Il pentimento del Boss camorrista Francesco Schiavone: una vittoria del 41 bis

Dopo 26 anni passati nel regime del carcere duro, Francesco Schiavone, noto Capo della Camorra nel Clan dei casalesi, ha deciso di pentirsi al fine di collaborare con la giustizia: anche i suoi figli, Nicola e Walter, tempo decisero di prendere la medesima scelta.

Schiavone detto “Sandokan”, fu arrestato nell'anno 1998 e detenuto con la formula del 41bis, utilizzata per i criminali famigerati: ora la sua decisione potrebbe finalmente agevolare la lotta contro la , una piaga che da tempo immemore devasta la nostra penisola.

Il Sottosegretario alla giustizia, Andrea Delmastro, ha commentato la vicenda come di seguito:”   Dopo 26 anni di 41 bis, finalmente ha deciso di collaborare con la giustizia. Il carcere duro funziona: non dobbiamo mai perdere la speranza di sconfiggere la mafia”. Anche Chiara Colosimo, deputata di e detentrice della Presidenza in commissione Antimafia, ha commentato positivamente l'accaduto: ”Il pentimento di Schiavone rappresenta l'ennesimo durissimo colpo alla camorra e al crimine organizzato e la vittoria dello Stato che non ha mai smesso di contrastare un fenomeno criminale devastante per il futuro della nostra nazione”.

Il pentimento di Francesco Schiavone è un'ottima notizia, anche considerando l'impatto che potrebbe avere nelle nuove operazioni contro le cosche camorriste che proliferano sul territorio italiano.

Sebbene in molti abbiano da ridire sul regime del 41 bis e su molte altre misure adottate dagli apparati italiani che si occupano di questioni rivolte al crimine organizzato, sembra che i provvedimenti utilizzati fino a questo momento abbiano sortito un'ottima efficacia.

Combattere la Mafia, d'ogni genere, è un dovere di tutti, poiché questa è tutt'altro che invincibile; Per citare  il Giudice Giovanni Falcone, ucciso nella strage di Capaci del 23 Maggio 1992:” La Mafia è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine”.

L'impegno a sgominare le bande criminali sul suolo italiano, è un diritto ma anche un dovere morale, nei confronti di tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita per combattere un fenomeno mostruoso, sconfiggendo il velo dell'ipocrisia che si cela sopra il volto delle consorterie malavitose.

Se riuscissimo a tenere a mente il monito di un altro grande personaggio italiano, il Giudice Paolo Borsellino – già collega di Falcone -, secondo cui :”Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”, a quel punto riusciremmo a concepire il valore del coraggio nel condurre una vita sana, lontana dal parassitismo e dal timore delle ritorsioni da parte di chi scioccamente crede di avere in mano le sorti del mondo, mentre nei palmi non ha nient'altro che sangue innocente e bitume vandalico.

Gabriele Caramelli
Gabriele Caramelli
Studente universitario di scienze storiche, interessato alla politica già dall’adolescenza. Precedentemente, ha collaborato con alcuni Think Tank italiani online. Fermamente convinto che “La bellezza salverà il mondo”.
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