C’è un capitano tedesco, o forse capitana, o ancora meglio capitan* come preferisce definirla la sinistra, ultra femminista, migrazionista e senza identità: basta uno sguardo, anche disattento, per inquadrare il personaggio che si ha davanti: donna ricca e viziata che, per ingannare il tempo, gioca a fare la rivoluzionaria e, ancor peggio, gioca con la vita delle persone. Lei è Carol, la nuova beniamina della sinistra ultracapitalista che, violando le autorità libiche e poi quelle italiane, rinuncia all’approdo in Tunisia, dirottando verso Lampedusa e, stamane, con una mossa azzardata o forse intimidatoria, tenta l’attracco urtando una motovedetta della Guardia Costiera. Una storia storia grottesca se non fosse reale, a questa si aggiunge la patetica sfilata dei parlamentari di sinistra, sempre pronti a fornire mandopera a basso costo al servizio del grande capitale.

Quante colpe in questa assurda vicenda; il menefreghismo dell’Olanda, l’assenza dell’Unione Europea: L’Italia è sola, gli italiani sono stanchi, stanchi di subire l’arroganza di qualche Ong, stanca di subire le umiliazioni della sinistra, una sinistra che sembra amare tutti, meno che gli italiani.

Oggi, in questa vicenda che ha, giustamente, dominato lo scenario politico internazionale pongo al centro della mia riflessione l’importanza dei confini della nostra Patria. I confini sono sacri, determinano l’identità di un paese, come i lineamenti del viso determinano quelli di una persona. In ambito geopolitico indicano il limite, la sicurezza, indica la porta d’ingresso della propria casa la sua democrazia e la sua libertà.

Il confine ci autorizza ad uno slancio di fiducia nei confronti dell’altro, fuori da questo c’è il terrore, c’è l’homo homini lupus.

Assistiamo oggi al declino dell’Occidente e della sua civiltà che sforna ragazzi presuntuosi, che giocano con i destini delle Nazioni, ma prima ancora con le storie degli uomini, con le loro ansie e disperazioni.

Mi chiedo, da ragazzo italiano prima che ancora ragazzo identitario: perché questa sinistra non riesce, con la stessa celerità con cui ha raccolto 300.000 euro a sostegno della ONG coinvolta, ad imbastire una campagna seria contro il colonialismo francese, cinese o americano in Africa? Perché continua a galleggiare sulla superficie viscida del buonismo, e basta? Perché non si riesce ad ammettere che dei limiti all’immigrazione sono necessari, che quando una società smarrisce il collante di una cultura comune, la stessa è destinata a morire?

Se vogliamo trovare risposta a queste domande, sappiamo a chi rivolgerci: ai migliori giovani d’Italia, quelli del volontariato in Africa: penso ai giovani volontari in Tanzania, in Congo, in Nigeria, in Zimbabwe. Nell’Africa vera, quella che muore ogni giorno, senza acqua e medicine, nell’Africa fatta di madri che muoiono durante il parto, di uomini che donano i propri organi per dare un futuro migliore alle proprie famiglie, di bambini che non conoscono l’infanzia: tutto questo avviene sotto gli occhi avidi dei ricchi “filantropi” degli Stati d’Occidente.

Penso anche, e soprattutto, ai giovani italiani che operano nella propria terra quando questa è in pericolo, ai giovani che, con una uniforme addosso, difendono i nostri confini e il nostro Tricolore, ai giovani che, anche se lontani dalla propria terra, si commuovono guardando un Tricolore.

Guardatela bene negli occhi questa Italia, perché questa è l’Italia vera e solidale. Fatevi un esame di coscienza.
Continuate a guardare il dito, che dietro c’è la luna, quella luna splende sulla migliore gioventù d’Italia.