Il Presidente iraniano Raisi è morto: le reazioni degli stati e il cambiamento geopolitico

Ieri, mentre viaggiava a bordo di un elicottero, il Presidente iraniano Ebrahim Raisi ha perso la vita durante un incidente dovuto con buone probabilità alle condizioni meteorologiche non ottimali.

Con lui sono morti anche tutti gli altri passeggeri, tra cui: il Generale Mehda Mousavi, il tecnico di volo, i due piloti, le guardie del corpo presidenziali ed anche un membro della base “rivoluzionaria” di Ansar Al-Mahdi. All'interno dell'eliveicolo, altri viaggiatori come il Ministro degli iraniano Hossein Amirabdollahian, il Governatore della provincia azera orientale Malek Rahmati ed anche l'Imam Mohammadali Al-Hashem.

Visto e considerato che l'elicottero sarebbe scomparso tra le montagne, sembra che l'utilizzo di un drone in grado di recepire le fonti di calore e di individuare conseguentemente le ubicazioni abbia facilitato il ritrovamento del relitto e dei corpi reperiti fino a questo momento.

La TV nazionale iraniana, ha definito il Presidente come un “Martire del servizio”, mentre l'Ayatollah Khamenei ha assicurato che nonostante la perdita, non ci saranno problemi nella sostituzione del Primo ministro e che l'esecutivo teocratico continuerà a lavorare nonostante tutto. Questo messaggio è stato rivolto verso gli “amici e i nemici” dello Stato islamico, immancabilmente anche verso Israele, nonostante il suo coinvolgimento stavolta non sia stato minimamente preso in considerazione: come sopra, sembra che la nebbia sia una delle cause atmosferiche principali ed al momento non c'è nessuna pista su eventuali dinamiche esterne.

Nel frattempo, è arrivato il cordoglio dai suoi alleati BRICS : il “Presidente” cinese Xi Jin Ping, avrebbe definito la sua morte come una grande perdita per la popolazione iraniana, mentre Vladimir Putin, Leader del Cremlino, ha conseguentemente dichiarato l'importanza di Raisi nello sviluppo delle relazioni tra Iran e Russia, considerandolo come un “Vero amico”. Nessun dubbio che la Repubblica Popolare cinese e lo Stato eurasiatico potessero dimostrarsi indifferenti verso l'accaduto: in particolar modo il secondo ha un grande interesse nelle dinamiche interne iraniane, considerando che i droni Shahed usati per l'invasione del territorio ucraino, vengono proprio dalle fabbriche dello Stato islamico in questione.

Il cordoglio è ovviamente arrivato anche dalle milizie paramilitari ed integraliste islamiche degli Houthi yemeniti e quelle libanesi di Hezbollah, le quali considerano la morte di Raisi come una perdita per il mondo islamico. Piuttosto palese il rammarico delle due forze precedenti, anche considerando il feeling con il governo teocratico di Teheran e le considerazioni verso l'ex Presidente valutato come il “Protettore dei movimenti di Resistenza”.

Essenzialmente, le condoglianze sono arrivate da moltissimi stati; Dopo la vicenda, anche il Presidente italiano, Giorgia , ha deciso di esprimersi, chiaramente dopo aver convocato una riunione a Palazzo Chigi con il Ministro della difesa Crosetto, Il Minstro degli interni Piantedosi, Il Sottosegretario alla Presidenza Mantovano ed alcuni componenti dell'Intelligence italiana.

Il Premier Meloni ha poi rivolto la propria solidarietà verso il popolo ed il Governo iraniano, nella speranza che il suo successore riesca a portare stabilità nella Regione araba, ora nel Caos dovuto dal conflitto tra Israele ed Hamas. In effetti, il rischio di questo avvenimento, è che il rancore inizi a crescere a dismisura e che la “paranoia” di un attacco nemico possa avere la meglio sui ragionamenti vagliati dal buon senso.

Nel frattempo, c'è chi nel paese mediorientale accoglie in modo del tutto differente la scomparsa di Ebrahim Raisi: in alcune one dell'Iran, i dissidenti del regime sparano fuochi d'artificio in aria per festeggiare la morte di quello che con buona evidenza viene ritenuto un oppressore.

La scomparsa del Presidente iraniano avvenuta ieri, non deve però distogliere le forze occidentali dalla brutalità con cui il Governo di Teheran tratta i suoi oppositori. A tal proposito, basti pensare alle azioni della polizia morale nei confronti delle donne ed alle condanne a morte, verso chiunque dimostri di volersi ribellare al sistema. Inoltre, sarebbe opportuno rammentare che: le modalità utilizzate dall'Iran per la conduzione delle proprie campagne militari, siano il  frutto di un fanatismo da “Guerra Santa”, nonché prodotto di un sentimento astioso ed irrazionale, altrettanto inutile e dannoso per chiunque.

Gabriele Caramelli
Gabriele Caramelli
Studente universitario di scienze storiche, interessato alla politica già dall’adolescenza. Precedentemente, ha collaborato con alcuni Think Tank italiani online. Fermamente convinto che “La bellezza salverà il mondo”.

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