Che cos’è un paradosso? Dove risiede la qualità di una contraddizione? L’incoerenza genera, talvolta, occasioni concrete di esistenza. La vera sfida dell’antropologia moderna è quella di convivere con le fragilità umane, reggendo criticamente lo sguardo dinanzi a errori, dubbi, incertezze e precarietà diffuse. Una tolleranza assoluta verso tutto e tutti quale madre di ogni intolleranza: la libertà del singolo incrocia troppo spesso le lame con quella altrui, collettiva o individuale che sia. Gestire l’intollerabile, le proprie ambiguità, operando per il meglio, limando storture, sopravvivendo alla follia insita in ogni tempo ed epoca, senza, tuttavia, rinnegare se stessi. Esistono i popoli, le nazioni, l’umanità persino, perché vi sono singoli individui chiamati, per diletto, per necessità, per convinzione o fede, alla relazione con il prossimo. È un dato di fatto che viene spesso dimenticato. Un “noi” astratto, generico e teorico, si fa largo nell’immaginario collettivo, silenziando la voce dell'”io”, depositario quest’ultimo di una parola che è sempre situata storicamente, in un vissuto fatto di carne e sangue.
Di fronte all’ingiustizia e al dolore, l’uomo si avverte mancante, deficitario, responsabile soprattutto. Solo e sfinito tenta così di uniformarsi a mode e pensieri omologanti, rigettando la vitalità del dubbio, frustrando desideri e progetti, in nome di una falsa e autoritaria idea di libertà.