che abbia lavorato prima della scadenza del permesso di soggiorno nel settore previsto (agricoltura, assistenza alle persone, collaborazione domestica) può fare domande per un permesso di soggiorno di 6 mesi; se in questi 6 mesi trova un contratto di lavoro subordinato e prova lo svolgimento di attività lavorativa in quei settori il permesso di soggiorno viene convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro. La cessazione del rapporto di lavoro istituito col contratto stipulato in questo caso, non comporta la perdita del permesso di soggiorno, che continua ad avere validità per almeno un anno, salve ulteriori dilatazioni a seguito di cassa integrazione.

Il datore di lavoro paga un contributo di 400 euro a lavoratore e 130 pagherà lo straniero che chiede il permesso temporaneo

I settori di attività interessati dalla sanatoria sono:

  1. a) agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse;
  2. b) assistenza alla persona per sé stessi o per componenti della propria famiglia, ancorché non conviventi, affetti da patologie o handicap che ne limitino l’autosufficienza;
  3. c) lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare.

Il lavoro pregresso, che secondo il testo provvisorio serve ai migranti per poter fare domanda di permesso di soggiorno per 6 mesi, va dimostrato con modalità da definire. E poi si specifica che nelle more della definizione dei procedimenti di cui ai commi 1 e 2 (cioè la domanda di sanatoria presentata dal datore o dal migrante) la presentazione delle istanze consente lo svolgimento dell’attività lavorativa. Insomma, tutto da vedere se e come questa “esperienza pregressa” verrà richiesta e intanto la sola domanda consente di lavorare.

Non si tratta quindi solo della possibilità per il datore di lavoro di fare domanda per uno specifico lavoratore con il quale c’è già un rapporto di lavoro sommerso, ma il datore di lavoro può avviare anche da zero un rapporto di lavoro con un migrante (irregolare o clandestino) e soprattutto è prevista anche la possibilità per il l’immigrato irregolare (con permesso scaduto) di fare domanda.

Sanatoria per chi è sbarcato in Italia

Il ministro del Sud Provenzano a metà maggio, in una intervista a La Repubblica, ha specificato che la sanatoria vale per qualsiasi permesso di soggiorno scaduto, e quindi anche per chi è stato in possesso di una domanda di asilo che poi è stata respinta.

Questo aspetto ha una grande rilevanza perché di fatto concede la sanatoria a tutti coloro che sono sbarcati clandestinamente in Italia. I dati ufficiali ci dicono che solo il 15% circa di chi è sbarcato in Italia aveva diritto alla protezione internazionale in virtù della Convezione di Ginevra e della protezione sussidiaria della Ue. Ad un ulteriore 30% circa l’Italia ha generosamente concesso un permesso per protezione umanitaria (che si ricorda essere una anomalia tutta italiana e che non riguarda la protezione internazionale dei rifugiati). Pertanto al 50/55% di chi è sbarcato non è stata riconosciuta nessuna forma di protezione, trattandosi a tutti gli effetti di migranti economici, cioè clandestini. Ma chiunque sbarca in Italia, anche se non ha titolo alla protezione, presenta in ogni caso domanda di asilo e nelle more che venga definita la sua pratica, ottiene un temporaneo permesso di soggiorno in qualità di richiedente asilo.

Da quanto dichiara il governo attraverso il ministro Provenzano, anche tutti questi potranno presentare domanda di sanatoria. Ecco che il cerchio si chiude e la sinistra riesce nel suo intento di dare il permesso di soggiorno a tutti i clandestini sbarcati in Italia, anche se non rifugiati.

Forti criticità

Il sistema per un verso è farraginoso, per altro verso è facilmente aggirabile.

Per l’inoltro delle domande la norma non prevede al momento un sistema uniforme, unico e informatizzato, come era avvenuto con successo con la regolarizzazione del 2002. Una vera regolarizzazione è una realtà complessa: far emergere un lavoratore in nero comporta, oltre alla stesura di un contratto di lavoro, anche la definizione della sua posizione contributiva, fiscale, sanitaria e, se straniero, di titolo di soggiorno. Come si garantiranno questi adempimenti senza un dialogo informatico in tempo reale fra i vari soggetti interessati, che si muova su una piattaforma omogenea?

Sono stati diversificati i tempi di presentazione e i destinatari delle domande: il risultato sicuro sarà che Inps, Prefetture e Questure procederanno ciascuna per conto proprio e coi propri tempi, non si sa come e se avverrà il coordinamento.

la gestione della regolarizzazione, con numeri prevedibilmente elevati, andrà avanti per anni. Il permesso “provvisorio” rilasciato allo straniero irregolare che ha fatto domanda di sanatoria potrà protrarsi anche per anni. Nel frattempo, quali saranno le sue fonti di sostegno se manca un contratto di lavoro? La cosa più probabile è che lavori in nero, ma con un titolo di soggiorno “provvisoriamente” regolare;

Il soggetto che ha facoltà di presentare la domanda di regolarizzazione dovrebbe essere esclusivamente il datore di lavoro, altrimenti al danno la beffa: consentire l’iniziativa al lavoratore straniero con permesso scaduto dal 31/10/2019 significa che per questa tipologia di dipendenti il datore di lavoro che oggi impiega in nero persone extraUe farà promuovere da loro la richiesta di permesso di soggiorno temporaneo, e solo dopo concluderà il contratto di lavoro come se fosse nuovo. Così non sborserà nemmeno i 400 euro, facendo invece pagare i 130 al lavoratore.

