Il sit-in del PD è un fiasco: il pluralismo in Rai è arrivato col governo Meloni

È andato in scena ieri pomeriggio l'atteso sit-in organizzato dal Partito Democratico in viale Mazzini, all'esterno degli studi Rai, per protestare contro la presunta “Tele-” che il governo di centrodestra avrebbe creato. Una protesta per la libertà d'informazione, a tutela della “qualità della democrazia” secondo Elly Schlein, che ha addirittura parlato di “occupazione militare” da parte del governo della dirigenza Rai. Una manifestazione con cui il PD voleva crearsi un ruolo di leader all'interno di un ipotetico campo-largo, se non fosse che le prime batoste erano arrivate nei giorni scorsi già dagli altri leader di sinistra: il grillino Conte aveva rifiutato l'invito a unirsi accusando il PD di incoerenza, mentre Calenda aveva spiegato che “i sit-in li facevo a 14 anni..”

La manifestazione è stata preceduta la sera prima dall'apparizione in TV del segretario del PD. Il programma era Dimartedì su La7 condotto da Giovanni Floris, l'occasione giusta per Schlein per pubblicizzare la protesta. Qualcosa però va storto: Floris fa notare l'ipocrisia del PD, che protesta contro la Rai nella quale lavorano ancora giornalisti, consiglieri di amministrazione, funzionari e dirigenti che fanno capo ai dem; “fate un sit-in come se foste degli studenti” dice Floris. Schlein lo tranquillizza, dicendo che anche il PD può cambiare idea. Ma Floris torna all'attacco: “Lei lo potrebbe fare se non avesse nel suo partito persone che hanno fatto organigrammi anche della Rai per tanto tempo, se non avesse il suo partito dei deputati che da anni e anni partecipano alla gestione di quella azienda. Come fa a dire ‘siamo completamente nuovi'? O li fa fuori o ascolta anche le loro idee”. Quello che dice Floris non è falso, in suo aiuto arriva il Giornale di oggi, che propone una lunga fila di politici dem che hanno fatto parte del mondo Rai: a partire da Sandro Ruotolo, delegato all'informazione del PD, che proprio ieri si affannava accanto a Elly Schlein a viale Mazzini armato di megafono. E poi ancora, da Pietro Badaloni a Piero Marrazzo, da Lilli Gruber a Michele Santoro, da David Sassoli a Corrado Augias. Il Giornale continua, proponendo una lista di ben nove direzioni che ancora oggi fanno capo al PD: Tg3, RadioTre, Rai , Direzione editoriale, Rai Digital, Rai Kids, Rai Distribuzione, Rai Sostenibilità e Rai Fiction. E tanto altro, tra direttori, vicedirettori, sindacati, consiglieri e presidenti megagalattici. Ci si chiede, a tal punto, se il bavaglio contro cui protesta Schlein sia piuttosto quello imposto da anni di governi PD e di governi in cui ha messo piede il PD.

Tuttavia Schlein è certa e risponde ancora a Floris: la tutela della libertà d'informazione è nel suo programma che l'ha portata alla vittoria delle primarie del partito. Le parole di Schlein sono gioiose, come a dire “finalmente una nobile causa che i dem hanno scelto di sposare”, ma anche questa volta i dati sbugiardano le loro volontà: secondo le statistiche dall'Osservatorio di Pavia, infatti, è proprio Elly Schlein ad aver ricevuto più tempo di parola nel Tg1 di “Tele-Meloni”, circa il 7,85%, anche più del premier stesso e del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E ancora un altro dato fa crollare la narrazione del PD: tra giugno e dicembre 2023, il tempo dedicato al governo è inferiore rispetto alla quota media di tempo dedicata agli altri esecutivi nelle precedenti legislature. Nessun bavaglio, insomma: sotto il , le opposizioni hanno ricevuto più tempo nei tg rispetto a quanto succedeva negli anni scorsi. Altro che “Tele-Meloni”: negli ultimi mesi è stato garantito il vero pluralismo d'informazione. Un pluralismo che tutti sono bravi a ricercare a parole, ma che solo il centrodestra guidato da Fratelli d'Italia è riuscito a ottenere.

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