Il fango di Report contro che sale nei sondaggi.

Non si smentisce Report, che ad orologeria, nel momento in cui la popolarità di è all’apice, mette in piedi una macchina del fango mascherata da inchiesta scottante.

Il servizio inizia con un’intervista che la leader di Fratelli d’Italia concede all’inviato Giorgio Mottola lo scorso settembre. Le domande dell’inviato sono provocatorie, formulate in maniera suggestiva e tendenziosa, e fanno riferimento a presunte aderenze di alcuni esponenti di Fratelli d’Italia con la criminalità organizzata.

La Meloni, come riconosciuto anche dalla redazione del programma, non si sottrare e risponde compiutamente, spiegando come le poche volte in cui esponenti del partito si sono trovati coinvolti in vicende giudiziarie di quella natura, Fratelli d’Italia abbia provveduto subito ad allontanarli e che comunque per un partito è estremamente difficile difendersi da persone senza scrupoli che utilizzano la politica per scopi personali, anche quando si cercano tutte le informazioni necessarie e si fa filtro.

Tuttavia l’intervista viene tagliata e le risposte montate ad arte, incomplete e all’apparenza evasive.

Già l’incipit non è dei migliori, ma il seguito del servizio sfiora oltre che il ridicolo i limiti dell’ingiuria.

Si parla di Latina, capoluogo di provincia, che viene raccontata come città di fondazione del ventennio e pertanto luogo simbolo della destra e feudo di Fratelli d’Italia. Teorema a dir poco naïf.

Le vicende di cui ci racconta il valente inviato, sempre lo stesso Mottola, risalgono ad oltre 4 anni fa, un’era geologica per la politica, e racconta delle vicende giudiziarie di un ex deputato di , descritto come se appartenesse ancora al partito, peccato che il soggetto i questione veniva indotto a presentare le dimissioni già nel lontano 2016 e mai ricandidato.

Ed ecco come si dipana la difficoltosissima inchiesta di Report: senza fare alcuna fatica l’inviato va a pescare l’ex deputato di fronte al tribunale di Latina, in un giorno in cui evidentemente si sarebbe celebrata una delle udienze del processo. Chiunque poteva sapeva che l’intervistato si sarebbe trovato in quel luogo, quel giorno, per assistere all’udienza. Nessuno scoop, nessuna ricerca della verità, nessun valore aggiunto in termini di novità. Dopo il giro in tribunale, il giornalista si sposta di poche centinaia di metri e va a piazza del popolo, sede del Municipio, per intervistare il sindaco di Latina, uomo di sinistra a capo di un progetto civico che ha Fratelli d’Italia all’opposizione, in scadenza di mandato e in piena campagna elettorale per le amministrative della prossima primavera.

Cosa c’entrino le dichiarazioni di un sindaco che all’epoca dei fatti narrati neanche era sul panorama politico cittadino e che nulla aggiunge al racconto dei fatti, non è dato sapere. Sorge il dubbio di un assist elettorale, dubbio che rende ancor più deplorevole l’intento denigratorio del servizio. Per il resto ci si limita ad un collage di informazioni dell’epoca, riportate già anni fa sulla cronaca locale e nazionale.

Dopo l’affaire Latina, poi, per completare, si accosta incomprensibilmente il partito della Meloni al mondo composito e variopinto della destra più radicale, da Casa Pound a Forza Nuova, senza alcun criterio narrativo o motivazionale.

Tutto il servizio è un potpourri di accostamenti gravissimi, ricostruzioni incomplete, illazioni e allusioni, una commistione di episodi composta ad arte, con l’omissione di precisi riferimenti temporali che avrebbero dato la misura dell’inconsistenza totale della notizia.
Non è nuovo Report a questo gioco, che puntualmente ripropone ad ogni impennata di nei sondaggi. Ma si sa, i limiti del diritto di cronaca sono a volte labili e chi fa del giornalismo uno strumento di propaganda sa bene come giostrarsi in questa danza tra l’inattendibile ed il verosimile

E non bastano le dichiarazioni del conduttore Ranucci, pronunciate con un velo di denegata ironia, che ha affermato affettato che la Meloni è persona onesta.

Sembrano infatti solo un ipocrita salvacondotto per tentare di lavare l’onta di un giornalismo politicamente orientato e intellettualmente -oltre che deontologicamente- disonesto.

È dovere del giornalista rispettare il dovere di lealtà e buona fede e raccontare la verità sostanziale dei fatti, non costruirne una ad uso e consumo della propaganda, ancor di più se si tratta di servizio pubblico, perché chi paga per quel tipo di informazione sono tutti i cittadini italiani.

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Pino

Ma al di là del parere del giornalista in questione i fatti sono fatti , in questo paese nessuno è colpevole , eppure alberga : mafia , ndragheta, camorra e chi più ne ha più ne metta !!! Le accuse fatte sono circostanziate e ben si conoscono i personaggi citati , pertanto voler far apparire da parte della trasmissione un assist a favore di altri partiti mi appare oggettivamente una ricostruzione molto fantasiosa . Certe persone devono sparire dalla scena politica perché non fanno il bene della città e del territorio tutto .

Don Chisciotte

Veramente qui una rete pubblica ha mandato in onda un servizio parziale e tendenzioso addossando ad un partito intero le colpe di un singolo e ripescando episodi di anni e anni fa. Inoltre le domande fatte al Sindaco di Latina nella narrazione della pseudo inchiesta non spostavano nulla, dunque altro non era che uno spot elettorale. I giornalisti una domanda ad una persona la fanno e la pubblicano se aggiunge qualcosa al racconto. Sapere che Coletta non è andato più allo stadio che cosa ha aggiunto?

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