Il programma sui Trasporti di Fratelli d’Italia si basa su azioni e misure “reali” finalizzate al raggiungimento di un obiettivo che sfugge ai più: rendere il territorio nazionale veloce, connesso e smart. Senza fronzoli.

di Massimo Ruspandini, capo gruppo in Commissione Trasporti al Senato e Responsabile nazionale del Dipartimento Trasporti di Fratelli d’Italia, e Marco Carmine Foti, dirigente nazionale del Dipartimento Trasporti di Fratelli d’Italia.

Lo diciamo da sempre, a partire dalle Regioni in cui governa il centro destra: un territorio, per essere competitivo, deve essere accessibile, intermodale, veloce, smart e sostenibile. Cinque pilastri che definiscono con chiarezza l’idea del “sistema dei trasporti” di Fratelli d’Italia.

Accessibile significa disporre di servizi di mobilità efficaci, efficienti e soprattutto rispondenti alle esigenze di tutti i cittadini, indirizzati verso i poli urbani e metropolitani, le aree montane, i borghi antichi, i nodi socio-sanitari, i servizi pubblici e le iniziative commerciali, gli hub aeroportuali ed i nodi ferroviari, comprese le stazioni ferroviarie dei capoluoghi di provincia e di costa. Porzioni di territorio che oggi scontano il distacco con i grandi centri urbani.

Accessibile significa anche e soprattutto offrire servizi di qualità a tutti i cittadini.
Per le persone a mobilità ridotta oggi non è così. L’accessibilità ai servizi di trasporto deve essere ripensata ed incentivata attraverso soluzioni che dovranno soddisfare gli spostamenti delle Persone a Mobilità Ridotta (dopo decenni di assoluta dimenticanza). Per Fratelli d’Italia è una prerogativa e per la prima volta nella storia della Repubblica la nostra proposta prevede la realizzazione del «Piano Nazionale della mobilità per le Persone a Mobilità Ridotta» con le conseguenti individuazioni delle misure finanziare funzionali all’applicazione delle proposte che dovranno essere realizzate a livello locale. Un cambiamento epocale per i tanti italiani (più di 3 milioni) che hanno estrema necessità di far valere i propri diritti sulla mobilità.

L’accessibilità, oltre a garantire la normale connessione degli utenti sistematici (pendolari) e non con i nodi diffusi sul territorio sarà garantita da un sistema di trasporti efficiente e sicuro, dall’alta velocità alla mobilità locale e di prossimità.

L’Italia intermodale ancora oggi è una chimera. Per questo motivo uno dei pilastri del nostro programma punta alla realizzazione di un nuovo “Piano nazionale per la mobilità”, che sia di indirizzo alle Regioni ed alle aree metropolitane, ponendo in essere l’obiettivo prioritario della “Cura del ferro” dei servizi locali e nazionali, offrendo maggiore slancio all’ammodernamento di treni, ferrovie e stazioni.
Intermodale significa estendere la rete dell’Alta Velocità nel sud Italia, con particolare attenzione alle tratte oggi scoperte (come ad esempio da Salerno a Reggio Calabria), e prevedere la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, opera simbolo e strategica per lo sviluppo del sistema trasportistico italiano ed europeo.
Soltanto in questo modo sarà possibile completare la rete TEN-T, «core» e «comprehensive», collegando in maniera efficace, efficiente e sostenibile il territorio siciliano con il resto del Paese. Il ponte sullo sarà il link con tutta l’Europa e con i traffici internazionali del Mediterraneo, a completamento di una infrastruttura transeuropea che parte dal Baltico e termina a Palermo. La priorità sarà massima e posta al centro dell’agenda di Governo, interagendo e ponendo le nostre condizioni (essenzialità e continuità territoriale) in Commissione Europea.

