Il ministro ha pianto. Anche noi.

Tutta l’Italia ieri ha avuto modo di osservare il pianto commosso del Ministro Teresa Bellanova nell’annunciare la regolarizzazione di un numero compreso tra 200mila e 600irregolari. Una misura frutto unicamente di quel furore ideologico che produce mostri del buonismo: “restiamo umani”, “abbraccia un cinese”, “l’unico virus è il razzismo”, “accogliere tutti”. Ne abbiamo ascoltati troppi.

Una misura che non tiene conto della tanto bistrattata realpolitik, delle reali esigenze del Paese, della nostra economia: quando un popolo sacrifica tutto in nome del buonismo, degli unicorni rosa, della retorica spicciola e sentimentalista, perde il contatto con la realtà. Ciò che fa rabbia è che il popolo la realtà la conosce, la osserva, la vive quotidianamente. E non è rappresentato da chi a questo patto col reale viene meno.

A nulla sono bastati gli avvertimenti delle parti sociali: non è servito che il Comitato Tecnico Scientifico avvertisse dell’inutilità, oggi, e della dannosità, domani, di una regolarizzazione coatta; non è non è bastato chi, come le grandi sigle dell’agricoltura, richiedesse l’utilizzo di vaucher per far fronte alla problematica; non è bastato chi, come il comparto agricolo lombardo, avesse richiesto fondi e si è trovato – come unica misura settoriale – una sanatoria dannosa; non sono bastati i sociologi che hanno avvertito come “nello Stato in cui versa il Paese, si creerebbero solamente sacche di futuro scontento sociale”; non è servito chi avesse fatto notare che già erano stati prorogati i permessi di lavoro fino al 31 agosto.

Non è servito nemmeno chi, a sinistra, tra cui la segretaria generale Cgil, Logiacco, avvertiva che una regolarizzazione a tempo avrebbe creato situazioni di diritto imbarazzanti e la creazione di nuovi schiavi.
Si è detto che la misura avrebbe aiutato il comparto agricolo, smentita arrivata quasi in diretta: la regolarizzazione di ogni singolo irregolare avverrà tramite segnalazione dello stesso datore di lavoro, il quale dovrà pagare 400 € per ogni singolo lavoratore in nero da contrattualizzare, più 160 euro di contributo fisso e 30 euro per la domanda.

Ragioniamo in soldoni, l’unica cosa che conta: qualora un imprenditore agricolo abbisognasse di 100 lavoratori – qualora questi fossero irregolari – per metterli in regola nei 6 mesi di vigenza della misura dovrebbe spendere 40.000 euro, oltre 16.000 euro ed ulteriori 3.000 euro, per un totale di circa 59.000 euro.
Credevate che la posizione degli irregolari la regolarizzasse il Ministro? Illusi.
Ma non è per questo motivo che il Ministro Bellanova dovrebbe vergognarsi, no. Deve farlo per quelle lacrime in diretta. Deve – dovrebbe quantomeno – farlo per amor proprio e per rispetto degli italiani che tirano la cinghia da mesi, vivendo di promesse, di Godot che non arrivano mai e di pazienza infinita che sta per giungere al culmine.

Quelle lacrime sono l’ennesimo atto di propaganda governativa, non fosse bastato l’aver mandato allo sbaraglio una ragazza rimpatriata dalle terre del terrorismo pur di farsi due selfie.
Non è stata versata mezza lacrima per medici, infermieri, commercianti, forze dell’ordine, partite I.V.A., cassaintegrati, liberi professionisti, casalinghe, imprenditori, disoccupati dignitosissimi che in questi mesi si sono arrangiati per tirare a campare.

Di fronte agli imprenditori suicidatisi per impossibilità di far fronte alle ristrettezze economiche si è detto “Siamo dispiaciuti”.

Per loro non è stato adottato alcun provvedimento in tempo utile. Per regolarizzare mezzo milione di futuri elettori di sinistra son bastate 2 settimane.
Ed ora si piange per la grande “battaglia di civiltà”, quasi che fosse di questa che l’Italia aveva bisogno. Servirebbe rispetto per gli italiani.
E qualche lacrima di coccodrillo in meno.

Nello Simonelli
Nello Simonelli
Nello Simonelli nasce ad Avezzano (AQ) il 26 novembre 1988. Sin da bambino interessato a tutto ciò che verte intorno al mondo del giornalismo e della scrittura, si laurea in giurisprudenza all’Università degli Studi di Teramo nel 2014, per poi dedicarsi ad attività che spaziano dal teatro alla dirigenza sportiva, dedicandosi ad ulteriori studi nel ramo del marketing e della comunicazione oltre che del diritto sportivo. Lavora presso lo Studio Legale Simonelli di Avezzano, è responsabile del circolo cittadino di Nazione Futura, scrive per diverse testate locali, nella Marsica ed in Abruzzo, e di approfondimento politico e sociale.

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