Il Governo mente sulla Sbai: ancora nessuna scorta dopo minacce islamiste

Avevamo parlato la scorsa settimana dell’anomalia della mancata scorta alla giornalista e presidente del centro Averroè Souad Sbai, dopo le pesanti minacce ricevute da un imam dal carcere di Alessandria.

Il detenuto Boutcha El Allam, guida spirituale della popolazione carceraria islamica dell’istituto di pena di Alessandria, già detenuto per traffico di stupefacenti, è stato sottoposto ad una misura cautelare per aver istigato all’odio ed al terrorismo, dopo essere stato intercettato mentre spingeva i suoi fedeli a sgozzare la Sbai, rea di lottare per i delle islamiche e contro ogni forma di radicalismo islamista.

Ebbene, la vittima delle minacce si era accorta del che incombeva sulla sua testa apprendendolo dalla stampa, che riportava doviziosamente i passaggi delle intercettazioni in cui l’Imam non solo gliele prometteva, ma spingeva altri a farle del male. Minacce gravi, concrete e attuali, per le quali l’uomo veniva addirittura sottoposto a misure restrittive. Peraltro è cosa ben nota che il fenomeno della radicalizzazione in carcere è tanto grave e pressante da essere continuamente attenzionato dagli inquirenti. Eppure nonostante ciò, alla Sbai non veniva assegnata nessuna scorta, nessun tipo di protezione personale.

Fratelli d’Italia, rilevata l’assurda anomalia, ha presentato prima un’interrogazione al a prima firma Fazzolari, a cui non è seguita alcuna risposta,  poi una alla , a prima firma , chiedendo lumi al Ministro dell’Interno rispetto a questa imperdonabile inerzia e sottolineando la gravità del .

Alla , costretto dall’interrogazione a risposta orale di Fratelli d’Italia, in Commissione Affari Costituzionali, il sottosegretario Ivan Scalfarotto  ha affermato con convinzione che l’UCIS (l’Ufficio presso il Ministero che si occupa di sicurezza personale e delle scorte) aveva comunicato che la prefettura di aveva già disposto l’adozione di una misura tutoria nei confronti della Sbai, riservandosi ulteriori approfondimenti.

Ebbene, la risposta circostanziata avrebbe dovuto essere satisfattiva delle richieste degli interroganti e soprattutto delle esigenze di sicurezza della vittima delle minacce.

Si usa il condizionale tuttavia, perché la Sbai, preso atto della risposta del sottosegretario, nega di aver ricevuto non solo alcun tipo di protezione, ma anche alcun tipo di comunicazione da parte della prefettura o del ministero.

Ancora nessuna scorta e ancora nessun contatto con l’interessata, come se nulla fosse accaduto. Si deve ritenere dunque che la misura tutoria di cui parla Scalfarotto sia una sorta di scorta fantasma?

Tutto ciò ha del paradossale, anzi come meglio ha detto il presidente , tutto ciò è “inaccettabile”: il Ministro dell’Interno resta inerte nei confronti di una donna coraggiosa e che si trova oggettivamente esposta ad un rischio, mentre in altre circostanze, palesemente meno gravi, è stata mostrata una solerzia non indifferente.

 

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