Impianti di depurazione, Capecchi (FdI): “Un altro pasticcio targato Pd”

“Aziende penalizzate dalla fretta della Regione Toscana”

“Il governatore Giani si è talmente tanto affrettato a far cancellare l’emendamento pro conciatori da lasciare sul piatto una legge regionale che adesso mette in difficoltà gli impianti di depurazione”. Lo denuncia il consigliere regionale e vicepresidente della commissione Ambiente Alessandro Capecchi, venuto a conoscenza, tramite un accesso agli atti, del fatto che con la nuova legge regionale sugli impianti di depurazione non è più concessa la gestione in comunicazione degli extraflussi. Per poter gestire gli extraflussi si rende necessaria una specifica autorizzazione fino a quantitativi compresi in 50 mg al giorno, mentre per quantitativi superiori serve l’Aia (Autorizzazione integrata ambientale), la cui istruttoria ai fini dell’ottenimento richiede mesi di tempo.

“Inutile aver chiesto l’audizione dell’ufficio ambiente in commissione, come aver richiesto approfondimenti sull’abrogazione dei commi 6 e 8 dell’articolo 13 bis della legge regionale 31 maggio 2006 (sui quali non influiva «l’emendamento della vergogna»), inutile aver ribadito tutte le perplessità sull’abrogazione di alcuni commi di una legge senza prevederne una totale e attenta revisione anche in Consiglio regionale direttamente al presidente Giani”, sottolinea Capecchi.

“La legge attuale così come modificata penalizza molti impianti di depurazione, tra cui il pratese Gida, poiché vieta la possibilità di smaltire gli extraflussi tramite comunicazione. I risultati prevedibili non possono che essere deleteri: dal creare disservizi, all’aggravio dei costi fino alla difficoltà oggettiva delle imprese di depurazione che non possiedono l’Aia – afferma il consigliere FdI -. Quindi adesso tutti quegli impianti che fino a ora potevano lavorare con una semplice comunicazione si ritrovano dall’oggi al domani a doversi adeguare a nuove regole senza un minimo di preavviso”.

“Insomma in materia di smaltimento reflui la Regione non sembra farne una giusta -conclude Capecchi -, manca del tutto il coordinamento tra uffici e la qualità normativa è migliorabile. In questo caso sarebbe stato decisamente meglio prevedere una norma transitoria, cioè prevedere un termine di tre/sei mesi entro il quale le aziende prive di Aia avrebbero potuto adeguarsi per poter continuare a smaltire gli extraflussi. Così facendo la Regione Toscana mette a rischio le aziende di depurazione e di spurgo, facendo loro perdere tempo, denaro e forse anche posti di lavoro”.

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