Il nuovo decreto immigrazione: contrasto alle mafie e pene più aspre per i trafficanti di vite umane

“Il nostro compito è cercare soluzioni ai problemi”: è questo l’obiettivo del Governo Meloni, anche e soprattutto per quanto riguarda l’immigrazione, tema centrale dell’ultimo Consiglio dei Ministri, tenutosi significativamente a Cutro dopo i tragici eventi del 26 febbraio.

In tale occasione è stato infatti approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di flussi di ingresso legale dei lavoratori stranieri e di prevenzione e di contrasto all’immigrazione irregolare.

Analizziamone i caratteri e le principali novità introdotte.

Il decreto mira a contrastare il traffico di essere umani colpendo, innanzitutto, gli scafisti, primi responsabili della morte di vittime innocenti, che non possono e non devono agire indisturbati (come accaduto finora). Sono state varate nuove pene e nuovi reati legati alla tratta degli esseri umani. Nei confronti di coloro che favoriscono il processo di immigrazione cladestina è stato previsto un inasprimento delle pene, condannandoli fino a 30 anni in caso di morte di più persone.
Viene così introdotto il nuovo reato di: “morte o lesioni come conseguenza di delitti in materia di immigrazione clandestina”.

Con la nuova legge saranno date maggiori garanzie ai lavoratori stranieri, concedendo loro una nuova stabilità (le quote di stranieri da ammettere in Italia saranno infatti definire per il triennio 2023-2025). Tra questi, verranno favoriti coloro che fanno parte di quei Paesi che promuovono campagne sui rischi connessi ai viaggi illegali realizzati dai trafficanti, sottolineando il fatto che “non conviene pagare gli scafisti, non conviene rischiare di morire perché ci sono minori possibilità per chi entra illegalmente pagando gli scafisti, di quante ce ne siano per chi non lo fa”, come dichiarato dalla stessa Premier durante la conferenza stampa a seguito del Consiglio.

È stata data particolare attenzione anche al tema delle agromafie: è fondamentale combattere la criminalità nel settore agroalimentare, che guadagna attraverso lo sfruttamento dei lavoratori immigrati.

Un altro tassello fondamentale riguarda i centri per migranti. L’obiettivo è quello di intervenire in tutti quei casi in cui tali centri non risultino avere una gestione chiara e trasparente, sostenendo, al contempo, una maggiore speditezza nello svolgimento delle procedure dei centri di permanenza per i rimpatri (CPR), fatto comunque salvo il rispetto delle disposizioni in materia di leggi antimafia e delle misure di prevenzione. Lo scopo finale è quello di evitare una permanenza troppo lunga all’interno dei centri e di sveltire il processo per il rimpatrio di tutti gli immigrati entrati illegalmente in Italia.

Infine, è stata prevista una restrizione in tema di protezione speciale, attraverso l’attuazione di questo strumento solo per i casi previsti dalla legge, senza che esso sia utilizzato indistintamente per tutti e in maniera impropria.

Tale decreto rappresenta dunque un passo fondamentale per contrastare l’immigrazione illegale e la tratta di essere umani. L’irregolarità degli ingressi del nostro Paese non può più essere accettata né può essere ignorata. Occorre che sia quindi favorito un meccanismo per regolamentare e regolarizzare le modalità di entrata in Italia, seguendo quanto previsto dalla legge, così che siano evitate le morti in mare e il guadagno da parte degli scafisti sulle spalle degli innocenti. Tutto ciò deve essere inserito anche in un’ottica europea, essendo la tematica dei migranti a carattere sovranazionale: “Servono azioni concrete dell’Ue, a partire dalla cooperazione e dalle risorse.”

Alla base del nuovo decreto vi è un buonsenso e una ragionevolezza che vuole tutelare il nostro Paese sul fronte della sicurezza generalmente intesa, ma che mira anche a offrire migliori soluzioni a quanti intendono raggiungere l’Italia, seguendo quanto disposto dalla legge e senza incorrere in rischi per la loro incolumità.

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