La velocità di una nazione si misura attraverso il proprio sistema dei trasporti, nazionale e locale. E proprio in questo secondo ambito (il trasporto pubblico locale) il programma di Fratelli d’Italia pone estrema attenzione potenziando il TPL di linea, anche favorendo il ricambio ecologico del parco mezzi, e non di linea, attraverso una chiara distinzione tra i servizi taxi e Ncc e una nuova disciplina sulle app tecnologiche operanti nel settore.
La nostra proposta prevede una riforma del settore attraverso un’apposita Legge di riordino del TPL che vada a sostituire il vecchio e superato DL «Burlando» (422/97) e la definizione del primo «Piano Nazionale del Trasporto Pubblico Locale», strumento di pianificazione strategico che si pone gli obiettivi di “disegnare” modelli di intervento in capo alle Regioni, Città metropolitane e Comuni con più di 15 mila abitanti. La riforma del TPL prenderà le mosse dalla definizione della Commissione Europea dei “servizi minimi” intesi come “obblighi di servizio pubblico intesi a garantire frequenza, qualità, regolarità per il trasporto sicuro a costi ragionevoli Approccio che riteniamo retrogrado, superato, inefficace e produce perdite per la spesa pubblica. Per cui oggi occorre introdurre un nuovo concetto, il «Livello Essenziale di Trasporto», ovvero prestazioni e servizi che l’Amministrazione pubblica è tenuta a fornire a tutti i cittadini in ragione del rispetto di quel diritto alla mobilità richiamato più volte nella Costituzione italiana (articolo 1, primo comma, articoli 2, 3, 4, 16, 33, 34). Il «LET» andrà a costituire l’elemento centrale della riforma del settore. Non più servizi minimi caratterizzati da collegamenti con bus tradizionali che viaggiano mediamente con un fattore di carico che non supera il 50%, autobus che circolano vuoti in determinate ore della giornata, bensì «LET» pensati secondo criteri ed indicatori innovativi e rispondenti alle esigenze dei cittadini, prima, e degli utenti, dopo, costruiti sulla base dei «LEA» nell’ambito della sanità.
La nostra proposta prevede Livelli Essenziali di Trasporto focalizzati attraverso un concetto di trasporto pubblico concepito a condizioni accessibili per tutti, integrativo alla mobilità privata utilizzata per recarsi sul luogo di o per raggiungere l’istituzione scolastica o universitaria o sanitaria oppure anche di svago (visto che la mobilità occasionale ha superato di gran lunga quella sistematica), con forme anche diverse dalle soluzioni tradizionali, oggi impiegate in più Paesi europei, basati sul paradigma della sharing economy (mobility). Il «LET» fornirà la base per la nuova riorganizzazione dell’ex “Fondo nazionale trasporti” e la relativa ripartizione alle Regioni ed alle provincie autonome.
Investire su Smart road e mobilità sostenibile, integrando e sostenendo il trasporto delle merci su strada. La nostra proposta, ai fini di una reale innovazione sul tema della sicurezza stradale, prevede un Piano – Programma di interventi finalizzato alla messa in opera di soluzioni e tecnologie avanzate per il controllo e monitoraggio della rete stradale in ambito urbano, il «Piano Nazionale delle Strade Intelligenti» con risorse e finanziamenti che devono trovare una sintesi dagli attuali strumenti messi a disposizione dalla Commissione Europea.
L’obiettivo è rendere le strade “smart” attraverso l’introduzione di misure per la comunicazione dei dati ad elevato bit-rate, hotspot Wi-Fi dislocati in più “nodi”, servizi di connessione per l’IoT (anche a bordo delle autovetture) e sistemi di rilevazione sia del traffico sia del meteo, così da fornire previsioni a breve termine. Le infrastrutture stradali dovranno essere supportate da postazioni multifunzionali e sistemi avanzati di connessione indirizzati anche al parco veicolare delle merci potenziando l’intermodalità anche nell’ottica della Blue economy, che promuoveremo con il progetto “Italia porto d’Europa” per tornare protagonisti nel Mar Mediterraneo.In ultimo ma non meno importante il nostro programma prevede l’incentivo allo sviluppo del sistema aeroportuale attraverso la necessaria rivisitazione del “Piano nazionale degli aeroporti”, in base al quale stabilire il più corretto ed efficiente ruolo della nostra compagnia di bandiera.

In questo modo è nostra intenzione connettere in maniera efficiente tutto il territorio italiano all’Europa, raggiungendo lo storico risultato di colmare il divario tra il Nord e il Sud della Nazione.

Redazione
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La Redazione de La Voce del Patriota

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