Il governo Meloni per il diritto all’istruzione: piano per borse di studio più eque e corpose

Allo studio del governo vi è una riforma che riguarderebbe un nuovo piano di borse di studio. Lo ha annunciato lo stesso presidente del Consiglio Giorgia durante la conferenza stampa di fine anno. La riforma è uno degli obiettivi del premier di questo inizio anno: “Sto lavorando già da tempo – ha detto – a un piano di borse di studio per studenti meritevoli che non hanno condizioni di reddito adeguate a fare quello che meritano di fare”. Il tema è molto delicato e punta a stabilire anche il merito come criterio per ricevere borse di studio. Su questa scia si pone la nuova riforma della fu 18App, che ora prevede un primo bonus destinato agli studenti neo-maggiorenni appartenenti a famiglie con un Isee basso e un secondo bonus, la “Carta del Merito”, che appunto premia chi ha raggiunto la valutazione massima di 100/100 all'esame di Stato.

In questa direzione si dirige la nuova riforma delle borse di studio, in sostegno degli studenti da 13 anni con voti alti e redditi bassi: “Si tratta di un impegno molto importante che valorizza il diritto allo studio nel nostro Paese e che ora il Presidente del Consiglio intende ulteriormente rafforzare”. Così il ministro dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, che ha chiarito qual è l'obiettivo del governo: “Fornire agli studenti i mezzi più idonei per coltivare il proprio talento. È uno sforzo – continua – che deve vedere tutti coinvolti, dal governo alle Regioni cui spetta un ruolo fondamentale sul diritto allo studio”. Sul tema, il ha già utilizzato 10 milioni di euro derivanti dal PNRR e ha reso possibile una maggiore fruizione dei bonus grazie all'allargamento della platea dei beneficiari, cui è seguito lo stanziamento di nuovi fondi, che sono più che raddoppiati: nella legge di Bilancio si è passati dai precedenti 17 milioni agli attuali 36 miliardi di euro. Puntare su una nuova piattaforma di borse di studio consentirebbe così di far crescere il numero degli aventi diritto.

Ma non solo: attualmente il compito di dotare gli studenti dei bonus spetta alle singole Regioni, che affiancano alle borse di studio altri aiuti, come quello per il trasporto pubblico. Inutile dire che le Regioni sono dotate di disponibilità diverse tra loro, così da creare delle nette differenziazioni tra studenti di diverse zone d'Italia. In sostanza, lo stesso studente non sa se potrà usufruire di incentivi allo studio in diverse Regioni. Con un favore, ovviamente, per le Regioni più ricche, cosa che corrobora il dato sulla dispersione scolastica nelle zone più povere: il 12% di italiani tra i 18 e i 24 è arrivato (al massimo) alla terza media, con percentuali molto più alte quanto più si scende verso sud. Unificare la legislazione consentirebbe di rendere giustizia a tutti gli studenti tramite una distribuzione più equa delle risorse. Con il conseguente miglioramento delle condizioni di studio per gli studenti meno abbienti residenti nelle Regioni più povere.

Altro tema che sarà affrontato in questo modo sarà l'annoso problema degli studenti idonei a ricevere la borsa di studio ma, nei fatti, non beneficiari a causa di carenza di fondi. Già lo scorso anno qualcosa si è mosso sul tema: “Nel 2023 – ha detto ancora Bernini – abbiamo stanziato 17 milioni di euro per eliminare l'odiosa figura degli idonei non beneficiari di borsa di studio coprendo, per la prima volta, tutti gli aventi diritto”.

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