Il tramonto dell’Occidente secondo Michel Houellebecq.

Finché Michel Houellebecq limitava le sue uscite a temi estetici e i suoi romanzi non entravano nel vivo dei conflitti contemporanei (anche se ogni libro suo, nessuno escluso, è politico) egli era accarezzato e portato in trionfo dal mainstream, che oggi è la sinistra (sono pressoché sinonimi). Ogni suo respiro veniva collocato in prima pagina dal “Corriere della sera”. Ma dopo il romanzo Sottomissione e soprattutto con l’intensificarsi dei suoi interventi politici, l’intellettuale collettivo progressista si è accorto di una evidenza orribile, per lui: Houellebecq è di destra. Non nel senso di indicare il voto per un partito ma di essere sostenitore di prese di posizioni conservatrici o reazionarie (da ultimo il suo intervento di mesi fa contro la legge sull’eutanasia). Da allora, lo scrittore francese è sparito dalla stampa mainstream e i suoi ultimi romanzi giudicati, dalla critica letteraria di complemento, “deludenti”. L’intellettuale collettivo progressista è tuttavia abbastanza ignorante (altrimenti non sarebbe un intellettuale). Anche chi ha una conoscenza sommaria della cultura francese, aveva potuto trovare pure nell’Houellebecq non politico, i temi della grande letteratura francese, che è essenzialmente conservatrice se non reazionaria (il reazionario è di fatto solo un conservatore più pessimista, la differenza è di grado, non di genere)

Cosi il pezzo pubblicato l’8 giugno sul sito Unheard in lingua inglese (The narcissistic fall of France) sarebbe finito sul “Corriere “ in prima se non fosse un grande pezzo conservatore. Poiché il sito è in libera lettura ne rimandiamo alla lettura diretta. Il testo parte dalla clamorosa denuncia dei generali in pensione sul prossimo “collasso della Francia”. Lo scrittore condivide questa diagnosi, del resto lui il collasso del suo paese e dell’intero Occidente lo aveva mostrato fin dai suoi primi romanzi. Nessuno però si è chiesto il perché di questo fenomeno. Houellebecq lo intravede nel declino demografico che caratterizza l’Occidente e non solo quello. Ne discende la questione della . E qui il conservatore reazionario nota giustamente che l’afflusso massiccio di immigrati sta distruggendo non solo e non tanto l’identità dell’Occidente ma proprio la società. Sono gustosi i passaggi contro il  Leftist/progressivist/humanist, che pensa che l’ porterà ad una “rigenerazione” della società. Ma il progressista è destinato puntualmente a sbagliarsi proprio perché crede in una delle idee più stupide partorite dall’umanità, appunto quella di progresso. La rigenerazione delle nostre società grazie alla la vediamo tutti i giorni: e non tanto noi italiani quanto soprattutto i francesi, gli inglesi, i belgi, gli olandesi e gli svedesi. Andate a chiedere a loro, ai cittadini e non agli intellettuali, quanto si sentano rigenerati dalla !  Ma Houellebecq non è consolatorio neppure per noi conservatori, ed è il passaggio più originale del testo. Dovremmo vivere, contrapporre la nostra identità e rafforzarla. D’accordo ma quale è, si chiede lo scrittore. “I francesi sono pronti a prendere le armi per difendere la loro religione? Ma non hanno più alcuna religione e in ogni caso la loro antica, il Cristianesimo, insegna a offrire la gola allo scannatore . Ci sarà una guerra per difendere la loro cultura? Ma di quale cultura stiamo parlando? E ammesso che esista, qualcuno si alzerebbe per combattere? E supponendo che tale civiltà esista, ha ancora qualcosa di cui andare fieri?” Domande urticanti anche per noi conservatori e, del resto, se non è spiazzante uno dei massimi scrittori mondiali, chi lo dovrebbe essere?

Domande che infine non riguardano solo la Francia. Basti vedere la reazione dei progressisti di fronte al caso Saman. Piuttosto che ergersi a difesa della nostra cultura, ne abbiamo sentite di ogni: che l’ non sarebbe il Motivo, che il fatto sarebbe accaduto perché non esiste lo , che è stato frutto del “patriarcato” fino ai più ridicoli convinti che queste cose accadessero anche da noi fino a qualche decennio fa. Di fronte alla compattezza delle altre culture, quella occidentale si bea del proprio nichilismo e alza le mani. È quindi già morta prima di combattere, come scrive appunto Houellebecq.

 

Marco Gervasoni
Marco Gervasoni (Milano, 1968) è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università degli Studi del Molise, editorialista de “Il Giornale”, membro del Comitato scientifico della Fondazione Fare Futuro. Autore di numerose monografie, ha da ultimo curato l’Edizione italiana delle Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia di Edmund Burke (Giubilei Regnani) e lavora a un libro sul conservatorismo.

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Cristina

Magnifico Professore, i progressisti accantonano sempre quelli che osano scostarsi da ciò di cui ci vorrebbero indottrinare. Si potrebbe dire che gli piace vincere facile. Basta guardare a ciò che fanno con lei. Certo la soluzione potrebbe non essere facile. Occorre restare integri senza essere integrati. Grazie

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