Inoltre, la presenza dello straniero sul territorio nazionale alla data dell’8 marzo 2020 può essere documentata secondo il testo del DL con un visto qualsiasi, anche per periodi inferiori a tre mesi, o dall’essere in possesso di documentazione di organismi pubblici. Anche quindi biglietti ferroviari non nominativi previsti da generose circolari interpretative ministeriali come in passato? Il fatto che ci si riferisca a qualsiasi visto, anche turistico, fornisce la vera chiave di lettura dell’intento del provvedimento: l’unico elemento che conta è essere presente in Italia in modo non regolare.

Lo scudo penale. La sanatoria uno scudo penale per il datore di lavoro e per il lavoratore per taluni reati. In particolare per il datore di lavoro, per i reati connessi all’impiego passato di lavoratori per i quali è stata presentata la dichiarazione di emersione (anche se di carattere finanziario, fiscale, previdenziale o assistenziale, ma escluso i reati di caporalato);

Per il lavorare, per i reati relativi l’ingresso e il soggiorno illegale nel territorio nazionale, con esclusione del reato di favoreggiamento all’immigrazione.

Le amministrazioni impegnate a trovare gli alloggi. Con il dl Rilancio si chiede alle amministrazioni di impegnarsi ulteriormente, nell’ambito delle rispettive risorse e in continuità rispetto agli accordi assunti in conseguenza del piano triennale contro lo sfruttamento e il caporalato, a garantire condizioni alloggiative salubri per i lavoratori agricoli. Indicazione che potrebbe essere utilizzata talune amministrazioni per favorire gli immigrati nella concessione di alloggi e spazi pubblici.

I costi della sanatoria

Per definire le pratiche che verranno presentate, il decreto Rilancio prevede in capo al ministero dell’interno 30 milioni di euro per il 2020 per assumere personale tramite agenzie interinali e con procedura negoziata, senza necessità di pubblicare il bando di gara. In parole povere i soldi andranno alle solite cooperative rosse.

Il finanziamento del Servizio sanitario nazionale è incrementato di 170 milioni di euro per l’anno 2020 e di 340 milioni di euro a decorrere dall’anno 2021.

Viene autorizzata la spesa di euro 6.399.000, per l’anno 2020, ed euro 6.399.000, per l’anno 2021, per prestazioni di lavoro straordinario per il personale dell’Amministrazione civile del Ministero dell’interno; di euro 24.234.834, per l’anno 2020, per prestazioni di lavoro straordinario per il personale della Polizia di Stato;

di euro 4.480.980, per l’anno 2020, per l’utilizzo di servizi di mediazione culturale;

di euro 3.477.430, per l’anno 2020, per l’acquisto di materiale igienico-sanitario, dispositivi di protezione individuale e servizi di sanificazione ed euro 200.000 per l’adeguamento della piattaforma informatica del Ministero dell’interno – Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione.

Sì prevede un onere pari a 238.792.244 euro per l’anno 2020, a 346.399.000 euro per l’anno 2021 e a 340 milioni di euro a decorrere dall’anno 2022.

Un totale per il triennio 2020-2022 di quasi 1 miliardo di euro di denaro pubblico.

Le grandi differenze con le sanatorie del 2002 e del 2009 del centrodestra

L’accusa rivolte dalla sinistra e dai 5 stelle che il centrodestra avrebbe fatto già due sanatorie nel 2002 e nel 2009 è da rispedire al mittente. Infatti, i provvedimenti presi dagli allora governi nulla hanno a che vedere con l’ipotesi di sanatoria indiscriminata paventata dal governo.

La sanatoria del 2002

Domande presentate: 705.404     

Domande ritenute ammissibili: 694.224  

Lavoratori regolarizzati: 634.728  

La legge 9 ottobre 2002, n. 222 (DL 195/2002) è radicalmente diversa da quanto vorrebbe oggi il governo per una serie di motivi:

  • Erano per la totalità, salvo dei casi fraudolenti che possono sempre accadere, persone che già lavoravano da tempo, dal momento che era richiesto ai fini della regolarizzazione un contratto di lavoro fatto con un datore di lavoro che si prendeva la responsabilità della regolarizzazione il pagamento dei contributi arretrati;
  • Riguardava prevalentemente persone provenienti dall’est Europa, arrivate dopo la dissoluzione dei regimi comunisti e la crisi economica che ha investito quegli Stati, molti dei quali sono successivamente entrati nella Unione Europea (si pensi ai polacchi, rumeni, bulgari), e che quindi da lì a poco avrebbero in ogni caso avuto titolo a lavorare in Italia;
  • Ha riguardato in modo equilibrato uomini e donne con una prevalenza addirittura di donne rispetto a uomini, mentre l’ipotesi allo studio del governo riguarderebbe per la quasi totalità uomini. Questo per il semplice fatto che i dati ufficiali riportano che tra l’80 e il 90% di quanti sbarcati illegalmente in Italia sono uomini;
  • Solo il datore di lavoro poteva presentare la domanda.

