Il secolo della destra.

Se il Novecento è stato il secolo della sinistra, il Ventunesimo sarà quello della destra? Sembra suggerire questa ipotesi Jacques Julliard in un lungo editoriale sul “Figaro” di oggi.

L’autore, da noi poco celebre, è uno dei più acuti intellettuali della sinistra francese degli ultimi quarant’anni: e proprio per questo da tempo scrive sul quotidiano conservatore. Penna della deuxième gauche, una sinistra anti comunista e anti totalitaria, professore di storia all’Ecole des hautes etudes, autore di tanti studi, tra cui in tempi recenti una storia delle sinistre: e per questo sa di cosa parla. Per Julliard è finito lo spostamento a sinistra che ha caratterizzato tutto il XX secolo. Non sono solo i consensi ai partiti di sinistra che, a partire dalla fine del secolo scorso, declinano con notevole rapidità.

Sono proprio le idee, ambito in cui i progressisti possedevano o credevano di possedere il monopolio, a essere passate a destra, o, per citare Julliard, “la destra si sostituisce alla sinistra”. Essa è finita, o almeno ha chiuso un ciclo storico iniziato nel 1848, perché, in Francia, ha abbandonato i suoi punti di riferimento, tali appunto dalla metà del XIX secolo: La laicità, sostituita con una strizzata d’occhio all’islam; la scuola pubblica rigorosa, in nome della cultura di un “egualitarismo livellatore”; la sicurezza, in nome di un approccio lassista e compassionevole verso la delinquenza e la illegalità, soprattutto se proveniente da gruppi etnici considerati “sfavoriti”; infine la patria, che la sinistra ha abbandonato in nome di un globalismo senza storia né memoria.

Questi valori, che i media di sinistra (cioè quasi tutti) delegittimano come di “destra autoritaria” e di “estrema destra” erano insomma fino a qualche decennio fa propri della sinistra : e ora la destra sa incarnarli al meglio. Il discorso è complesso, e si potrebbe obiettare a Julliard che questi valori, o almeno una loro parte, la sinistra li prese  nel XIX secolo dalla destra e che la circolazione di idee e di proposte tra i due campi è sempre stato attiva, basti pensare al dibattito sulla natura del fascismo, che Renzo De Felice e Augusto Del Noce ma anche Zeev Sternhell consideravano una eresia della sinistra, non un fenomeno di destra. Certo il discorso di Julliard si potrebbe trasportare anche in Italia: quando un Enrico Letta sostiene che la “identità di genere” è un valore irrinunciabile della sinistra, non fa che confermare le tesi dello storico francese.

La sinistra è morta sul piano delle idee, declina in termini di voti ma mantiene tuttavia un notevole apparato militare di propaganda nei media, nella scuola, in una parte delle cosiddette Elite. Anzi, disertata dalle classi popolari e dalla maggioranza reale dei cittadini, la ideologia di questa sinistra è diventata quella dell’establishment. E dal suo bagaglio comunista e totalitario ha ripreso la vocazione alla censura e alla demonizzazione, che esercita con chirurgica precisione. Una vera “caccia al dissidente” come scrive Pedro Gonzalez su “American mind “ del 1 luglio.

Che ci suggerisce però anche come reagire “contro questo regime dei manager che usa la pretesa lotta contro il razzismo sistemico per imporre i propri scopi, si possono creare nuove coalizioni. Enfatizzando le contraddizioni del regime, mostrando che il preteso anti razzismo e l’egualitarismo sono semplicemente delle maschere di interessi politici industriali e finanziari… si mostrerà che il conflitto è tra quelli che beneficiano dell’ordine politico fissato dall’establishment e invece chi rifiuta di essere perseguitato e cacciato nel proprio stesso paese”.

La guerra è lunga e difficile, ma proprio per questo merita di essere combattuta.

Marco Gervasoni
Marco Gervasoni (Milano, 1968) è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università degli Studi del Molise, editorialista de “Il Giornale”, membro del Comitato scientifico della Fondazione Fare Futuro. Autore di numerose monografie, ha da ultimo curato l’Edizione italiana delle Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia di Edmund Burke (Giubilei Regnani) e lavora a un libro sul conservatorismo.

1 commento

  1. Bello, Professore. Un libro si comincia a leggere sempre a destra. Almeno mi pare. È sempre un piacere leggere ciò che scrive. Non mi annoia. Grazie

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