Il “fisco amico” del governo Meloni funziona: le tasse calano ma le entrate tributarie aumentano

La riduzione delle tasse è sempre stato un dichiarato obiettivo del centrodestra. Se infatti da sinistra continuano imperterriti i tentativi di mettere le mani nelle tasche degli italiani in cerca di una crescita economica che in queste modalità non potrà mai avvenire – ultimo caso è il ritorno della patrimoniale nel dibattito politico (della sinistra) – la destra, e in particolare questo governo, ha fin da subito confermato che uno dei suoi obiettivi principali è quello di ridurre l'ammontare delle imposte che oggi grava sui cittadini. È significativo allora il dato che constata il fattuale impegno che il ha profuso verso tale obiettivo: nei suoi primi quattordici mesi di mandato, il Consiglio dei Ministri ha dedicato ben 32 testi, il 17% del totale, a politiche finanziarie e fiscali. Un lavoro costante che ha portato a degli ottimi risultati: un esempio sono le previsioni di questa legge di Bilancio che riformano completamente il regime Irpef, con l'accorpamento dei primi due scaglioni e conseguente riduzione dell'aliquota dal 25% al 23% per i redditi da 15.000,01 a 28.000 euro. O ancora la conferma della riduzione del cuneo fiscale e contributivo con percentuali mai raggiunte prima: -6% per i redditi fino a 25.000 euro e -7% per i redditi fino a 35.000 euro.

E ottimi risultati sono arrivati non solo nella normazione ma anche nell'attuazione di tali politiche. A sancirlo è Bankitalia nella sua pubblicazione statistica “Finanza pubblica: fabbisogno e debito”: stando ai dati, nello scorso novembre le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono aumentate del 12,3%, equivalente a 5,7 miliardi in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Anche lungo tutto l'anno 2023 si è registrato un significativo aumento: nei primi undici mesi, le entrate sono state 480,1 miliardi di euro, registrando una crescita del 7,5%, pari a 33,6 miliardi di euro in più rispetto al 2022.

L'obiettivo come detto è chiaro: ridurre le tasse e la pressione fiscale che grava su ogni cittadino. “Stiamo cercando di disegnare un fisco diverso – ha spiegato in conferenza stampa di fine anno – un fisco che non disegni un rapporto tra uno Stato e un suddito ma il rapporto tra uno Stato e un cittadino”. Non più dunque un fisco vessatorio che fa sentire la propria durezza sui cittadini con immancabili ripercussioni sulla crescita. Lasciare libero il cittadino è la priorità, ma ciò non vuol dire allentare la presa sui controlli: così facendo, anzi, si razionalizzano i controlli sulle evasioni, grazie a uno Stato che è comprensivo ma “quando nonostante quella comprensione, nonostante quella disponibilità, dovessi cercare di fregare lo Stato italiano, diventa più efficace”. Ora anche Bankitalia conferma che quella imboccata dal governo è la strada giusta: la formula “più assumi, meno paghi” funziona.

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