Dopodiché, lo schema proposto dal governo è stato: regolarizzazione di chi già lavorava e contestualmente legge Bossi-Fini, quindi forte restrizione su immigrazione illegale, introducendo anche il reato di immigrazione clandestina. Un messaggio inviato dal nostro Paese molto chiaro: ora si fa una sanatoria, da adesso le regole sull’immigrazione sono molto rigide. In definitiva il modello proposto dal centrodestra è un modello virtuoso.

Delle 697mila domande presentate, 340mila furono per colf e badanti e 357mila per lavoratori subordinati. Questo dato suggerisce l’ipotesi che moltissime regolarizzazioni riguardassero cittadini romeni e polacchi, che ai tempi non erano membri della UE (Romania nel 2007 e la Polonia nel 2004).

La sanatoria del 2009

(Legge 102/2009)

La sanatoria del 2009 riguardava solo colf e badanti con contratti già in essere e con la domanda che poteva essere fatta solo da datore di lavoro che inoltre doveva assicurare anche alloggio al lavoratore.

È rivolta solo ad una categoria specifica, per il resto il modello della sanatoria del 2002:

  • Fatta per badanti e collaboratori domestici che hanno già un contratto di lavoro;
  • Presentata solo da un datore di lavoro;

Quindi, ancora un provvedimento rivolto all’emersione di lavoro nero, già esistente. Nessuna sanatoria indiscriminata manco in questo caso. Anzi, al tempo si furono polemica da parte dell’opposizione perché la platea di riferimento era solo quella di colf e badanti.

Un contesto economico e sociale radicalmente diverso.

Negli anni delle sanatorie 2002 e 2009, il tasso di disoccupazione complessivo poteva far supporre che ci fosse possibilità lavoro per le persone regolarizzate.

  • 2002, disoccupazione 9,1%
  • 2009 disoccupazione 7,7%
  • 2020 disoccupazione prevista 12,7% (dato purtroppo fortemente sottostimato perché all’interno del dato statistico sono considerati occupati anche i cassaintegrati, molti dei quali però a causa della crisi COVID-19 non riotterranno il loro posto di lavoro)

Senza contare i cassaintegrati, rischiamo una ecatombe occupazionale. Non è certo il momento di regolarizzare immigrati.

Il fallimento della sanatoria 2012

L’ultima sanatoria risale al 2012 con il governo Monti ed è stato un totale fallimento perché è stata utilizzata largamente in modo fraudolento. Infatti su 134mila domande 116mila sono state utilizzate per assumere colf e badanti nel settore domestico, ma riguardavano in prevalenza maschi che si sono licenziati immediatamente una volta ottenuto il permesso. Solo 4000 sono stati utilizzati nel settore agricolo.

Le reali esigenze del mondo agricolo

Fratelli d’Italia è stato il primo partito a sollevare la questione dell’esigenza di mano d’opera in ambito agricolo, posto che molti lavoratori stranieri stagionali non sarebbero potuti arrivare a causa del coronavirus. Per questo abbiamo subito proposto:

  • Libertà di voucher lavoro in ambito agricolo;
  • Possibilità di utilizzare i percettori di reddito di cittadinanza o di altri sussidi;
  • Attivazione dei “corridoi verdi”, cioè accordi con gli stati di provenienza degli immigrati stagionali, per assicurarne l’arrivo in sicurezza.

Il governo ha volutamente bocciato ogni proposta di Fratelli d’Italia proprio per avere il pretesto di ricorrere alla sanatoria dei clandestini.

La sanatoria non risolve i problemi in agricoltura perché agli agricoltori serve lavoro già specializzato, quindi i lavoratori stagionali. E per la quota di lavoro non qualificato preferirebbero il ricorso ai voucher lavoro, piuttosto che contrattualizzare persone che non hanno esperienza lavorativa.

Infine la sanatoria è una grave ingiustizia nei confronti degli immigrati regolari che annualmente arrivano in Italia per la stagione della raccolta e che tornano alla fine del periodo in patria. Lavoratori che con quei soldi mantengono le proprie famiglie, che hanno sempre rispettato le leggi italiane e che ora si ritroveranno penalizzati e senza lavoro perché il governo italiano ha preferito premiare chi è entrato in Italia violando le nostre leggi.

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